Carta per i trans, sembra che funzioni. Il carcere di Empoli invece resta chiuso

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Sussidi ai trans, 150mila euro dalla Regione Erogate 30 «carte» biennali da 2.500 euro.
Polemica delle associazioni cattoliche UNA CARTA che fa infuriare ancora associazioni vicine al mondo cattolico, sussidi per
2500 euro all’anno per due anni destinati ai transessuali che «vogliono rifarsi una vita nel mondo del lavoro». Progettata dalla Regione che ha destinato 150mila euro del Fondo sociale europeo per la «carta trans», tre anni fa fece divampare una polemica sia in consiglio regionale che fuori Toscana. Poi cadde nel dimenticatoio, fino alla riapertura del fronte polemico. Dal 2007 quei fondi hanno seguito il loro destino, con la Provincia di Pistoia delegata dalla Regione a fare da cabina di regia. Ora i riflettori si riaccendono, sono state 30 le carte finanziate.
Altro capitolo del dossier transgender in Toscana, il destino del carcere del Pozzale di Empoli. Il progetto tanto pubblicizzato di ospitare detenuti transessuali sembra tramontato, stando alle rivelazioni del Garante per i diritti dei detenuti di Firenze, Franco Corleone. L’istituto, attualmente chiuso dopo essere stato ristrutturato, potrebbe essere destinato alla detenzione femminile, come era fino a un paio di anni fa. «Lo stop al primo esperimento di carcere transgender sarebbe da attribuire alla volontà del ministro Alfano, spiega Franco Corleone. Se non interverranno decisioni che cancellino la vergogna di un istituto vuoto, da domenica inizierò lo sciopero della fame». Il sindaco di Empoli, Luciano Cappelli, chiederà un incontro con Maria Pia Giuffrida, Provveditore toscano dell’amministrazione penitenziaria, per chiarimenti.
TRANSGENDER, termine per descrivere chi non si sente ne uomo ne donna. Per loro esiste una «social card», una carta di credito per poter trovare un lavoro e superare i rischi di ogni discriminazione. Duemilacinquecento euro da spendere in due anni per frequentare corsi di formazione professionale. E’ prepagata dalla Regione Toscana, che nel 2007 destinò 150mila euro del Fondo Sociale Europeo a una categoria ritenuta «ad alto rischio di esclusione sociale». «Somma modesta per un’idea grande», si disse, affidandone la cabina di regia al centro per l’impiego di Pistoia che ha attivato trenta di queste social card. La polemica, tre anni fa, divampò non solo a livello regionale, con le vivaci proteste dei consiglieri di Forza Italia e di An, e il plauso di Wladimir Luxuria che fece i complimenti al governatore Martini. L’allora assessore Agostino Fragai sottolineò l’impegno della Regione Toscana a combattere le forme di discriminazione legate alla sessualità. Oggi, a rilanciare polemicamente la questione sono alcune associazioni vicine al mondo cattolico, tramite giornali on line. Con articoli che parlano di come in Italia «sia in atto una vera e propria operazione culturale per rendere la transessualità un’altra normalissima categoria distintiva degli essere umani». I riferimenti sono alla legge regionale toscana del 2004, dove i transgender sono destinatari di specifiche politiche regionali del lavoro, quali soggetti esposti al rischio di esclusione sociale e, ovviamente, alla carta prepagata per i trans. Gianfranco Simoncini, assessore al lavoro, si prese un anno di tempo per valutare il successo dell’iniziativa. A Pistoia sembra che sia andato tutto bene: a trenta transgender toscani è stata data la possibilità di crearsi un futuro con un percorso occupazionale finanziato dal progetto Ila (individual learning account). La sperimentazione a Pistoia era cominciata cinque anni fa e da allora le carte «Ila» erogate sono state 900, soprattutto alle donne, a disoccupati, a lavoratori atipici, laureati, diplomati, immigrati e, appunto, transgender, in collaborazione con l’associazione Crisalide, che all’inizio della sperimentazione pose l’accento sulla estrema difficoltà a trovare un lavoro per le persone transessuali. E la «Ila trans» fu ritenuta la chiave di svolta per poter essere accettati. Furono previste 30 carte «Ila Trans» e sono state tutte attivate. I dati furono presentati al congresso romano dall’allora presidente della Provincia di Pistoia, Gianfranco Venturi. Dati che, oltre a Pistoia sono riferiti anche a Grosseto, Arezzo, Livorno e Terni.
lucia agati

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la campagna anti omo e transfobia del Comune di Firenze

di Lucia Agati, da La Nazione

UNA CARTA che fa infuriare ancora associazioni vicine al mondo cattolico, sussidi per 2500 euro all’anno per due anni destinati ai transessuali che «vogliono rifarsi una vita nel mondo del lavoro». Progettata dalla Regione che ha destinato 150mila euro del Fondo sociale europeo per la «carta trans», tre anni fa fece divampare una polemica sia in consiglio regionale che fuori Toscana. Poi cadde nel dimenticatoio, fino alla riapertura del fronte polemico. Dal 2007 quei fondi hanno seguito il loro destino, con la Provincia di Pistoia delegata dalla Regione a fare da cabina di regia. Ora i riflettori si riaccendono, sono state 30 le carte finanziate.

Altro capitolo del dossier transgender in Toscana, il destino del carcere del Pozzale di Empoli. Il progetto tanto pubblicizzato di ospitare detenuti transessuali sembra tramontato, stando alle rivelazioni del Garante per i diritti dei detenuti di Firenze, Franco Corleone. L’istituto, attualmente chiuso dopo essere stato ristrutturato, potrebbe essere destinato alla detenzione femminile, come era fino a un paio di anni fa. «Lo stop al primo esperimento di carcere transgender sarebbe da attribuire alla volontà del ministro Alfano, spiega Franco Corleone. Se non interverranno decisioni che cancellino la vergogna di un istituto vuoto, da domenica inizierò lo sciopero della fame». Il sindaco di Empoli, Luciano Cappelli, chiederà un incontro con Maria Pia Giuffrida, Provveditore toscano dell’amministrazione penitenziaria, per chiarimenti.

TRANSGENDER, termine per descrivere chi non si sente ne uomo ne donna. Per loro esiste una «social card», una carta di credito per poter trovare un lavoro e superare i rischi di ogni discriminazione. Duemilacinquecento euro da spendere in due anni per frequentare corsi di formazione professionale. E’ prepagata dalla Regione Toscana, che nel 2007 destinò 150mila euro del Fondo Sociale Europeo a una categoria ritenuta «ad alto rischio di esclusione sociale». «Somma modesta per un’idea grande», si disse, affidandone la cabina di regia al centro per l’impiego di Pistoia che ha attivato trenta di queste social card. La polemica, tre anni fa, divampò non solo a livello regionale, con le vivaci proteste dei consiglieri di Forza Italia e di An, e il plauso di Wladimir Luxuria che fece i complimenti al governatore Martini. L’allora assessore Agostino Fragai sottolineò l’impegno della Regione Toscana a combattere le forme di discriminazione legate alla sessualità. Oggi, a rilanciare polemicamente la questione sono alcune associazioni vicine al mondo cattolico, tramite giornali on line. Con articoli che parlano di come in Italia «sia in atto una vera e propria operazione culturale per rendere la transessualità un’altra normalissima categoria distintiva degli essere umani». I riferimenti sono alla legge regionale toscana del 2004, dove i transgender sono destinatari di specifiche politiche regionali del lavoro, quali soggetti esposti al rischio di esclusione sociale e, ovviamente, alla carta prepagata per i trans. Gianfranco Simoncini, assessore al lavoro, si prese un anno di tempo per valutare il successo dell’iniziativa. A Pistoia sembra che sia andato tutto bene: a trenta transgender toscani è stata data la possibilità di crearsi un futuro con un percorso occupazionale finanziato dal progetto Ila (individual learning account). La sperimentazione a Pistoia era cominciata cinque anni fa e da allora le carte «Ila» erogate sono state 900, soprattutto alle donne, a disoccupati, a lavoratori atipici, laureati, diplomati, immigrati e, appunto, transgender, in collaborazione con l’associazione Crisalide, che all’inizio della sperimentazione pose l’accento sulla estrema difficoltà a trovare un lavoro per le persone transessuali. E la «Ila trans» fu ritenuta la chiave di svolta per poter essere accettati. Furono previste 30 carte «Ila Trans» e sono state tutte attivate. I dati furono presentati al congresso romano dall’allora presidente della Provincia di Pistoia, Gianfranco Venturi. Dati che, oltre a Pistoia sono riferiti anche a Grosseto, Arezzo, Livorno e Terni.

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