24 settembre 2018

Carrara, dalla Pietà ai dentifrici, ora il marmo cura la carie (per tacer della mafia)

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“l’oro bianco” con cui artisti di ogni tempo hanno plasmato capolavori, finisce nei tubetti di mezzo mondo. O meglio, a finirci è (anche) il carbonato di calcio: sostanza base del marmo, utile nell’igiene orale come abrasivo. Un dato che racconta la nemesi della roccia nobile di Carrara: un tempo riservata agli artisti, ora in gran parte destinata ad altri usi. Nella Mecca degli scultori opera una multinazionale svizzera, che rivende in tutto il mondo i detriti delle cave: ossia, circa l’80% del marmo estratto. Già, perché i detriti sono ottimi per i dentifrici, come per pneumatici, vernici, carta e mille altri prodotti dell’industria chimica. Poi, certo, c’è il marmo di pregio, quello in blocchi. E in particolare il marmo statuario, ideale per opere d’arte come per pavimenti e arredi di lusso. A comprarlo arrivano dalla Cina e dall’India, le nuove potenze. Elementi diversi di una realtà amara: l’industria locale del marmo se la passa male, con tendenza al peggio. L’oro delle cave è venduto molto sotto il prezzo di mercato, quasi sempre in forma grezza. E così le botteghe di Carrara hanno sempre meno lavoro.

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L’ECOLOGISTA Riccardo Canesi, dell’Idv: “Siamo passati dai 14mila addetti di un secolo fa ai circa mille attuali. Le esportazioni di marmo lavorato sono diminuite come quantità e valore, mentre quelle di materiale grezzo continuano a crescere. In generale viene venduto a prezzi bassissimi”. Il risultato finale è che amministrazioni e imprese locali perdono una valanga di denaro: decine di milioni di euro all’anno. Bel guaio per Carrara, che ha il comune più indebitato d’Italia dopo Tori-no. Su ragioni e colpe della crisi il dibattito è rovente. Guido Palmerio (Fli) ha lavorato per anni in un’azienda del settore: “Il marmo andrebbe estratto in base a concessioni, come prevede la legge, con regole precise: quantità minima di estrazione di blocchi, e obbligo di lavorare parte del marmo a Carrara. Ma il Comune non rilascia concessioni e non fa osservare l’obbligo di vendita a prezzi di mercato.

LE AZIENDE estraggono in base ad accordi con l’amministrazione, per tariffe ridicole: comprano per 13,5 euro a tonnellata, quando ne vale 150-200. Eppure ci sono imprese che pagherebbero il valore reale”. Non solo: “C’è un’enorme quantità di marmo pregiato venduto in nero, lo sanno tutti”. L’anno scorso i deputati di Fli Raisi e Della Vedova hanno rivolto un’interpellanza sul caso all’allora ministro dell’Economia, Tre-monti. Scrivevano: “Il valore del marmo in blocchi estratto ogni anno (900mila tonnellate) è di 300 milioni, ma il Comune ne incassa sei. Una situazione come questa favorisce l’infiltrazione della criminalità organizzata”. Fabio Granata, anche lui di Fli, e Legambiente di Carrara hanno chiesto alla commissione antimafia di indagare. E proprio Legambiente ricorda: “Nel secondo lotto dei lavori per la costruzione della strada dei marmi (inaugurata in aprile, ndr), la Dia di Firenze ha segnalato la costante presenza di membri di una famiglia ritenuta affiliata a una ‘ndrina di Crotone”. In procura, a Massa, è depositato più di un esposto. Il sindaco di Carrara, Angelo Zubbani (Psi), replica: “Indaghino pure, ma sono convinto che qui la mafia non ci sia. La vendita in nero? C’è, ma su quello non possiamo fare nulla, spetta alle autorità”. Rimangono tutti gli altri problemi. Il sindaco sostiene: “Le concessioni non le rilasciamo perché, con le regole attuali, dovrebbero essere per 29 anni e con rinnovo automatico, contro tutte le norme europee. Per modificare il regolamento comunale dobbiamo aspettare che cambino la legge regionale di settore, ora in revisione. Abbiamo chiesto regole stringenti sui blocchi e per la lavorazione in loco: però le imprese qui sono pigre, preferiscono vendere il grezzo, è più semplice”.

I PREZZI PERÒ sono bassissimi, e avete un mare di debiti: “Dovevamo tenerli bassi, come sanzione per ricorsi persi alla Corte europea. Ma dal 1° gennaio abbiamo aumentato i canoni, talvolta anche del 400%. I debiti? Abbiamo speso 120 milioni per la strada dei marmi. Prima nel centro città passavano 800 camion al giorno carichi di marmo, pensi che aria si respirava”. Una volta qui veniva Michelangelo a scegliere il marmo per la sua Pietà. Oggi otto tonnellate su dieci diventano scarti. Dentifricio. Intanto la grande montagna bianca, che sotto il sole scintilla come neve, giorno dopo giorno sparisce.

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