Carceri al completo

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Sollicciano, 9 settembre 2002, ore 9. I due consiglieri regionali del PRC, attivisti del FSF e volontari formano una delegazione che entra nel carcere. Le autorità forniscono subito il dato più eclatante: presenti 1.052; capienza 481. Cioè: tre-quattro persone stipate in celle singole.
Altri dati sconcertanti: la metà dei reclusi sono in attesa di sentenza definitiva; il 70% circa sono immigrati e molti sono i tossicodipendenti. E in un carcere dove si affollano (letteralmente) tali e tanti problemi sociali e sanitari, ci sono solo 4 medici e altrettanti educatori.
Alle 12 parte la ‘battitura dei ferri’, continua per quaranta minuti. Viene ripetuta per tre volte al giorno per tutta la settimana di mobilitazione nazionale, affiancando così lo sciopero compatto di tutti i lavoranti.
Partita da Papillon-Rebibbia, la protesta coinvolge oltre novanta carceri, sostenuta anche dall’esterno: concerti a Pisa e Massa, sit-in a Nuoro e Roma, visite di parlamentari e consiglieri.
Alla vigilia della manifestazione di S.Giovanni, il ministro della Giustizia Castelli provoca: la sinistra fomenta le rivolte. Rivolte negli hotel a quattro stelle?
I 57.000 detenuti delle carceri italiane (capienza totale: 42.000 posti) denunciano le loro condizioni di vita e indicano le scelte politiche necessarie: indulto generalizzato di 3 anni, riforma del codice penale, incremento delle misure alternative alla detenzione, passaggio della sanità penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale.
Dall’esterno di quelle mura deve arrivare loro il nostro più pieno e concreto appoggio.
Christian De Vito

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