Carcere: oltre la custodia

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Marco Verna è il referente di tutti gli interventi attivati dal Comune di Firenze relativamente all’area carcere. Da anni si interessa delle problematiche che coinvolgono le persone costrette in stato di detenzione o sottoposte a misure alternative, e di ex detenuti.

Quali sono gli interventi su cui il Comune sta lavorando?
La novità più immediata è l’apertura di un centro di accoglienza diurno, il centro sociale Attavante. Un’altra esperienza interessante è stata quella del centro residenziale Casanova gestito dal CIAO, non propriamente un centro di accoglienza tradizionalmente inteso ma un appartamento con sei posti letto, completamente autogestito dagli affidati ai servizi sociali per un periodo di tempo limitato. È di qualche giorno fa, infine, l’approvazione della delibera comunale che istituisce il “garante di cittadini privi della libertà”, figura di stimolo e di facilitazione della comunicazione.

Come nasce questa iniziativa?
Da un’idea di Luigi Manconi e dell’associazione “A buon diritto”, per rispondere al problema del sovraffollamento delle carceri a cui si deve aggiungere la scarsa attenzione da parte del Governo a questo settore; un’azione che deve servire a riportare l’attenzione sul problema attraverso una figura, quella del garante, che lavorerà svincolata dalla struttura carceraria, avendo al contempo la possibilità di accedervi per raccogliere le varie problematiche. Il garante è un facilitatore e supervisore non istituzionale non previsto dalla normativa nazionale. Si tratta di un’iniziativa presa da alcune amministrazioni comunali che richiederà la collaborazione da parte degli istituti penitenziari. Per essere operativi, bisognerà credo aspettare la fine dell’anno.

Quali sono i problemi oggi di chi lavora in carcere e per il carcere?
Possiamo organizzare tante cose ma ci si scontra sempre con una specie di imbuto; ci viene detto che non ci sono agenti per fare attività perché quelli presenti sono sufficienti solo per guardare e controllare. Quindi se c’è da fare attività sportiva, ricreativa, teatrale, lavorativa come la riparazione delle biciclette, non ci sono agenti per realizzarle. Il paradosso, secondo me, è questo: il carcere non è attrezzato né dal punto di vista organizzativo né da quello culturale per fare qualcosa di diverso dalla custodia. Serve sostanzialmente per rinchiudere le persone, per evitare che scappino. Tutto quello che si potrebbe fare in più, è in più! E tutto si rivela estremamente complicato!

Come si potrebbe migliorare la situazione?
Si tratta di indurre anche un cambiamento culturale; una cosa è un carcere organizzato solo per custodire, un’altra è organizzare cose interessanti che permettano di crescere. Siamo ancora lontani. Abbiamo delle ottime leggi non realizzate. Ci sono all’estero delle carceri organizzate intorno alle fabbriche. La questione del lavoro è fondamentale. In questo momento in Italia non lavora nessuno. Si fa solo l’indispensabile, per mandare avanti comunità come quella di Sollicciano, di mille persone, ma non si fa un lavoro per l’esterno perché ci sono dei blocchi a livello organizzativo e culturale. Per esempio si devono rispettare, com’è giusto, tutti i parametri sindacali. Questa pregiudiziale però ha fatto sì che negli ultimi venti anni ai detenuti sia stato impedito di lavorare. C’è un dato di fatto che dobbiamo accettare, da destra come da sinistra: in carcere il non lavoro, l’ozio, significa una minore qualità della vita. Lavorare, con delle garanzie minime, migliora il tempo che si trascorre in detenzione.

APPROFONDIMENTI:
– Con il centro Attavante si vuole facilitare il reinserimento in società di ex-detenuti, detenuti in permesso e condannati a misure alternative. Ci lavoreranno un coordinatore, un operatore per attività di sostegno psicologico e circa 10 volontari, che aiuteranno chi ha una pena detentiva, con servizi di accoglienza, socializzazione, ma anche corsi di recupero, attività di ristoro, corsi di uso del computer, centri di igiene, attività culturali e incontri con la cittadinanza. Del progetto, finanziato dalla Regione, è titolare il Comune di Firenze, la gestione è affidata all’Associazione Volontariato Penitenziario, la ristrutturazione dei locali alla Scuola Professionale Edile di Firenze, con ragazzi in semilibertà. Il centro resterà aperto tutti i giorni dalle 14 alle 21, compresi i festivi. (v.b.)

– Il 9 ottobre il Consiglio comunale di Firenze ha approvato all’unanimità la delibera con cui si istituisce un Garante per la tutela dei diritti dei detenuti. Sarà una sorta di mediatore per la salvaguardia di diritti fondamentali come il lavoro, la salute e l’istruzione, anche per coloro che godono della semilibertà. Si occuperà di detenuti e del loro rapporto col sistema carcerario, in modo da renderlo, dove è possibile, più vivibile e tollerabile. Collaborerà direttamente con gli operatori del carcere, per gestire al meglio le situazioni problematiche e precarie che il sovraffollamento delle carceri comporta. Firenze è la seconda città d’Italia, dopo Roma, ad avere istituito il ruolo del Garante. (v.b.)

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