Cara Banca Etica, così non va proprio, è ora di cambiare!

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Al Presidente di Banca Etica
al C.d.A.
al Comitato Etico
alla Fondazione Etica

Carissimi, pace e bene!
è da lungo tempo che volevo scrivervi questa lettera, ma ho sempre aspettato proprio perché ho sempre avuto paura di fare più male che bene! Ma dopo che per il secondo anno la Banca Popolare di Milano, associata a Banca Etica, è stata trovata ancora nelle liste delle banche armate, mi son sentito spinto a scrivervi. Per me è già grave che la Banca Etica non si sia accorta prima del comportamento della BPM. E se si era accorta, perché non ha subito reagito? E’ una vicenda inquietante questa.

Nel 2004 sono stati domiciliati sulla BPM i famigerati incassi per fornitura all’estero di armi indicati nella Relazione governativa 2005. Un ammontare complessivo di circa 57 milioni di euro che copriva il 2% delle autorizzazioni richieste. Immediatamente la cosa è stata segnalata ai vertici di BPM fino a che, dopo una serie di chiarimenti, in data 20 maggio 2005, i vertici di entrambe le banche diffondono un comunicato congiunto in cui BPM si impegna per il futuro a rendere “trasparente” e “coerente” la propria condotta di “banca non armata”. La reputazione del socio milanese sembrava salva. Senonchè, in occasione della Relazione presentata al Parlamento nell’aprile 2006, la percentuale degli importi delle transazioni di BPM è scesa dal 4,05% al 3,08%, mentre le commesse sono aumentate da 22 a 26. Il comportamento di BPM, recidivo, nonostante le prese di posizione e le dichiarazioni d’intenti, fa discutere chi nell’attività di Banca Etica crede si debba rispecchiare il profilo di una “banca alternativa”, e non solo “responsabile”. Sono rimasto sconcertato della risposta ufficiale della Dirigenza di Banca Etica: “Il lavoro fatto su BPM nell’influenzarla secondo le nostre linee guida etiche è andato oltre ogni aspettativa”. Siete proprio convinti che la rete della società civile che vigila sulle tematiche della pace in Italia la pensi così?!

Ritengo che sia assolutamente inaccettabile che Banca Etica faccia affari con BPM e penso che il minimo che la BE dovrebbe chiedere a BPM e a tutte le banche iscritte è :

1) La non accettazione di operazioni di commercio di armi,
2) Il non sostegno e utilizzo diretto e indiretto di paradisi fiscali,
3) La commercializzazione da parte delle banche partner solo di fondi etici nella loro gamma e che almeno i criteri individuati per questi siano applicati a tutti i fondi da loro commercializzati.

Questi punti devono essere vincolanti. Altrimenti molti soci vedranno tradita la loro fiducia inizialmente riposta nella Banca Etica. L’epilogo finale di questa vicenda dovrebbe essere la rottura di tutti gli accordi con la BPM.

Ho l’impressione che questa vicenda confermi il crescente scollamento fra il vertice e la base. Il rapporto col socio era il tratto distintivo di Banca Etica rispetto alle mille altre realtà del mondo della finanza che si dedicano alla finanza etica. Molti sono i segnali di un mancato coinvolgimento dei soci :

– da un anno e mezzo i soci non leggono i verbali del consiglio d’amministrazione (vecchia prassi consolidata della Banca);
-la scarsa condivisione rispetto a molte delle scelte strategiche fatte dalla direzione sono state scarsamente condivise coi soci (da Etica Sgr alla decisione di avviare un fondo pensione);
– la partecipazione media dei soci alle assemblee è bassissima (meno del 5% del totale, comprese le deleghe).

Il livello di frustrazione dei soci, anche di quella minoranza che partecipa nelle forme strutturate (coordinamenti, git, ecc.) è assai alto. Il nostro capitale sociale più importante è la motivazione delle persone, sono le relazioni. Spesso invece ci si trova in una situazione in cui il ruolo dei soci è mortificato.

Questo scollamento tra direzione di Padova ed i soci si è manifestato ultimamente in diversi episodi, come i fondi Telecom, come la cattiva gestione del sud, come l’accordo con le Poste italiane, o la costituzione del fondo pensione etico, e queste scelte sono state prese senza il coinvolgimento vero della base. Ho purtroppo l’impressione di una gestione verticistica della Banca in cui decisioni importanti vengono prese a Padova.

Ho tanta paura che la Banca Etica compia scelte strategiche di fondo non nel pieno interesse della base sociale, ma col fine ultimo della crescita dimensionale ad ogni costo.

Oggi la Direzione della Banca sembra precocemente ripiegata su se stessa, sull’importante pratica quotidiana di far funzionare la Banca, ma incapace di vedere il senso e il ruolo di questa esperienza. C’è forse un eccesso di delega agli amministratori tale per cui la base sociale non è più in grado di controllarne le scelte strategiche di fondo?

La Banca Etica dovrebbe essere un esempio alternativo al sistema bancario tradizionale, a cominciare dalla sobrietà fino alle valutazioni etico sociali. La valutazione etico-sociale dovrebbe essere uno degli elementi distintivi e caratterizzanti della Banca. Eppure ancora oggi la maggior parte degli affidamenti vengono effettuati senza il VARI. Ma soprattutto oggi la valutazione etico-sociale è una pratica facoltativa e non vincolante. Su chi viene applicato? Su tutti i finanziati, oppure solo su una parte? Chi ne è escluso e perché? Ma soprattutto, se il parere è negativo che succede? Perché non è una pratica obbligatoria e vincolante?

Secondo molti soci c’è un annacquamento dell’identità culturale del progetto. La Banca sta passando da Banca “Alternativa” a Banca solo “Responsabile”, da un punto di vista politico Banca Etica è sempre meno diversa dagli altri. Ho paura che la BE abbia rinunciato al suo ruolo di trasformazione della società, dell’economia e della finanza. Sembra che la spinta innovativa si stia esaurendo e che la scelta – forse inconsapevole – sia di abbassare di un poco il tiro, per poter affermare tranquillamente di essere una banca che certe cose “non le fa” (una banca responsabile), piuttosto che una banca alternativa, motore dell’economia solidale.

I soci non vogliono diventare solo una banca responsabile, ma restare Banca Alternativa. Permettetemi infine, dato che vivo da vari anni a Napoli e mi muovo soprattutto al sud, di sottolineare il poco impegno della Banca Etica verso il meridione d’Italia, e le cattive scelte fatte dalla Direzione al Sud. Una Banca che si definisce Etica dovrebbe concentrare il maggior impegno nei territori più deboli. Basta guardare come la rete di Banca Popolare Etica è distribuita sul territorio nazionale per rendersi conto che lo sviluppo della Banca ha finora penalizzato fortemente il Sud. Escluso Napoli, nelle altre regioni del mezzogiorno la presenza della Banca è esigua, insufficiente e seguita male. Inoltre, al Sud va meno del 10% del totale dei finanziamenti effettuati. Basti pensare che al Veneto arriva più del 20%, e alle reti Arci e Acli insieme va più del 10%.

Vi mando questa lettera anche in vista delle elezioni del 26 maggio per il rinnovo del cda, del collegio sindacale e del comitato di probiviri di Banca Etica. Purtroppo il regolamento scoraggia la presentazione di candidati indipendenti. Questo è molto strano, perché in altre banche popolari invece è possibile. E’ un punto da rivedere se si vuole favorire la partecipazione dal basso.

Vi scrivo queste cose proprio con la passione che ho sempre avuto per Banca Etica perché desidero che diventi sempre più una banca che sia di esempio e di cambiamento, in Italia come in Europa.

Banca Etica è per me una perla preziosa. Guai se la perdiamo!

Fin dalla sua nascita l’ho sostenuta e fatta conoscere. Se vi scrivo è perché questo strumento di Resistenza al Sistema deve diventare sempre più efficace. Tocca a voi darvi da fare perché la Banca Etica sia sempre più una perla preziosa.

Buon lavoro,
p. Alex Zanotelli

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