Cara Assessore, parco e inceneritore non sono compatibili. I comitati scrivono a Marson

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Riceviamo e pubblichiamo

Gentile assessore Anna Marson,

abbiamo partecipato  al confronto pubblico sul  Parco della Piana di sabato 24 luglio e abbiamo  letto con attenzione  le Sue dichiarazioni sull’ avvio  del percorso  che dovrebbe portare al Parco della piana.

Il coordinamento  dei comitati della Piana è attivo da ormai oltre 10 anni sulle problematiche sanitarie, ambientali e territoriali.  Partendo dalle  resistenze  agli scempi  ambientali, al pervasivo  aumento delle patologie indotte da cicli produttivi e  da fonti inquinanti (sacrosanti NO), ha avuto la capacità di porsi in un’ottica progettuale e di   proporre soluzioni  alternative alla questione dei rifiuti privilegiando sistemi di gestione che puntano sul risparmio di materia ed energia, su tecnologie provate “a freddo” e quindi senza combustione, sul riciclaggio. E questo insieme ad un vasto movimento a difesa dei beni e dei luoghi comuni  che tiene insieme decine di migliaia di persone che vivono in questo territorio, e che hanno  largamente condiviso il  nostro percorso.

In una fase così cruciale per il futuro della Piana Firenze Prato e Pistoia – un  sistema  ambientale e insediativo unitario e però  differenziato al suo interno –  ed in particolare della Piana  tra  Firenze e Prato dove si addensano  ulteriori ipotesi di infrastrutture, di fonti inquinanti, di cementificazioni così care alle rendite fondiarie ed ai suoi possessori, e che invece dovrebbe essere considerata, insieme alle colline, come una delle più importanti INVARIANTI STRUTTURALI previste dalla legge 1/2005, diamo seguito ai nostri interventi di sabato mattina e Le inviamo queste note, per punti salienti.

1)  L’ ipotesi di Parco della Piana che Lei  intende rilanciare e concretizzare sembra  trovare fondamento  nel rafforzamento e/o nella creazione  di  connessioni ecologiche, e sembra voler assumere la dimensione ciclica  del territorio e delle sue ecologie naturali,  storiche, antropiche, insediative.  Come è noto la Piana  e la Toscana centrale presentano il conto di  una pesante impronta energetica e di una crescente  dissipazione entropica, delle quali l’ inquinamento e le malattie sono le manifestazioni più evidenti e più perniciose. Il rafforzamento delle connessioni ecologiche, dei tessuti e dei corridoi a valenza biologica, è certamente un elemento di riduzione dell’impronta energetica. Ma se CONTEMPORANEAMENTE non si  BLOCCHERANNO E NON  SI ARRESTERANNO  nuove cementificazioni, nuove infrastrutture, nuove fonti di dissipazione entropia, nuovi impianti di combustione, i benefici per la salute  e per la vita delle comunità umane saranno insignificanti.  Inoltre  il territorio della Piana  presenta   così estese e persistenti patologie da rendere inevitabile l’ avvio di processi di Bonifica ambientale e di Bonifica territoriale, sull’ esempio di analoghi azioni pubbliche portate a termine con successo in altri paesi europei, la Rhur e l’ Emscher Park, per fare solo un esempio.

2) In questo quadro,  le proposte di gestione dei rifiuti – o sarebbe meglio dire del ciclo materia-energia-informazione sedimentato  negli oggetti d’uso e nelle merci – che avanziamo da tempo e  che sono rafforzate da esempi concreti su piccola e grande scala in vari paesi del mondo ivi compreso il nostro, ASSUMONO UNA IMPORTANZA CRUCIALE E FONDATIVA PER LA RIDUZIONE DELL’ IMPRONTA ENERGETICA DELLA PIANA, PER RIDURRE I FLUSSI DI ENERGIA NELLA TOSCANA CENTRALE, al contrario dell’ incenerimento dei rifiuti  che distrugge beni, luoghi e ricchezze materiali, ecologiche e anche economiche, visti gli alti costi della costruzione, della gestione, della dismissione.  Il ciclo  riutilizzo, riciclaggio, riparazione, riprogettazione dei beni e allungamento del loro ciclo di vita, presenta tre pregi ineludibili: a) l’azzeramento delle nocività dovute alle emissioni dagli inceneritori di nanoparticelle e nanopolveri che portano su di sé diossine, furani, cadmio, mercurio: sostanze cancerogene e tossiche; b) l’avvio di economie locali del riciclo a base territoriale che tengono i soldi sul territorio invece che riempire le tasche di qualche grosso gruppo impiantistico esterno ed estraneo ai territori della piana; c) la conseguente possibilità di un aumento di occupazione in cicli produttivi puliti. Va inoltre  tenuto conto che la fabbrica dell’inceneritore è costosissima, poco remunerativa e in fallimento continuo se non fosse per i truffaldini sovvenzionamenti attraverso CIP 6 e Certificati Verdi ad una fonte energetica per nulla rinnovabile come sono i rifiuti.

3) Non può quindi esistere un Parco basato sulle connessioni ecologiche ed energetiche e sui cicli della biodiversità, che  accetti un inceneritore con annessa discarica (magari collocata all’esterno del territorio della piana): esso dovrebbe, al contrario, essere luogo di sperimentazione delle economie del riciclo, della riparazione, nella direzione di un sistema di gestione completamente riciclabile, costruendo il quale si potrebbero anche avere, in via transitoria, piccoli impianti  “a freddo”. Ci è francamente sembrata una caduta di stile, l’ipotesi formulata a villa Montalvo da un tecnico del comune di Campi che, parlando di uno dei boschi di pianura che andrebbero a costituire le connessioni ecologiche, ne propone un trattamento a rotazione (tagli successivi), per alimentare un impianto a combustione di biomasse. Si cadrebbe dalla padella dell’ inceneritore nella brace del ridicolo!

Il Parco dovrebbe essere costituito da ampie aree agricole, con agricoltura biologica, ciclo corto. Tutte azioni meritorie. Tuttavia, persistendo anzi incrementandosi  le nocività, come si può parlare di un agricoltura in un territorio dove, basti l’esempio dell’ inceneritore di Montale e di altri impianti di combustione industriali, negli alimenti vegetali ed animali sono state trovate   quantità consistenti di diossine, furani e sostanze dioxin-like, così come nell’ acqua potabile e nel latte di alcune donne che si sono sottoposte ad analisi volontarie?

4) La scelta dell’ inceneritore a Case Passerini  viene  presentata come  sostanzialmente non modificabile e inevitabile. Noi riteniamo che invece tale scelta possa e debba essere  esaminata in modo diverso.

La valutazione di impatto sanitario (Vis) è stata spesso citata in modo assolutamente  improprio ed in genere al servizio delle scelte effettuate. Noi riteniamo invece che una lettura semplicemente attenta porti a conclusioni  completamente diverse e giustifichi il convincimento che la valutazione di impatto sanitario  non legittimi affatto la realizzazione dell’impianto.

In proposito le segnaliamo  le questioni che seguono  molte delle quali non  hanno avuto  risposta alcuna, sebbene siano in tutta evidenza  cruciali per il futuro della piana.

1.-La VIS (pag.47 I parte) afferma che nella piana  “l’emissione di diossine aumenta  notevolmente negli scenari futuri in ragione dell’inserimento dell’inceneritore” (vedi anche pag.268 seconda fase).  La VIS fase III (pag. 7-8)  afferma che  i valori di emissione di diossine dall’inceneritore  “non sono trascurabili sulla base di un necessario atteggiamento cautelativo ” in considerazione  della pericolosità delle sostanze  e del loro accumulo nel tempo (almeno trenta anni) . A  noi appare evidente che queste valutazioni  mettano  in contrasto l’inceneritore con le esigenze di tutela della popolazione attuale e delle generazioni che in futuro abiteranno la piana.

2.- La VIS  afferma che l’inceneritore emette  materiale particolato PM 10 in quantità minime perché abbattuto dai filtri. Afferma però che l’impianto emette un gran numero di particelle solide di dimensione inferiore (da pm 2,5 in giù) che riconosce essere  le più pericolose in quanto inalabili, accanto al contributo dato dalle nanopolveri anche esso non stimato.  Queste  circostanze  non sono valutate   nella VIS sebbene essa affermi al loro rilevanza  per  gli  effetti ambientali e sanitari dell’impianto. A noi appare evidente che si tratti di una sottostima della  sua pericolosità ambientale e sanitaria.

3.-La VIS afferma che le stime “non considerano in quanto non sono disponibili, le informazioni necessarie” riguardanti le principali opere previste nello stesso territorio, che potrebbero avere un impatto ambientale aggiuntivo sulle condizioni dell’area. (Vis fase III). Questa circostanza consente di affermare   che la VIS  non ha  stimato la pressione aggiuntiva nell’ area della  piana con la realizzazione di nuove infrastrutture già all’epoca previste (2007); situazione appesantita dalle nuove ipotesi  infrastrutturali.

Abbiamo ragione di ritenere dunque che la stessa Vis non abbia affatto “autorizzato” la realizzazione dell’inceneritore della Piana e che la situazione sia sensibilmente mutata in termini peggiorativi.

Tutto questo è estraneo all’attuale dibattito che dà per scontato la realizzazione dell’inceneritore e infatti:

tutte le valutazioni effettuate dalle amministrazioni successivamente all’approvazione del piano provinciale hanno dato per decisa la realizzazione  dell’impianto non tenendo in considerazione il fatto che esso, in base alle leggi europee, quelle  statali e  quelle regionali, prescrive la valutazione di impatto ambientale con l’obbligo di esaminare e dimostrare che non siano perseguibili alternative (dall’alternativa zero impianti – a diverse alternative di carattere gestionale – ad alternative di carattere impiantistico).

Nulla giustifica pertanto posizioni istituzionali  che diano per scontata la realizzazione dell’impianto. E tuttavia sul quel versante sembra ormai volersi prescindere  dall’esito della valutazione di impatto ambientale. Questo è ovviamente fonte di grave preoccupazione in termini di legalità dell’azione amministrativa.

Si osservi inoltre che la regione ha considerato la piana area critica per l’inquinamento atmosferico anche nelle previsioni a medio termine. Numerosi studi indipendenti effettuati sull’area (Studio Misa 2001, 2004 e 2009  e OMS 2006) hanno unanimemente dimostra l’esistenza di un rapporto di causa ed effetto tra livelli di inquinamento dell’aria, ricoveri ospedalieri e mortalità senza una soglia minima di accettabilità. Il fatto che su questo grave problema  il Tribunale di Firenze abbia, recentemente , mandato assolti gli amministratori della piana e lo stesso presidente uscente della regione Toscana dal  reato loro ascritto , non giustifica affatto un atteggiamento passivo ma anzi responsabilizzare ancor più l’amministratore pubblico lavorare alla drastica riduzione del  carico ambientale e degli effetti sanitari dell’ inquinamento dell’aria; tanto più che che, come si è visto, esso è  destinato, anche secondo le valutazioni della regione, a non essere risolto nel medio termine;

Le opere di mitigazione proposte sono una falsa soluzione posto che esse – come espressamente riconosciuto dalla stessa valutazione di impatto ambientale – hanno un effetto limitato e comunque di nessun effetto per quanto concerne le diossine e altri inquinanti di maggiore pericolosità ambientale e sanitaria e l’area in questione sono destinati a raddoppiare per effetto dell’inceneritore.

Infine,   quella che appare una cosa inevitabile, non è che  il prodotto di gravi inadempienze delle amministrazioni le quali hanno mancato gli obiettivi stabiliti dalle leggi nazionali (55% di raccolta differenziata al 2010) e quelli presenti negli stessi strumenti di pianificazione regionale che prevedevano il raggiungimento di una raccolta differenziata al 50% di una riduzione dei rifiuti del 15% già all’anno 2003 (v.il piano regionale dei rifiuti dell’anno 1998).

I comitati della piana hanno elaborato proposte concrete in alternativa all’impianto di incenerimento, facendosi carico anche dei gravi problemi indotti dalle inadempienze di cui sopra.

All’esito del referendum del 2007 indetto dal comune di Campi-Bisenzio (che registrò un no schiacciante alla realizzazione dell’impianto) una commissione mista di tecnici di nomina dell’amministrazione dei comitati ha elaborato un documento sulle alternative. Vi è dunque una buona base di partenza su cui confrontarsi senza pregiudiziali.

Il documento è reperibile anche sul sito istituzionale del comune di Campi-Bisenzio, e siamo pronti a dargliene una puntuale illustrazione. Le proposte dei comitati ivi contenute non hanno nulla di eccezionale se non il fatto di essere  tutte inscritte  nell’ambito del rigoroso rispetto degli obiettivi di legge rimasti gravemente inadempiuti.

Ciò è avvenuto molto probabilmente perché nel corso di tutti questi anni, la  gran parte dell’impegno delle amministrazioni, è stato rivolto alla gestione del conflitto con le popolazioni sugli impianti di incenerimento, dove invece – così noi riteniamo-  nella soluzione del problema deve stare  in termini strategici la partecipazione dei cittadini e delle categorie produttive; accanto a soluzione impiantistiche che in questa ottica potrebbero essere residuali e comunque alternative alla scelta dell’ incenerimento.

Noi riteniamo che sia tempo di questi argomenti venga posto di nuovo al centro della discussione. Oltre e al di là di questo gli elementi di conflittualità sono destinati ad accentuarsi man mano che, congiuntamente alla inazione sulle buone pratiche, vadano avanti le decisioni riguardante l’impianto di incenerimento della Piana.

25 Luglio 2010

il Coordinamento dei Comitati della Piana

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