19 dicembre 2018

Capire il mondo grazie al dialogo per strada: la lezione di un ‘professore’ senegalese

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Amadu Matar Charlef Diaw è un ragazzo senegalese di 30 anni. Sposato e con una bambina, da 3 anni vive a Firenze, ha lavorato per un periodo come venditore ambulante e ora per una ditta di pelletteria; negli ultimi mesi il suo nome è apparso sui maggiori quotidiani e di lui si è parlato perfino in televisione. Matar infatti è stato per un giorno professore all’Università di Firenze aprendo, con una lezione introduttiva, il corso di Laurea Specialistica “Teorie della comunicazione”.

Il professor Luca Toschi, insieme agli studenti del corso, ha individuato proprio nei senegalesi che vivono a Firenze i soggetti che meglio potevano spiegare la comunicazione interpersonale.
“Siamo stati chiamati noi perché portatori di una cultura della comunicazione che si sta perdendo nelle vostre città – ha raccontato Matar – durante i nostri approcci per le strade cerchiamo sempre di stabilire un contatto con i possibili clienti… il nostro lavoro non è solo vendere la merce ma, grazie alla nostra cultura, cerchiamo anche di stabilire un approccio umano con la persona che ci sta di fronte. Per noi, come popolo senegalese, l’importanza della parola orale è fondamentale: nel nostro paese c’è ancora una figura, il Guewel, un tempo braccio destro del re, che è la memoria del popolo, lui tramanda le tradizioni e la cultura oralmente di generazione in generazione.”
“Quello che si è fatto all’Università di Firenze è stato molto importante – ha concluso Matar – poiché tutto ciò che si fa per integrare persone e culture è apprezzabile. Conoscersi è essenziale perché il mondo attuale è diversità e bisogna imparare gli uni dagli altri, aprirci attraverso il dialogo. Le grandi nazioni non sono quelle più ricche e potenti, ma quelle che sostengono il dialogo e l’incontro tra le culture. Il mondo andrà sempre avanti e sempre più velocemente su questa strada, noi dobbiamo essere pronti a capire l’altro e a conoscerlo per non emarginarlo nelle periferie delle città.”

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