Capannori, un nuovo McDonald a Rifiuti Zero?

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Alleanza per i Beni Comuni

L’impegno che per diversi anni ho dedicato all’interno dell’amministrazione comunale come assessore all’Ambiente, e che prosegue attraverso il mio lavoro a fianco di associazioni, comitati e comuni che stanno costruendo concretamente passi verso l’obiettivo Rifiuti Zero, mi spinge a domandarmi che attinenza abbia un discusso colosso della ristorazione privata come McDonald’s con l’impegno della nostra comunità verso rifiuti zero. Il nostro territorio esprime da anni esempi di eccellenza e di sostenibilità anche in campo privato, attraverso la riduzione dei rifiuti, la vendita alla spina, la filiera corta, il risparmio energetico e le energie rinnovabili. Il comune sostenga ed aiuti queste realtà piuttosto che una grande multinazionale che non ne ha certo bisogno.

Come abbiamo appreso dalla stampa nei giorni scorsi ci si è vantati di aver fatto aderire McDonald’s a Rifiuti Zero, il sindaco ha spiegato che l’apertura di questa attività è un atto dovuto. A mio avviso invece si tratta di un atto che si pone in profonda contraddizione con gli obiettivi di sostenibilità che animano il progetto rifiuti zero. Un’Amministrazione, infatti, che per anni ha lavorato e promosso filiere di sostenibilità e di filiera corta dovrebbe costruire un dialogo più ampio sulla sostenibilità complessiva di questa multinazionale prima di aprire le porte all’adesione ad una esperienza la cui ambizione ed ispirazione non è certo relegata alla sostenibilità settoriale o puramente locale. Il “marchio” Rifiuti Zero, infatti, è solo un tassello della sostenibilità e non può diventare un distintivo con cui si “accreditano” comportamenti di imprese che si pongono in contraddizione con i suoi principi. E’ positivo che McDonald’s decida di produrre meno rifiuti come il quinto passo di Rifiuti zero stabilisce (senza dubbio comunque più scarti rispetto alle tradizionali attività di ristorazione locale) ma sarebbe interessante capire quanto questa impresa sia seriamente interessata a estendere questa logica a tutti i punti vendita del territorio italiano e a discutere sulla sostenibilità della sua catena di approvvigionamento che sappiamo essere mondiale.

Stiamo parlando dell’azienda multinazionale che ha puntato tutto sul risparmio (materie prime, lavoro…) diventando un emblema di insostenibilità, di sfruttamento, di una cultura del cibo-spazzatura che schiaccia la concorrenza colpendo gli attori più piccoli. Sostenibilità in ristorazione significa come il cibo viene prodotto, la sua qualità, gli aspetti nutrizionali, culturali, sociali, il trasporto e non soltanto la gestione dei suoi scarti. Sarebbe a mio avviso più coerente con le politiche dell’amministrazione, come fatto in anni passati, incentivare, anche tramite il coinvolgimento del Centro ricerca rifiuti zero, quei ristoratori, produttori, commercianti che sul territorio cercano di valorizzazione la filiera corta, la vendita alla spina e la trasformazione di materie prime locali. Invece l’amministrazione Del Ghingaro stringe accordi con McDonald’s che, nel presentare l’elenco dei propri fornitori, è costretto a pubblicare un planisfero. Che McDonald’s sia tenuto a rispettare, come tutti gli esercenti, le regole di smaltimento dei rifiuti presenti nel comune è un obbligo di legge non una buona pratica ambientale. Che il Comune di Capannori faccia pubblicità ad una catena di fast food che metterà in difficoltà gli altri esercenti del territorio ci pare sbagliato.

O cerchiamo di fare una corretta informazione sulle filiere alimentari, sulle conseguenze che queste hanno sulla salute, sull’inquinamento, sull’economia e lo sviluppo locale oppure ci abbandoniamo alla massiccia ondata pubblicitaria che ci bombarda ogni giorno ci vorrebbe solo consumatori di grandi marchi che fanno molta pubblicità per far apparire desiderabile prodotti scadenti. Sogniamo e costruiamo un mondo ed una comunità diversa e migliore, per noi e per i nostri figli.

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