Cantieri Tav, De Zordo: "Campo di Marte sacrificato a un progetto assurdo"

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Riceviamo e pubblichiamo

Anche Campo di Marte, come l’area dei Macelli, pagherà un prezzo altissimo in termini di inquinamento, traffico e rumore per la realizzazione di un progetto di sottoattraversamento la cui origine “si perde nella notte dei tempi” come ha dichiarato oggi l’ingegnere di Italferr che ha guidato il sopralluogo delle commissioni Ambienti e Lavoro del consiglio comunale. In realtà il progetto è del 1998 ma risulta ugualmente un progetto vecchio, improntato a una filosofia di grandi opere ormai legata al passato, incurante dello spreco di risorse naturali e economiche e dell’impatto ambientale prodotto.

Per la cantierizzazione stamattina abbiamo avuto varie conferme tutte negative. Fino a febbraio tutto il materiale viaggerà su gomma: 165.000 mq di terra, come dice la Relazione voluta dall’Osservatorio Ambientale relativa alla fase avanzata, trasportati da 16.000 camion che percorreranno via Campo d’Arrigo, il cavalcavia di piazza Alberti, il lungarno Colombo fino a Varlungo e poi su autostrada. Abbiamo anche saputo che non c’è ancora un piano del trasporto materiali su ferro dove “prevalentemente” (precisa Italferr creando preoccupazione) verrà trasportato il materiale da febbraio in poi; che ci sono al momento solo due centraline per il rumore e 2 per le polveri (e provate a cercare su internet i dati che dovrebbero essere a disposizione, aggiornati oltrettutto al 2 marzo scorso!); che per il rumore è ammesso che venga chiesta una deroga; che la macchina utilizzata non è una idrofresa che avrebbe provocato meno rumore ma un macchinario di tipo più vecchio che arriva a produrre 109 decibel. Un incubo per chi abita in zona e per chi la transita per lavoro.

Ma la cosa più grave riguarda sempre l’impatto con la falda: mentre alla Foster è stato aggiunto, su richiesta dell’Osservatorio Ambientale, un sistema di pompe per aiutare il processo, questa misura non è stata adottata per Campo di Marte dove pure, ci dicono i geoingegneri Crespellani e Perini, la situazione geologica è più complessa, perché il terreno è disomogeneo e diviso per strati. E il sistema adottato, senza l’aiuto delle pompe, corre il rischio, con il tempo, di non assolvere al meglio il suo compito di veicolare l’acqua a valle della “diga” costituita dalle paratie. Con conseguenze assai negative per tutta l’area.

Tra i tecnici una convinzione si rafforza: se si dovessero davvero prendere tutte le precauzioni possibili, questo progetto arriverebbe a dei costi astronomici. E già così si parte da 1.500.000 euro preventivati che, secondo la media degli aumenti dell’AV in Italia, diventano almeno 3 miliardi. Tutto denaro pubblico che andrà a indebitarci per i prossimi decenni. Tutto questo, unitamente alle segnalazioni allarmate di tecnici ed esperti indipendenti, dovrebbe indurre a verificare immediatamente la possibilità di scenari alternativi, sempre che si ragioni con indipendenza di giudizio e con l’obiettivo della difesa dell’interesse generale. Purtroppo in questo caso sembra non essere così.

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