21 novembre 2018

Campo rom a Quaracchi: "Siamo pronti a sgomberare"

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di Mario Neri da Repubblica Firenze

Baracche affastellate fuori e dentro i capannoni coperti di eternit, montagne di rifiuti, fango, acquitrini e rivoli di melma che si buttano nelle casupole. Poi bagni a cielo aperto, cartoni e materassi gonfi di muffa usati come letti. Vivono così gli oltre 100 rom di Quaracchi. Senza acqua, luce e servizi igienici. Uomini, donne, ragazzi e molti bambini. Da un paio di giorni hanno cominciato a avvoltolare i primi fagotti, pronti per l’ennesima fuga.

Si preparano a sgomberare, un esodo che annuncia l’ennesima emergenza nomadi destinata a travolgere il comune di Sesto Fiorentino e non solo. «Non so di operazioni a breve, ma se ci fosse non avrei nessun obbligo di accoglienza per chi non è residente», dice il sindaco Gianni Gianassi. La questura di Firenze non conferma l’imminenza di un intervento, ma i segnali al campo sono evidenti.

I proprietari di questo quadrilatero di 2000 metri incastrato fra l’Osmannoro e Peretola hanno incaricato una ditta di Montecatini di ripulire l’area, una vecchia fabbrica che riforniva le Ferrovie. Da qualche giorno quattro operai ci lavorano dalle otto del mattino alle sette di sera. Hanno già portato via cumuli e cumuli di spazzatura, bruciato un paio di capanne e rimesso le recinzioni. «Il 3 gennaio o forse qualche giorno dopo veniamo con le ruspe, ma prima aspetteremo le forze dell’ordine. Hanno già fatto i primi sopralluoghi. Noi non vogliamo litigare con i rom», dice Domenico Pagano, titolare dell’azienda edile che si occupa dei lavori ed è interessata a prendere in affitto parte del campo per realizzarci un deposito.

Su questa favela cresciuta 4 o 5 anni fa sotto i binari pende un’ordinanza firmata da Gianassi a luglio. «A giugno l’Asl aveva certificato la presenza di amianto, dovevo chiedere alla proprietà di bonificare», spiega il sindaco. Da quest’estate, però, è anche l’unico rifugio per molti dei nomadi sgomberati a gennaio dall’ex Osmatex, sempre a Sesto. Per giorni i rom furono accolti dalla comunità valdese fiorentina, alcuni tornarono in Romania, ma la maggior parte si unì ai gruppi che già occupavano il campo. «Qui molto freddo e sporco ma è unico posto che abbiamo, non possiamo portare i bambini alla stazione», dice una delle donne. Nelle baracche ci si riscalda con i bidoni trasformati in stufe, si dorme sotto le onduline di eternit che si sbriciolano. E ora si preparano i bagagli. Anche perché «non sappiamo di operazioni imminenti – conclude Gianassi – ma voglio ricordare che per l’Osmatex chiamarono i nostri vigili la mattina stessa».

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