20 settembre 2018

Camosci e girachiavi. Storia del carcere in Italia

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camosciIl carcere è un mondo immerso nella società, ma è anche un’istituzione sempre pronta a ripararsi dagli sguardi estranei, nascondendosi dietro le mura di cinta. Un’istituzione che si trasforma, ma che rivela anche un’impressionante continuità nei meccanismi che dominano il suo funzionamento quotidiano, nella sua materialità fatta di sbarre, cancelli e camminamenti di ronda. È per questa ragione che sin dalle pagine introduttive di questo volume il lettore è gettato in modo forse irriguardoso tra celle e sezioni, ‘domandine’, ‘infami’ e cortili dell’‘aria’. Già il titolo in verità lo ha proiettato dietro le sbarre: nel gergo carcerario i ‘camosci’ sono i detenuti, i ‘girachiavi’ sono gli agenti di custodia.

Da questo inusuale e scomodo punto di vista, utilizzando fonti in gran parte inedite, Christian G. De Vito – attivista dei diritti civili e narratore puntuale dei diritti negati nel nostro paese –  guarda ad alcune pagine centrali della storia politica e sociale italiana. Dagli istituti penitenziari osserva la fase conclusiva della Seconda guerra mondiale e il dopoguerra, racconta un miracolo economico sfocato perché vissuto da dietro le sbarre, segue la trasformazione del sistema carcerario sotto la spinta della contestazione post-1968 per addentrarsi poi negli anni di piombo e negli anni Ottanta e rivivere le più recenti trasformazioni legate ai flussi migratori globali e alle politiche fondate sulla sicurezza

Christian G. De Vito
Camosci e girachiavi
Storia del carcere in Italia
prefazione di G. Neppi Modona
Editori Laterza, Bari 2009

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  1. Internazionale

    Dietro le sbarre
    di Goffredo Fofi

    Christian De Vito, Camosci e girachiavi,
    Laterza; Dario Dell’Aquila, Se non t’importa il
    colore degli occhi, Filema

    Del carcere si parla poco, nonostante i problemi da cui nasce e quelli che la sua esistenza comporta, sottoposti alle mutazioni dell’epoca e alla fantasie decisionali dei ministri, governo dopo governo.

    Per chi voglia capire cosa vi accade e come è cambiato il carcere dal tempo della repubblica di Salò ai nostri giorni, Camosci e girachiavi (così, dentro, vengono chiamati carcerati e carcerieri, la cui vicinanza è densa di problemi) è lo studio illuminante, chiaro e documentato di un giovane storico che ha anche operato come volontario in una prigione e che vuole far storia “dalla parte dei detenuti”. Nella sua saggia prefazione, Guido Neppi Modona ricorda che un terzo della popolazione carceraria è costituito da tossici, un altro da extracomunitari e un ultimo da “condannati tradizionali” e denuncia le contraddizioni di questa tremenda istituzione. La storia del carcere e la storia d’Italia condividono le stesse speranze e le stesse delusioni.

    Sia Neppi sia De Vito accennano al problema gravissimo dei manicomi giudiziari, che a trent’anni dalla legge Basaglia sono ancora aperti e sui quali ha investigato con pudore e passione un altro giovane studioso, Dario Dell’Aquila, anche lui volontario al loro interno.

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