21 settembre 2018

Cambiare paesaggio senza l'ok delle sovrintendenze: passa la legge regionale

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di Marzio Fatucchi

Ci vorrà ancora tempo, per l’approvazione definitiva del Piano del paesaggio della Regione Toscana. Ma a cambiare è l’impostazione totale di come confrontarsi con il governo del territorio e la tutela del paesaggio. Fino a qualche anno fa, l’idea guida era quella del vincolo, della tutela del «no», nelle mani della sovrintendenza e quindi del ministero. Ora, dopo l’approvazione del Pit (Piano del territorio) e quella del Piano del paesaggio (forse entro l’anno) che coinvolgerà comunque i vertici statali, l’obiettivo è di avere un quadro definitivo di cosa poter fare e cosa no, prima di qualsiasi intervento, anche su parte delle aree vincolate.

I vincoli, attualmente in essere, sono due: quelli «per decreto », dove si indica chiaramente l’oggetto o l’area tutelata (per esempio, i 200 metri ai lati dell’Autostrada del Sole). O quelli «per legge», dove le indicazioni sono più ampie (per esempio, tutte le zone montane sopra i 1.200 metri). Se e quando l’iter del nuovo piano arriverà a conclusione, dopo osservazioni, confronto e protocolli di intesa con sovrintendenze e ministeri, saranno i Comuni a prendere tutti i parametri contenuti in questo piano e farli «vivere» dentro i piani strutturali e i regolamenti urbanistici, adeguandoli quan­do non sono coerenti con gli strumenti regionali. Ma cosa cambia per i cittadini?

Una piccola rivoluzione, ma fondamentale: chi vorrà fare interventi (dalla manutenzione ordinaria, fino a piccoli aumenti di volumetria) avrà di fronte (se questo meccanismo funzionerà come pensa la Regione) un quadro esatto di tutti gli elementi, delle possibilità concesse. A differenze di adesso, dove comunque è necessario attendere l’esito della pratica e la risposta degli organi statali (sovrintendenze), il cittadino che chiede di modificare qualcosa, potrà semplicemente presentare una richiesta, un progetto che però deve corrispondere a quanto contenuto negli strumenti urbanistici del Comune.

Il risultato, secondo le previsioni degli uffici regionali, è la diminuzione delle pratiche presso le sovrintendenze che, attualmente, sono circa 30mila l’anno. Di queste, almeno 20mila potrebbero ottenere questa via «veloce». «In questi anni, difficilmente gli uffici statali avevano le energie sufficienti per seguire tutte le pratiche. E infatti, i tempi erano lunghi e i dinieghi rari: adesso potranno concentrarsi su un numero minore di interventi, più importanti», spiegano dagli uffici regionali.

Il rapporto con le sovrintendenze, in questa fase di adozione del piano, rimane: sono già in corso di realizzazione accordi perché i vincoli presenti siano recepiti nel Piano.

Per ognuna delle 38 zone in cui è divisa la Toscana, sono state definite caratteristiche naturali, agricole, forestali, infrastrutturali: servono per capire gli standard di qualità e per indicare le azioni per mantenerle, ma pensando al futuro. Perché, come recita il Piano «lo sviluppo non è mai qualcosa raggiunto per sempre; le esigenze, da un lato, e le capacità di soddisfarle, dall’altro, si evolvono seguendo spinte spesso tra loro indipendenti, talvolta addirittura contrastanti, per cui il fe­lice equilibrio raggiunto in un momento dato, può essere sempre messo in dubbio nel momento successivo». E dato che questa terra è il prodotto del lavoro dell’uomo protrattosi per millenni (come ricorda una citazione di Huxley, che fa sempre parte del Piano ndr), occorre poter intervenire e puntare al «governo del territorio».

Un esempio? Esiste un vincolo, ora molto stringente, sui duecento metri a fianco dell’Autostrada del Sole in Valdarno. Ma spesso, il paesaggio che vede l’automobilista è una fila ininterrotta di capannoni. Se gli interventi da fare, considerando quelle zone «degradate » dal punto di vista paesaggistico, migliorano la situazione, potranno essere fatti, esemplificano dagli uffici.

Altri interventi, però, su colline e zone agricole, al centro del provvedimento di semplificazione, preoccupano gli ambientalisti, che vedono aprirsi nuove maglie nella possibilità di costruire, se non ex novo, modificando comunque il paesaggio. È così? Non si direbbe, leggendo, per esempio, la scheda del Piano dedicata all’area fiorentina, dove si parla di «Mantenimento della fisionomia ancora leggibile dei centri abitati presenti sulle fasce montane e collinari ». Basterà per convincere questi oppositori?

L’altra critica arriva da destra: alla fine, ci sono troppe regole, troppi lacci, comunque, per chi vuole fare interventi.

La prova del nove comunque non sarà immediata: se l’approvazione arriverà forse entro l’anno, l’iter perché i comuni lo introducano dentro i Piani strutturali sarà sicuramente più lungo.

[Fonte Corriere Fiorentino]

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