23 settembre 2018

Cacciati come topi. I “rom dell’Osmatex” vivono da mesi senza alloggio nè tutele. E la legge regionale?

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Cacciati come topi
I “rom dell’Osmatex” vivono da mesi senza alloggio nè
tutele. E la legge regionale?
Margherita ha 20 anni, un marito pallido e biondo e una bambina di nome Maria. Margherita ha un  sacchetto di plastica come bagaglio, i vestiti li ha tutti addosso, il resto, se c’era, l’hanno schiacciato le ruspe la mattina del 15 gennaio. Non stava bene che dormissero lì nelle baracche, non era igienico, non era salutare. Così alle 6 di mattina si sono svegliati con le ruspe e la polizia, e poco dopo la loro casa malsana e sudicia non c’era più.
Ed è iniziata la storia che vi raccontiamo, la storia dei rom dell’Osmatex, una storia non finita che sembra roba del medioevo e invece accade qui e ora, Firenze, Italia, 2010.
Manca poco al Giorno della memoria quando l’area ex Osmatex viene sgomberata. Manca poco ai discorsi, alle celebrazioni, alle testimonianze dei sopravvissuti ai lager nazisti. Chissà se qualcuno di loro nei campi ha incontrato anche gli “zigeuner”, gli zingari, i rom, che furono rastrellati e sterminati a migliaia perché, come gli ebrei, ritenuti esseri inferiori, o più semplicemente perché serviva un capro espiatorio, un diversivo dalla crisi della Germania.
Ecco, per i rom sembra che quel tempo non sia passato mai. Gli zingari fanno schifo a tutti, a destra e a sinistra, in basso e in alto. Anche i più progressisti, i più antirazzisti, fanno un’eccezione per i rom, e non si vergognano.
Sarà per questo che lo sgombero dell’area ex Osmatex nel comune di Sesto Fiorentino non provoca tanto clamore, malgrado arrivi senza preavviso nei giorni di maggior freddo e senza offrire nessuna alternativa ad un gruppo di più di 100 persone (segue dalla prima) dove non mancano anziani, malati, un disabile e due bambini piccolissimi.
Il sindaco di Sesto, che pure ringrazia il questore per aver posto fine alla situazione di degrado, sostiene che la decisione è partita dalla proprietà del terreno. L’Osmatex di oggi non ha più nulla a che fare con il tessile: si occupa invece di compravendita, costruzione e locazione di beni immobili, ed il suo capitale è diviso fra una finanziaria e altre imprese immobiliari. Tra queste anche Sviluppo Italia spa, che vanta tra le proprie realizzazioni il centro commerciale Omnia center accanto alla multisala di Prato – San Giusto, e tra i progetti complessi residenziali a Montemurlo, Campi e sulla collina di Marignolle. Facile intuire quanto sia appetibile un terreno vuoto in una zona di possibile espansione come l’Osmannoro…
Dopo lo sgombero dell’area, qualcuno dei rom sparisce nel nulla, gli altri iniziano un pellegrinaggio senza fine tra una porta chiusa e l’altra, passando diverse notti a dormire all’addiaccio. Il Comune di Sesto, dichiara Gianassi, ha già fatto abbastanza e non ha altre risorse per accogliere nessuno. Da Firenze gli fa eco l’assessore Saccardi, che in modo abbastanza esplicito lancia un chiaro messaggio: se ci mettiamo ad accogliere tutti, chissà quanti ne arriveranno. Anzi, si spinge fino a rimbrottare la chiesa valdese, unica istituzione in città che per giorni ospita nei propri locali una quarantina di persone. Non muove un dito invece la chiesa cattolica, con le eroiche eccezioni di qualche parroco isolato, non dice nulla il vescovo Betori. E il sindaco Renzi? Ha altro da fare. Nessuno risponde agli appelli di poche sparute associazioni per trovare un ricovero temporaneo a questa gente, che dorme nelle piazze sotto la pioggia gelata. Dormiranno anche in piazza del Comune a Sesto, ma questo non cambia nulla nella linea dura del sindaco Gianassi. D’altronde anche i circoli Arci della zona, dopo meditata riflessione, scartano l’ipotesi di ospitare qualcuno, perché “prima viene il rispetto della legalità”.
Ma di che legalità stiamo parlando? I rom in questione sono cittadini romeni, quindi europei a tutti gli effetti. Non sono irregolari, non sono clandestini, non sono criminali – anche se Saccardi ha garbatamente ricordato che alcuni sono pregiudicati. La loro colpa più grande, imperdonabile, è quella di essere poveri. È per questa colpa che sono fuggiti dalla Romania, dove lo stato non è in grado di dare loro nessun aiuto, anche perché, in quanto rom, non li ama.
“Adesso siamo qui e ci trattano peggio di cani. Anche cane se vedi che ha freddo lo fai entrare, noi no, perché?” Dircana ha cinque figli, solo il più grande è venuto con lei, gli altri sono rimasti con i nonni, ma in Romania la casa è piccola e non c’è lavoro. “Tanti italiani sono venuti, hanno comprato case, negozi… c’è grande supermarket da noi, padrone è italiano, ma  per noi non c’è lavoro”. Anche Margherita ha lasciato in Romania un bambino più grande. Il marito dovrebbe operarsi in Italia perché ha un problema all’orecchio “abbiamo già appuntamento fissato, ma intanto dove andiamo a dormire, cosa mangiamo?”
Dopo più di tre mesi dallo sgombero, i rom dell’Osmatex sono ancora senza casa, mentre proseguono implacabili le ‘bonifiche’ dovunque spuntino ripari di fortuna. Insomma, dietro gli alibi della legalità, dell’igiene, della sicurezza, la strategia sembra piuttosto chiara: si vuole render loro impossibile la vita, scacciandoli da qualsiasi luogo, perché non tornino più. Ma siamo davvero in Toscana, regione civile e progressista? E pensare che abbiamo persino una legge quasi nuova, praticamente mai usata, che fra le altre cose dice: “Particolare attenzione sarà riservata ai diritti dei cittadini stranieri vulnerabili, in particolare i minori non in regola con le norme sull’ingresso e il soggiorno, i minori stranieri non accompagnati, cittadine straniere madri, cittadini stranieri disabili”.
Alcune associazioni e gruppi hanno scritto una lettera aperta al neoPresidente Rossi chiedendogli di fermare questa persecuzione contro i rom e di fare applicare la legge regionale, di cui si fa giustamente vanto il centrosinistra toscano, legge che garantisce i diritti fondamentali a ‘regolari’ e ‘irregolari’.
La lettera aspetta ancora una risposta. I rom, anche.
Cecilia Stefani

di Cecilia Stefani

Margherita ha 20 anni, un marito pallido e biondo e una bambina di nome Maria. Margherita ha un  sacchetto di plastica come bagaglio, i vestiti li ha tutti addosso, il resto, se c’era, l’hanno schiacciato le ruspe la mattina del 15 gennaio. Non stava bene che dormissero lì nelle baracche, non era igienico, non era salutare. Così alle 6 di mattina si sono svegliati con le ruspe e la polizia, e poco dopo la loro casa malsana e sudicia non c’era più.

Ed è iniziata la storia che vi raccontiamo, la storia dei rom dell’Osmatex, una storia non finita che sembra roba del medioevo e invece accade qui e ora, Firenze, Italia, 2010.

Manca poco al Giorno della memoria quando l’area ex Osmatex viene sgomberata. Manca poco ai discorsi, alle celebrazioni, alle testimonianze dei sopravvissuti ai lager nazisti. Chissà se qualcuno di loro nei campi ha incontrato anche gli “zigeuner”, gli zingari, i rom, che furono rastrellati e sterminati a migliaia perché, come gli ebrei, ritenuti esseri inferiori, o più semplicemente perché serviva un capro espiatorio, un diversivo dalla crisi della Germania.

Ecco, per i rom sembra che quel tempo non sia passato mai. Gli zingari fanno schifo a tutti, a destra e a sinistra, in basso e in alto. Anche i più progressisti, i più antirazzisti, fanno un’eccezione per i rom, e non si vergognano.

Sarà per questo che lo sgombero dell’area ex Osmatex nel comune di Sesto Fiorentino non provoca tanto clamore, malgrado arrivi senza preavviso nei giorni di maggior freddo e senza offrire nessuna alternativa ad un gruppo di più di 100 persone (segue dalla prima) dove non mancano anziani, malati, un disabile e due bambini piccolissimi.

Il sindaco di Sesto, che pure ringrazia il questore per aver posto fine alla situazione di degrado, sostiene che la decisione è partita dalla proprietà del terreno. L’Osmatex di oggi non ha più nulla a che fare con il tessile: si occupa invece di compravendita, costruzione e locazione di beni immobili, ed il suo capitale è diviso fra una finanziaria e altre imprese immobiliari. Tra queste anche Sviluppo Italia spa, che vanta tra le proprie realizzazioni il centro commerciale Omnia center accanto alla multisala di Prato – San Giusto, e tra i progetti complessi residenziali a Montemurlo, Campi e sulla collina di Marignolle. Facile intuire quanto sia appetibile un terreno vuoto in una zona di possibile espansione come l’Osmannoro…

Dopo lo sgombero dell’area, qualcuno dei rom sparisce nel nulla, gli altri iniziano un pellegrinaggio senza fine tra una porta chiusa e l’altra, passando diverse notti a dormire all’addiaccio. Il Comune di Sesto, dichiara Gianassi, ha già fatto abbastanza e non ha altre risorse per accogliere nessuno. Da Firenze gli fa eco l’assessore Saccardi, che in modo abbastanza esplicito lancia un chiaro messaggio: se ci mettiamo ad accogliere tutti, chissà quanti ne arriveranno. Anzi, si spinge fino a rimbrottare la chiesa valdese, unica istituzione in città che per giorni ospita nei propri locali una quarantina di persone. Non muove un dito invece la chiesa cattolica, con le eroiche eccezioni di qualche parroco isolato, non dice nulla il vescovo Betori. E il sindaco Renzi? Ha altro da fare. Nessuno risponde agli appelli di poche sparute associazioni per trovare un ricovero temporaneo a questa gente, che dorme nelle piazze sotto la pioggia gelata. Dormiranno anche in piazza del Comune a Sesto, ma questo non cambia nulla nella linea dura del sindaco Gianassi. D’altronde anche i circoli Arci della zona, dopo meditata riflessione, scartano l’ipotesi di ospitare qualcuno, perché “prima viene il rispetto della legalità”.

Ma di che legalità stiamo parlando? I rom in questione sono cittadini romeni, quindi europei a tutti gli effetti. Non sono irregolari, non sono clandestini, non sono criminali – anche se Saccardi ha garbatamente ricordato che alcuni sono pregiudicati. La loro colpa più grande, imperdonabile, è quella di essere poveri. È per questa colpa che sono fuggiti dalla Romania, dove lo stato non è in grado di dare loro nessun aiuto, anche perché, in quanto rom, non li ama.

“Adesso siamo qui e ci trattano peggio di cani. Anche cane se vedi che ha freddo lo fai entrare, noi no, perché?” Dircana ha cinque figli, solo il più grande è venuto con lei, gli altri sono rimasti con i nonni, ma in Romania la casa è piccola e non c’è lavoro. “Tanti italiani sono venuti, hanno comprato case, negozi… c’è grande supermarket da noi, padrone è italiano, ma  per noi non c’è lavoro”. Anche Margherita ha lasciato in Romania un bambino più grande. Il marito dovrebbe operarsi in Italia perché ha un problema all’orecchio “abbiamo già appuntamento fissato, ma intanto dove andiamo a dormire, cosa mangiamo?”

Dopo più di tre mesi dallo sgombero, i rom dell’Osmatex sono ancora senza casa, mentre proseguono implacabili le ‘bonifiche’ dovunque spuntino ripari di fortuna. Insomma, dietro gli alibi della legalità, dell’igiene, della sicurezza, la strategia sembra piuttosto chiara: si vuole render loro impossibile la vita, scacciandoli da qualsiasi luogo, perché non tornino più. Ma siamo davvero in Toscana, regione civile e progressista? E pensare che abbiamo persino una legge quasi nuova, praticamente mai usata, che fra le altre cose dice: “Particolare attenzione sarà riservata ai diritti dei cittadini stranieri vulnerabili, in particolare i minori non in regola con le norme sull’ingresso e il soggiorno, i minori stranieri non accompagnati, cittadine straniere madri, cittadini stranieri disabili”.

Alcune associazioni e gruppi hanno scritto una lettera aperta al neoPresidente Rossi chiedendogli di fermare questa persecuzione contro i rom e di fare applicare la legge regionale, di cui si fa giustamente vanto il centrosinistra toscano, legge che garantisce i diritti fondamentali a ‘regolari’ e ‘irregolari’.

La lettera aspetta ancora una risposta. I rom, anche.

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