Bye bye Novoli. Il Multiplex non si farà

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Claudio Carabba dal Corriere Fiorentino

La notizia è scarna, una frase, un rigo appena: «Le licenze cinematografiche concesse alla Società immobiliare Novoli sono decadute». Firmato Gianbruno Ravenni, capo coordinatore d’area (cultura) della giunta regionale toscana. Ma attenti, dietro la freddezza burocratica c’è la soluzione giuridica e politica di una questione lunga e controversa, e una brusca inversione di rotta rispetto alla vecchia amministrazione regionale, che vedeva il fiorire di nuove multisale (possibilmente nel cuore di fiorenti centri commerciali,) come una sorta di rinascenza, o almeno come un’ottima soluzione per lo sviluppo di Firenze e dintorni. Invece, salvo improbabili acquisti, legati all’ipotesi al momento inesistente che altre sale storiche chiudano in città, l’ormai famoso Multiplex di Novoli non si farà; e come sottolinea Maurizio Paoli, il vicepresidente dell’Ance da sempre impegnato nella battaglia contro il Multiplex, «il mercato delle vacche (magre) è ormai chiuso». I dirigenti dell’Immobiliare Novoli (a proposito è cambiato il vertice, c’è un politico Pd al posto del manager Marinesi: il dettaglio, forse, non è insignificante) dovranno trovare soluzioni diverse, ammesso che la magistratura (il processo per eventuali scorrettezze edilizie è in corso) non decida per il blocco totale. La decisione presa da Ravenni, ovviamente in sintonia con l’assessore alla cultura Cristina Scaletti e con la giunta regionale, mi pare ottima; magari poteva essere illustrata pubblicamente, ma è agosto, mezza città è in ferie (a cominciare dalle sale cinematografiche). L’importante è che l’eccessiva riservatezza non diventi un metodo di lavoro. Novoli a parte, la Regione (per la sua parte anche il Comune di Firenze) in settembre dovrà affrontare molti problemi e sciogliere parecchi nodi. Ad esempio il rinnovo del consiglio di amministrazione (e dei direttori di settore) della Fondazione Sistema Toscana che da alcuni mesi è fusa con l’ex Mediateca&Film Commission; la verifica dell’andamento (culturale e contabile) dell’Odeon, elegante salotto del centro storico e pubblica «casa del cinema»; il destino del Teatro della Compagnia, acquistato e non usato dalla Regione; il faticoso restauro dell’Alfieri (e questa è roba del Comune) su cui non è facile essere ottimisti. Il piatto è ricco, il «progetto cinema» da costruire, il gioco piuttosto duro. A volte viene però il dubbio che i giocatori (gli amministratori) non abbiano tanta voglia di giocare.

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