13 dicembre 2018

Brezza rap da Dakar a Firenze

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Negli studi di Nova Radio aleggia una certa eccitazione. C’è un ospite questo mercoledì alla trasmissione di Mama Africa. È Young J, rapper senegalese, residente a Firenze dove si guadagna da vivere come muratore.

“Il mio gruppo si chiama Kang Fory Clan” dice Young J “I Kang erano dei saggi, la gente andava a cercarli, erano loro che facevano le medicine. I Fory erano anche loro dei saggi che, invece, andavano in giro a predire il futuro. I Kang e i Fory erano due gruppi di saggi che facevano cose diverse ed erano molto potenti. Abbiamo scelto questi due nomi perché sentivamo molto queste cose. A volte è pesante per noi, è una responsabilità. Però cerchiamo di essere all’altezza, di comportarci bene”.
Young J ha lasciato il Senegal ed il gruppo con l’idea di studiare ingegneria a Marsiglia, come voleva suo padre, ma poi ha deciso di stabilirsi a Firenze. Qui per un primo periodo ha condotto una vita molto dura, una vita di strada. Da questa esperienza ha tratto un primo brano realizzato con la collaborazione di un musicista italiano. “Il brano ‘Street Life’ l’ho fatto in Italia” spiega Young J “Ho lavorato sulla mia sofferenza e su quella degli altri, quelli che vivono nella strada, che vivono fuori. Tutte le volte che toccano la strada, tutte le volte che toccano qualcuno che ci vive è come se toccassero la mia famiglia”.
È forse la prima volta che un rapper senegalese è ospite di una radio italiana e pensando che la scena hip-hop senegalese è la terza nel mondo dopo USA e Francia, i conduttori sono ansiosi di farsi raccontare la realtà musicale di quel paese africano.
“Posso dire che il rap in Senegal è molto, molto ascoltato. L’hip-hop ha aiutato tantissimo, ha fatto cambiare il Presidente della Repubblica, per esempio, perché è la diffusione dei testi di protesta del rap che ha fatto eleggere il nuovo Presidente. Il rap senegalese è spirituale, perché è proprio la libertà divina, la libertà umana. Ognuno è libero di esprimere quello che sente, quello che ha dentro di sé. Il rap senegalese è diverso da quello USA. Prima il rap degli Stati Uniti era spirituale con i Public Enemy, gli NWA. Adesso è un hip-hip di belle macchine, di donne. L’hip-hop non era nato per questi motivi. Il Senegal ha salvato l’hip-hop, l’ha riportato alle origini. Naturalmente ci sono problemi, soprattutto economici. Mi ricordo quattro anni fa quando lavoravamo in Senegal. Era difficile trovare i soldi per registrare. Abbiamo registrato questo brano, che sta nella compilation D-Kill-Rap, in una stanza di venticinque metri quadri per molti giorni, spesso non avevamo la luce, avevamo due coperte e ci coprivamo a turno. Con i soldi che ci hanno dato per il brano abbiamo pagato la stanza e basta. Devo dire che se uno crea qualcosa e va fino in fondo, beh, troverà il successo”.
Young J sta lavorando adesso con il Generale (il decano del ragga fiorentino), anche lui presente negli studi di Nova Radio dove improvvisa, in diretta, alcuni trascinanti brani insieme al giovane senegalese.

Young J si distingue per la facilità con cui crea rime e testi impegnati, le sue produzioni, soprattutto quelle senegalesi, sono caratterizzate dalla fusione del sound africano con la ritmica metropolitana dell’hip-hop.
Young J è determinato a costruire una connessione tra Senegal e Italia per rilanciare la cultura hip-hop.
“A Firenze, boh, io ci sto da due anni, ho cercato gruppi, non dico che non ci sono gruppi, ci sono gruppi, ma la filosofia è diversa, a Firenze l’hip-hop è un giro chiuso, uno che non lo conosce non ci può entrare. Io sono arrivato a Firenze e farò di tutto per risollevare la scena hip-hop, ho già degli amici che stanno collaborando a fare delle basi”.

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