11 dicembre 2018

Bossi e Fini attenti a quei due

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Pronto dall’estate scorsa, il disegno di legge sull’immigrazione a firma Bossi-Fini ha cominciato il suo iter di approvazione. Oltre che essere un provvedimento carico di conseguenze pericolose sul piano culturale, il contenuto del testo rappresenta un attacco gravissimo sul versante dei diritti. L’allarme deve essere percepito in maniera generalizzata perché molti effetti della legge avrebbero ricadute pesanti nei confronti di tutti i cittadini e non soltanto di quelli stranieri.
La proposta va a modificare in senso fortemente restrittivo la legge esistente, aggravando l’approccio di emergenza con cui si continua ad affrontare la questione immigrazione in Italia. Nessuna disposizione riguarda gli aspetti dell’integrazione degli stranieri, mentre i correttivi introdotti ridurranno drasticamente le possibilità di ingresso, spingendo di fatto molti stranieri verso l’irregolarità, poiché l’esperienza dimostra che non serve restringere le maglie per controllare i flussi. Legando la durata del permesso di soggiorno a quella del contratto di lavoro, la figura dello straniero sarà ridotta unicamente a braccia da “utilizzare” finché servono e da “accompagnare” direttamente alla frontiera quando non servono più, procedendo così all’espulsione con modalità che non consentono concrete possibilità di difesa. Difficile accettare dal punto di vista di un paese “civile” un trattamento del genere. Inoltre, occorre considerare il ruolo di lavoratori che ormai gli stranieri occupano nel nostro paese: la condizione più facilmente ricattabile dello straniero produrrebbe effetti al “ribasso” sulla loro posizione all’interno del mercato del lavoro, posizione già fortemente indebolita dai continui attacchi tesi a ridurre ogni tipo di garanzia.
In prospettiva dell’approvazione di questa legge, l’atteggiamento delle forze dell’ordine si è fatto più violento nei confronti degli immigrati, cavalcando l’esigenza di “sicurezza” acuita dopo gli attentati dell’11 settembre e alimentando l’ondata razzista che ne è seguita. E’ più che mai urgente sviluppare una forte opposizione civile contro la riduzione dell’immigrazione ad un problema di ordine pubblico, per riportare al centro del dibattito politico i temi della diversità come ricchezza culturale e come fonte di crescita collettiva.

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