Bologna, Firenze, la Val di Susa, ecc.

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di Pierluigi Sullo, direttore di Carta

Il tormentone è ricominciato. Questa volta è anche più tormentoso, data la proporzione diretta tra prestigio dei partiti di sinistra e voglia di votare. «Ma tu voti?», mi chiede quasi qualunque amico o compagno incontri, che poi si fa pensieroso e aggiunge: «Già, ma per chi?». Me lo domando da solo, se è per questo. Gli argomenti a favore sono i soliti: meglio averci qualche parlamentare europeo, o consigliere comunale e provinciale, in grado di aprire una finestra nel Muro della Rappresentanza, piuttosto che non avercelo. E vabbè. Oppure: vuoi dargliela vinta, regalare al Grande Clown o alla sua imbelle opposizione tutta la politica? Eh, no. Però ci sono anche gli argomenti contro. Ad esempio: non sarà che disintossicandosi dal ritmo, dall’autismo, dalla coazione a ripetere le ginnastiche elettorali si riuscirà a vedere più chiaro, regalandosi il tempo necessario a capire, con l’umiltà indispensabile a entrare in un qualche rapporto, la società che pure esiste intorno al buco della democrazia dello spettacolo [come diceva Debord]? Naturalmente, è legittimo il dubbio che una scelta assoluta – per il sì o per il no – possa avere il sapore del dogma religioso, un po’ come gli ateisti militanti che fanno proselitismo tra i credenti, e viceversa.

Il settimanale Carta vi aspetta in edicola
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Così uno si guarda intorno con spirito pragmatico e, insieme alle acrobazie delle due metà della sinistra «radicale» appena sotto o sopra la soglia del 4 per cento, insieme alle punture di spadone tra Franceschini e Di Pietro, capita anche che in qualche città o zona del paese si scovino strane «liste civiche», fatte di persone comuni, in generale senza «appartenenze» di partito o che se le hanno se ne discostano, con programmi del tutto inattuali, per la difesa dei territori e dei contesti urbani da «sviluppi» e «turismi», che in una parola tentano di rovesciare la procedura: prima la società, poi eventualmente i «rappresentanti», che in ogni caso resteranno sotto tutela dei collettivi che li hanno scelti. Il caso più interessante capitò un anno fa a Vicenza, dove il Presidio permanente No Dal Molin dopo lunghissima e spigolosa discussione presentò, alle comunali, la sua lista, la quale, con il 5 per cento circa, elesse una consigliera comunale, Cinzia Bottene. Proprio in questi giorni i vicentini anti-base faranno un bilancio dell’esperienza di Cinzia: che è positiva, perché ficcare il naso, sapere le cose, stando in consiglio comunale, è utile al movimento, e allo stesso tempo star fuori da alleanze e vincoli di ogni tipo consente di dire la propria con un volume un po’ più alto.

Su questa scia, in modo del tutto spontaneo, liste simili si presentano quest’anno a Bologna [Bologna città libera] e a Firenze [perUnaltracittà], e ambedue hanno dei corrispettivi nelle elezioni provinciali. E in Val di Susa, dove le liste civiche, o di cittadinanza, sono ben tredici in altrettanti comuni della bassa valle, essendo nate certo grazie all’esperienza quasi ventennale del movimento No Tav, ma che si sono costruite un discorso mettendo insieme analisi e idee per una gestione del territorio, dei paesi, della società, del tutto diversa da quella che il modello della «grande opera» impone. In altri luoghi esistono esperienze simili, come la lista «No Oil» a Potenza, nella Basilicata a cui i pozzi di petrolio dovevano assicurare benessere, o miste, come nelle città in cui iniziative cittadine si mescolano – a determinate condizioni – a liste di partito.

Certo, per chi abita a Firenze, Bologna o in Val di Susa il dubbio se votare o no, e nel caso chi, si scioglie più facilmente: Ma per capire di cosa esattamente si tratti, se meteore sprigionate da momentanei problemi locali o anticipazioni di modi di far politica meno deprimenti, Carta ha interpellato [si trova tutto nel settimanale in uscita venerdì] i candidati a sindaco Valerio Monteventi [a Bologna] e Ornella De Zordo [a Firenze], nonché Chiara Sasso, una che il movimento No Tav l’ha visto nascere, e molte altre persone impegnate in questa strana forma della politica che cerca di costituire un Gruppo d’azione solidale, per così dire. E sarà assai interessante vedere se avranno successo e fino a che punto. Quel che è certo è che Cofferati sindaco di Bologna ha dimostrato ogni ragionevole dubbio che quel modello – lo «sviluppo» in stile cinese, ossia dispotico – è un fallimento. E che Ornella De Zordo, già consigliera di opposizione, ha creato non poche difficoltà a Domenici, il sindaco che andava a cena con i palazzinari.

[Fonte Carta]

0 Comments

  1. roberto

    Prima andava a cena con i palazzinari; ora va a cena con gli abitanti del palazzo che non è altrettanto vecchio come quello di piazza Signoria.
    Il palazzo è quello dove risiede il Consiglio europeo; e ci è stato mandato perchè, come accade sempre, per levarsi di torno un personaggio “scomodo”, lo si promuove, invece di retrocederlo, come sembrerebbe logico e normale.
    Sembrerò una mammoletta ma mi viene fatto di domandarmi in che mondo viviamo e come sia possibile che accadano queste cose!

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