Ataf, il professore paga meno dello studente

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il Rettore Alberto Tesi

Via all’abbonamento annuale a 60 euro all’Università di Firenze, ma nella corsa restano esclusi i principali fruitori del trasporto pubblico: gli studenti

Gaetano Cervone da il Corriere Fiorentino

Via all’abbonamento annuale a 60 euro all’Università di Firenze, ma nella corsa restano esclusi i principali fruitori del trasporto pubblico: gli studenti. Sono oltre cinquecento i tagliandi staccati con l’entrata in vigore (a marzo) della convenzione che prevede l’acquisto, da parte dell’Ateneo, di abbonamenti annuali Ataf e Li-nea. Dall’accordo sono però esclusi gli studenti, che continueranno a viaggiare in autobus sborsando 185 euro ogni anno (o 150 per i redditi Isee inferiori a 12.500 euro). Festeggiano, invece, i docenti ed i dipendenti dell’Università, a prescindere dal grado e soprattutto dal reddito: per loro muoversi in autobus e tramvia costerà solo 60 euro. Una decisione approvata all’unanimità dal consiglio di amministrazione nella seduta del 16 dicembre 2011, quindi con il voto favorevole dei due rappresentanti di Studenti di Sinistra (Sds) e di Centro-Sinistra per l’Università (Csx), che si difende: «Risponde alla politica di Mobility Manager dell’Ateneo, ma il nostro è un voto di fiducia a termine, perché abbiamo avuto rassicurazioni che allo studio ci siano agevolazioni anche per gli studenti» spiega Alberto Giusti, rappresentante di Csx.

Queste le (future) intenzioni, mentre le (attuali) certezze sono che l’Ateneo verserà nelle casse dell’Ataf fino ad un massimo di 68.534 euro per l’acquisto di abbonamenti per i suoi dipendenti, anche se Luca Bagnoli – delegato al bilancio dell’Università di Firenze – interrogato al riguardo, confessa: «Ignoro l’argomento». Le motivazioni sono però scritte nere su bianco nel verbale di approvazione in cda: «Tale azione può comportare nell’organizzazione aziendale benefici sia diretti in termini di risparmio generato dalla riduzione della domanda di parcheggi, sia indiretti sui propri dipendenti (riduzione dei tempi di spostamento, maggiore regolarità e prevedibilità degli spostamenti, riduzione dello stress da traffico) che in definitiva rappresentano un vantaggio per l’Amministrazione».

Insomma, una decisione che mette l’Ateneo in posizione virtuosa nel perseguimento del decreto Ronchi sulla “Mobilità sostenibile nelle aree urbane” ed in risposta al contratto collettivo nazionale di lavoro del personale tecnico; ma che manda su tutte le furie una parte degli studenti, che se la prendono soprattutto con i docenti e i dirigenti: «Sono i veri privilegiati in questa storia: non hanno certo bisogno di ulteriori trasferimenti di reddito dato gli stipendi che prendono» si legge in una nota diffusa dal Collettivo Politico di Scienze Politiche, dove si denuncia l’esclusione dalla convenzione anche per i lavoratori esternalizzati dell’Università e si sottolinea che «non cadremo nella trappola di gridare ‘privilegiati’ ai dipendenti amministrativi alimentando la ‘guerra tra poveri’, perché un diritto acquisito da alcuni lavoratori va esteso a tutti gli altri».

E così, mentre gli studenti dell’Università di Pisa godono di sconti anche per il trasporto aereo con la convenzione Air One, quelli di Firenze sono costretti ad accontentarsi di un abbonamento mensile gratuito (per chi partecipa al programma “Studenti a bordo”, finanziato dal Comune) o di uno sconto di venti euro sul costo totale dell’abbonamento annuale (per i beneficiari di borsa di studio, finanziato dalla Regione Toscana).

Dall’Università di Firenze, invece, solo l’auspicio – da parte del Rettore – che “prossimamente venga studiata qualche facilitazione anche per gli studenti”. Forse troppo poco, soprattutto per chi viaggia in autobus spendendo anche il triplo rispetto ai propri docenti. A prescindere che lo facciano per salvare l’ambiente (o il portafoglio).

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