Biagianti, il ragazzo delle Piagge arrivato alla Nazionale

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La bella favola del giocatore del Catania chiamato da Lippi dopo esser cresciuto in un quartiere difficile, dai rischi e dai problemi di un´infanzia difficile. Il padre scomparso quando lui non era ancora un uomo, due sorelle, la madre che per anni ha fatto i salti mortali per arrivare a fine mese. Marco, Marchino come lo chiamano alle Piagge, è uno dei ragazzi di don Santoro, uno dei tanti. Oggi è uno dei ragazzi di Lippi, una delle facce nuove della Nazionale che domani sera gioca a Pisa. «Ha fatto il suo percorso e ha dimostrato di avere capacità.

Ha sempre avuto una passione sfrenata per il calcio» dice don Santoro. Eppure anche lui ha rischiato di perdersi. «Quel rischio c´è sempre. Quando sei giovane e ti passano davanti tante occasioni per avere una vita facile puoi fare delle scelte sbagliate. Tanti amici di Marco le hanno fatte, e hanno pagato». Lui no. «Lo ha salvato il calcio e una famiglia sempre molto attenta. Quando c´è un tessuto familiare che tiene perdersi è più difficile».

Marco è rimasto un ragazzo delle Piagge. La sua famiglia abita ancora lì, proprio davanti al centro sociale di don Santoro, dove lui ha giocato a calcio per una vita prima che il calcio diventasse la sua vita. Ha iniziato nel settore giovanile della Fiorentina, poi c´è stato il fallimento e la risalita dalla C2. Ha lasciato Firenze per fare esperienza. Fano, Chieti, Pro Vasto prima di arrivare a Catania, dove ha incontrato la serie A e tutto il resto. «Quando è a casa viene sempre a trovarci. È rimasto molto legato alle persone, soprattutto a quelle che faticano per andare avanti. Ha mantenuto la naturalezza e la dolcezza che lo hanno sempre contraddistinto» dice ancora don Santoro.

Il calcio come riscatto sociale, come via di fuga, la chiave per aprire la porta della tua esistenza. Marchino come esempio da seguire. La sua, in fondo, è una storia normale. «La sua esperienza può ridare fiducia a tanti ragazzi che faticano a trovare una loro posizione sociale e vivono situazioni di precarietà».

Però il pallone è solo un mezzo, una possibilità. Il mondo sta fuori dai campi di calcio, non dentro. «Sono un po´ preoccupato perché questi mondi a volte rischiano di illudere e rendono le persone poco attente a quello che succede intorno a loro. Spero – dice ancora don Santoro – che a Marco torni la voglia di studiare perché solo così può crescere davvero. Purtroppo per questi ragazzi non è sempre facile trovare una collocazione a scuola, perché la scuola non li aiuta. Io credo fermamente in quello che diceva don Milani: non si possono fare parti uguali tra disuguali. Anche Marco è cresciuto seguendo questo insegnamento».

Un ragazzo come gli altri, con la testa nel pallone e il sogno di diventare un campione. Un calcio e via, senza mai perdere di vista il suo passato. «L´ho visto crescere e in questi anni ho cercato di accompagnarlo e sostenerlo, come faccio anche con gli altri. Marco ha l´umiltà e la capacità di capire la vita. Domani ci piacerebbe guardare tutti insieme la partita dell´Italia per sentirci vicini a lui, vediamo se è possibile».

Adesso c´è anche una squadra di calcio alle Piagge, gioca in Seconda categoria. L´anno scorso ha vinto il campionato, quest´anno non ce l´ha fatta. «Marco li ha incoraggiati a provare e ad andare avanti. Chissà, magari ce ne sono altri come lui. Il loro obiettivo è dimostrare a tutti che non sono solo una squadra di “sopportati”, ma che hanno anche le qualità per riuscire».
Dalle Piagge alla Nazionale, il viaggio di Marco Biagianti è una botta d´orgoglio per questo quartiere troppo spesso bistrattato, accusato, offeso. «Mi piacerebbe che certi stereotipi venissero abbattuti e la città si rendesse conto che anche un quartiere come le Piagge è capace di portare un ragazzo in Nazionale. Spero che Marco possa dire anche questo a Firenze».

[Fonte Repubblica]

e l’articolo dell’Unità di Giovanni G. Ciappelli

Il quartiere delle Piagge, periferia ovest di Firenze, ed il Centro Tecnico di Coverciano distano in linea d’aria circa 15 chilometri, venti minuti di macchina senza traffico. C’è chi per compiere questo tragitto è transitato dalle Marche e dall’Abruzzo, è sceso poi in Sicilia e finalmente è approdato ai campi più desiderati dai calciatori italiani.

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Marco Biagianti, dalle Piagge alla Nazionale

È il viaggio di Marco Biagianti, centrocampista del Catania classe ‘84, fiorentino doc e tifoso viola. Le sue ottime prestazioni nel campionato appena concluso gli hanno garantito la convocazione in azzurro per l’amichevole con l’Irlanda del Nord, in programma dopo domani a Pisa. Lippi lo teneva d’occhio già da qualche mese e ora è ufficialmente uno degli 8 esordienti convocati. La sua storia ha però un sapore particolare. Perché per Marco arrivare a Firenze significa tornare a casa.

Biagianti cresce nel quartiere delle Piagge, zona difficile dal punto di vista sociale, gira diverse squadre, gioca anche in alcune società del quartiere di Campodi Marte, dalla parte opposta della città. C’è chi dice che già a quell’epoca facesse quello che voleva col pallone tra i piedi e giocasse a testa alta. Centrocampista già da bambino. Il suo nome appare nell’albo d’oro di una delle prime edizioni delle Piaggeliadi, manifestazione sportiva ideata per coinvolgere (e magari togliere da situazioni pericolose) i ragazzi della periferia fiorentina. Marco vince con la sua squadra il torneo di calcio (e in quell’albo d’oro appare anche Emiliano Viviano, attuale portiere del Brescia ma di proprietà dell’Inter, anche lui cresciuto nella zona ovest di Firenze).

Arriva finalmente la chiamata della Fiorentina. Ma è quella di Cecchi Gori, società che il 1° agosto 2002 scompare, smembrando anche il settore giovanile. Biagianti è uno dei pochi giovani che in quell’estate caotica decide di restare coi Della Valle, entra nella “storia” giocando la prima partita ufficiale della Florentia Viola: quella sera in curva Fiesole c’è uno striscione solo per lui, ragazzo delle Piagge in maglia viola. Poi però si ritrova sempre lontano da Firenze: quattro anni spesi in serie C tra Fano, Chieti e Vasto. A gennaio 2007 il Catania scommette su di lui, Marco gioca due spezzoni di partita nella parte finale della stagione.

L’anno successivo le apparizioni sono 18, ma è grazie a Zenga che Biagianti trova la grande chance: diventa un perno del centrocampo etneo, colleziona 34 presenze nel campionato 08/09 togliendosi anche una grande soddisfazione: il 10 maggio gioca contro la “sua” Fiorentina indossando la fascia di capitano. Adesso è il ragazzo delle Piagge in maglia azzurra, il quarto giocatore della Fiorentina pre-Prandelli a essere convocato in Nazionale (Quagliarella, Maggio e Pazzini i suoi predecessori).

[Fonte Unità]

0 Comments

  1. anonimo

    don santoro don santoro….
    ti facessi pubblicità con metodi migliori,anzichè usare un NOME che si è fatto con le proprie mani eh???
    buona continuazione.

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  2. Cora

    fammi capire… secondo te don santoro “usa” questo ragazzo, che io non ho mai sentito nominare, per farsi pubblicità? … ma cos’è, una barzelletta?

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  3. Piera

    E’ molto triste che la cronaca discreta di un successo ottenuto – chissà con quali rinunce e umiliazioni – possa destare una tale incredulità e diffidenza da giudicarla una trovata pubblicitaria. E’ doloroso per chi riceve questo insulto; ma è molto più grave per l’autore della critica perchè denuncia una estrema situazione di disagio forse non così isolata in una società talmente abituata a “pensar male” da non saper più distinguere il bene dal male, il vero dal falso. Da non saper più credere che possa esistere il bene.

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