15 dicembre 2018

Biagi indagato per turbativa d'asta. Riprende l'inchiesta di Castello

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di Franca Selvatici

L´ex assessore all´urbanistica di Firenze Gianni Biagi (Pd), indagato per corruzione nell´inchiesta dei carabinieri del Ros sulla urbanizzazione dell´area di Castello per essersi messo, secondo le accuse, «a disposizione del Gruppo Ligresti in pregiudizio degli interessi pubblici», deve ora difendersi da una ulteriore contestazione. Il procuratore Giuseppe Quattrocchi e i sostituti Giuseppina Mione, Giulio Monferini e Gianni Tei hanno formulato nei suoi confronti l´ipotesi di reato di turbativa d´asta, per aver ostacolato «anche mediante indebite pressioni» la gara indetta il 18 gennaio 2008 dall´allora presidente della Provincia e oggi sindaco di Firenze Matteo Renzi (Pd) per la ricerca di un edificio nel quale unificare le 11 diverse sedi della Provincia e risolvere quello che Renzi chiamava «lo spezzatino degli uffici». Gianni Biagi, difeso dall´avvocato Pier Matteo Lucibello, è stato invitato a presentarsi in procura per difendersi.

Gianni Biagi, indagato dalla magistratura
Gianni Biagi, indagato dalla magistratura

Secondo i magistrati, l´assessore si adoperò per convincere gli imprenditori interessati a non presentare proposte di vendita, facendo capire che avrebbe ostacolato il progetto di ricollocazione della Provincia in qualunque sede che non fosse quella prevista dal Comune di Firenze: e cioè l´area di Castello, dove sarebbe sorto anche il nuovo palazzo della Regione. L´unica proposta giunta agli uffici provinciali fu quella dell´ex palazzo Telecom in via Masaccio, privo però dei requisiti necessari. La Provincia finì per non dare seguito alla gara.

Le intercettazioni documentano l´irritazione dell´assessore all´urbanistica nei confronti di Renzi. Che, a suo dire, «vuol fare un po´ il protagonista» e ha sempre «questa voglia di fare il pierino». Il 16 febbraio 2008 Biagi si sfoga: «Io sono andato a parlare con il vicepresidente della Provincia perché il presidente è un ragazzo, non conviene parlarci e soprattutto non si trova mai». All´epoca il vicepresidente è Andrea Barducci, oggi successore di Renzi alla guida della Provincia. «Fra l´altro – sottolinea Biagi – Barducci è il segretario provinciale del Partito Democratico». «Gli ho detto: “Scusami, io sto zitto, non dico nulla, ma se l´assessore all´urbanistica di Firenze ti dicesse che la Provincia di Firenze non può decidere di delocalizzare i propri uffici in funzione del mercato immobiliare, ma deve fare una scelta coerente con le scelte urbanistiche della città, direi una cosa normale e vi metterei in buca dopo 5 minuti… allora, per evitare che io dica questo, fai in modo che questa cosa (la gara, ndr) sia una finta e che nessuno presenti le domande, o comunque se le presentano voi non le prendete in considerazione perché voi dovete andare a Castello, questo è stato deciso».

Il 19 febbraio 2008 Fabrizio Bartaloni del Consorzio Etruria chiede a Biagi: «Ma, e questi della Provincia riesci a bloccarli, te?» «Sì, io penso proprio di sì», è la risposta». Renzi continua a mantenere delle riserve. «Giusto per dire: noi siamo più furbi degli altri», commenta irritato il 13 marzo 2008 il presidente del consiglio regionale Federico Gelli. E Biagi gli risponde: «Ora vediamo come escono… la Regione può andare benissimo a Castello e vuol dire che la Provincia troverà un´altra sede, certamente non la può trovare sul mercato immobiliare pensando che sia indifferente qualsiasi localizzazione. Perché io sono stato anche troppo zitto su questa cosa…». E quel giorno stesso, al compagno di partito Alberto Formigli che gli chiede: «Ma senti, la Provincia che fa? Il suo bando che fine ha fatto?», Biagi risponde: «Quello se lo ficca… perché noi non siamo d´accordo a fare in modo che la Provincia vada dove dice il mercato. La Provincia va dove si decide insieme noi».

[Fonte Repubblica]

0 Comments

  1. roberto

    E’ brava la giornalista e coraggiosa, anche se è il suo mestiere, a mettere il naso e scrivere un articolo su un argomento così scottante come quello dell’affaire Castello. Sono contento che i giornalisti e i magistrati si occupino di portare a galla la verità, sempre che ci riescano!
    Puzzo di bruciato c’era e ce n’è ancora. Occorre continuare nelle indagini e cercare di tirare le somme per avere una conclusione prima che i protagonisti impestati guariscano ed attacchino la peste a chi cerca di perseguire i loro misfatti.
    A questo proposito vorrei, cogliendo l’opportunità dei commenti agli articoli proposti in questa sede (ma forse non è la sede giusta), rilanciare sul tema, molto più complesso delle scelte in tema di energia ed infrastrutture.
    Da una parte, ho visto riapparire al tg1 economia di oggi l’odiosa faccia del ministro Scaiola a sposorizzare il nucleare di terza generazione (perchè lui personalmente non fa a tempo a godersi i frutti di quello di IV^, morirà infatti e lo spero vivamente sicuramente prima ), prodotto in Francia e riciclato in yugoslavia.
    Dall’altra è riapparso il buon Razzanelli, con una proposta di referundum sull’attraversamento in superficie della TAV a Firenze. Temi entrambi problematici e subdoli. Non avrebbero dovuto neanche essere posti.
    Tuttavia ci ritroviamo a doversi ancora dividere e confrontare con quesiti e problemi di questo tipo, come se la vita non ci ponesse alcun altro problema, più grave, risolvibile solo attraverso una scelta personale. Probelmi di questo tipo, dovrebbero essere affrontati a livello politico, nell’interesse pubblico e nell’interesse delle future generazioni.
    Chi, amministrando, devia dalla strada maestra e fa l’interesse proprio invece di quello della collettività dovrebbe essere prima processato giudicato e punito, se lo merita, in modo esemplare ed inequivocabile.

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