Biagi indagato per corruzione per l'Ex Panificio militare. Faceva parte del governo Domenici

image_pdfimage_print

di Franca Selvatici

L´ex Panificio Militare, il grande complesso abbandonato in via Mariti, non è oggetto soltanto di una battaglia condotta dai cittadini ma anche di una inchiesta della procura
L´ex assessore all´urbanistica Gianni Biagi (Pd) è stato iscritto nel registro degli indagati per corruzione insieme con l´architetto Marco Casamonti e con l´imprenditore Riccardo Fusi, proprietario dell´area. La procura ha ritenuto infatti che nel corso del 2004 l´assessore Biagi abbia compiuto un atto contrario ai propri doveri d´ufficio garantendo che l´operazione di trasformazione immobiliare dell´ex Panificio Militare si sarebbe rapidamente realizzata, con il rilascio dei permessi da parte dell´amministrazione comunale, in cambio dell´impegno da parte di Riccardo Fusi di affidare il progetto a professionisti indicati dallo stesso assessore Biagi, e cioè Marco Casamonti, affiancato dal celebre architetto spagnolo Rafael Moneo. In effetti Casamonti e Moneo furono incaricati della progettazione, a spese del Gruppo Fusi. In seguito però Palazzo Vecchio tirò i freni e bloccò le dichiarazioni di inizio attività, anche perché si era formato un comitato di cittadini che si opponevano fermamente (e tuttora si oppongono) a quella che giudicano una colata di cemento che il quartiere, già congestionato, non potrebbe sopportare. Il Gruppo Fusi ricorse alla giustizia amministrativa e vinse.

Il 23 marzo 2008, dopo aver incassato la vittoria al Consiglio di Stato, Riccardo Fusi si sfoga contro Biagi: «Io farei una bella conferenza stampa dove direi: “Questo assessore bisogna toglierlo”, perché uno che tre anni fa alla proprietà gli indica addirittura l´architetto che deve fare il progetto… Se lui sostiene veramente e ha sempre sostenuto che quel progetto non si può approvare, perché ci ha fatto fare il progetto?». E ancora: «C´ha fatto fare un progetto, c´ha fatto spendere i soldi, c´ha dato delle indicazioni, poi al momento che deve approvare il progetto si sono costituiti due comitati e allora dice “no, no, avete ragione” (ai comitati Ndr)». «Quello che va smontato è anche il fatto del comitato – rincara la dose Fusi – perché secondo me la gente non sa come stanno le cose. Perché la verità non la sanno. Non sanno al comitato che noi s´è detto al Comune “prendetelo voi”. E quindi se non lo sanno bisogna fare una conferenza stampa e dirlo: “Signori, guardate che il fatto di fare il progetto e di fare gli appartamenti l´ha detto Gianni Biagi e c´ha detto anche quale architetto prendere”». Tre giorni più tardi, il 26 marzo 2008, i Carabinieri del Ros intercettano una conversazione fra l´allora direttore dell´urbanistica Gaetano Di Benedetto e l´imprenditore Lorenzo Giudici, che ha incontrato l´assessore Biagi trovandolo molto seccato per la pronuncia del Consiglio di Stato. Giudici racconta di aver detto all´assessore: «Io figurati: a me mi dispiace, Gianni, che tu la prenda così». Di Benedetto: «Discorsi, discorsi». Giudici: «… che tu la prenda così, però mettiti nei panni di chi ha fatto un investimento, che gli erano state fatte delle promesse. Dice (Biagi Ndr): “No, ma io non ho fatto promesse a nessuno”». Di Benedetto commenta: «Accidenti, ragazzi, gli ha fatto spendere soldi…».

Dopo l´arrivo in Palazzo Vecchio della giunta Renzi, l´impresa ha ripreso le trattative e ha modificato il progetto. I lavori sarebbero sul punto di partire. Il comitato ex panificio Militare chiede garanzie sul futuro della zona e ha organizzato una assemblea pubblica mercoledì 17 alle 21 nel teatro della parrocchia dell´Ascensione in via Giovanni da Empoli. Il sindaco ha assicurato la sua presenza.

Fonte Repubblica

0 Comments

  1. roberto

    Almeno Fusi, che si chiama Riccardo come l’Assessore Conti è
    simpatico.
    E ora che è sotto tiro, tira fuori alcune cosine che puzzavano di
    bruciato da un bel pò. Grazie alle intercettazioni della Procura e
    Magistratura fiorentina, intercettazioni che gli Alfano e soci
    vogliono impedire, e al loro fiuto , che Dio li ribenedica, Fusi
    parla con un certo risentimento delle promesse non onorate
    dall’assessorino all’urbanistica, che fino dai tempi del Cioni ha pensato bene di eclissarsi.
    Sconta di Denis, che ancora spavaldo e sprezzante si fa riprendere
    e fotografare al fianco del Silvio uscendo dai palazzi della
    capitale.
    Ma il puzzo di bruciato c’era e ce n’è ancora.
    E come dice la fiaba:
    Ucci ucci, si sente puzzo di intrallazzucci; o ce n’è o ce n’è
    stati o ce n’è dei rimpiattati!

    Reply
  2. Riccardo

    Del resto bisognerebbe anche indagare sulle ragioni della velocità con cui la giunta Domenici approvò il mega-progetto della ditta Giudici in via di Quarto-via Niccolò da Tolentino, senza alcuna valutazione di rischio idrogeologico e archeologico. Il Giudici si aggregò all’ultimo momento al piano di edilizia agevolata nel Comune di Firenze, che, se non erro, cadde quasi tutto in mano a Baldassini e Tognozzi. Ciononostante la ditta Giudici ebbe l’appalto e con grande velocità inziò gli scassi che distrussero una bella fetta dell’acquedotto romano e intercettarono un’enorme vena acquifera che non si sa che fine abbia fatto e che anni prima aveva convinto i tecnici del Comune a chiudere ogni discorso sulla possibilità di edificare in quell’area (fonte: Il Firenze, 24 luglio 2006, p. 27). Un mese dopo la pubblicazione di questo articolo fu reso pubblico il ritrovamento dell’acquedotto, ma senza una parola sulla sua distruzione e sui danni arrecati dalla ditta (vd. La Nazione, 22 agosto 2006).

    Reply

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *