Betori e l'uso dell'informazione. Il caso Momigli/Nazione e alcune domande in cerca di risposta

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Betori contestato in Duomo dai piaggesi "armati" di candele spente "No all'esilio di Alessandro Santoro"
Betori contestato in Duomo dai piaggesi "armati" di candele spente "No all'esilio di Alessandro Santoro"

Toscana Oggi racconta che il vescovo di Firenze Giuseppe Betori ha incontrato i giornalisti della Federazione italiana settimanali cattolici. A loro si è appellato chiedendo di «investire in professionalità» perché è necessario contrastare quei «mass media che non poche volte banalizzano e offendono la dignità della persona senza tener conto del bene comune». Betori ha poi sottolineato la differenza tra «mass media» e i «mezzi di comunicazione sociale». I primi fanno riferimento a «un’emissione da un centro a una massa»; i secondi, invece, come i settimanali diocesani, «sono tutti quegli strumenti mediatici attraverso i quali si procura un’utilità sociale; una comunicazione volta a difendere e promuovere valori da far condividere all’interno di un popolo».

Betori non è nato ieri. Ha lavorato per anni ai vertici della Conferenza Episcopale Italiana. Fino ad oggi è stato un abile politico più che un pastore di anime (Firenze è il suo primo incarico), e naturalmente come ogni politico del terzo millennio sa usare bene la propaganda, mascherata con la retorica del «bene comune», della «dignità della persona», ecc…

Sa usarla così bene che uno dei suoi bracci destri in Curia è Giovanni Momigli, un passato da sindacalista, oggi spesso attivo nel ruolo di ospite di numerosi convegni di partito, molti del Pd, in quello Spazio Reale sorto a fianco della sua parrocchia, a San Donnino, ma anche, e in questo caso soprattutto, giornalista e conoscitore dei meccanismi, talvolta perversi, dell’informazione.

Betori e Momigli insieme hanno lanciato sulla libera stampa, non quella curiale, messaggi che a nostro avviso forzano la realtà, calpestano la dignità delle persone e soprattutto non si curano del bene comune ma semplicemente del bene di pochi, di quel gruppo di «potere invisibile che governa un enorme regno in disfacimento» così ben descritto in “Gli invisibili e gli incapaci di vedere”.

Prendiamo ad esempio l’articolo pubblicato dalla Nazione (che per altro ha molto ben raccontato il resto della vicenda)  il 13 novembre scorso sotto il titolo “La curia e il futuro della cappellania”. A firmare il pezzo è Maria Serena Quercioli. L’inizio dell’articolo non è un virgolettato. A parlare non è la curia né don Momigli, ma stilisticamente sembra un dettato più che un buon “attacco” giornalistico.

Vi si legge, nero su bianco, ciò che la Curia vorrebbe fosse la realtà ma che la realtà non è, visto quello che è successo dal 25 ottobre in poi, quando la comunità cristiana fiorentina e non solo si è spaccata sulla vicenda piaggese. Dice l’articolo:

Il quartiere avrà la parrocchia. E le attività proseguiranno. Le Piagge non saranno penalizzate e la vicenda don Santoro deve restare interna alla Curia. La decisione del vescovo, monsignor Giuseppe Betori, di allontanare il sacerdote dal popoloso quartiere alla periferia di Firenze è condivisa e appoggiata dall’ambiente ecclesiastico per tutelare il pensiero e l’immagine della Chiesa, dello stesso don Santoro e delle Piagge. Su questo nessuno ha dubbi.

Poi l’articolo prosegue:

Il “vicino di casa” di don Santoro, don Giovanni Momigli – parroco di San Donnino – ha svolto un lungo lavoro di mediazione fra la Comunità di Base e la Curia fiorentina, lavoro che ancora non è finito: «La chiesa sta vivendo una fase delicata», ammette «e forse ora è meglio restare in silenzio».

La Quercioli fantastica di un lungo lavoro di mediazione fra la Comunità di Base e la Curia fiorentina. Ci permettiamo di dire che questa mediazione semplicemente non esiste. La Comunità delle Piagge non ha mai attivato, né subito, nessuna “trattativa” con l’emissario di Betori.

Il pezzo continua:

Sulle Piagge da tempo la Curia vorrebbe edificare una chiesa e la “missione” di don Renzo Rossi e dei sacerdoti che magari l’affiancheranno sarà proprio quella di portare la parola di Dio fra quei 5.000 abitanti del quartiere che la vivono con grande distacco. Solo una minima parte di loro frequenta la Comunità di Base e le tre parrocchie dislocate fra Peretola, San Biagio a Petriolo e Brozzi, chiese che comunque non potrebbero contenere numericamente questi fedeli.

Se non fosse una cosa così tremendamente seria per il futuro della Comunità le parole suddette scatenerebbero la nostra ilarità per quanto sono contraddittorie e frutto di una scarsa conoscenza del quartiere. Le tre parrocchie citate insistono infatti già oggi sul territorio delle Piagge, che tagliano in tre fette. L’immagine finale dei 5.000 piaggesi che fanno a spintoni per entrare in chiesa – per giustificare la costruzione della nuova – è davvero incredibile! Chi di loro volesse partecipare alle vita parrocchiale (a proposito, ma sono tutti credenti e cattolici i 5.000 abitanti delle Piagge?) potrebbe già farlo oggi, in tutta tranquillità e senza nessun impedimento. Ma a quanto pare il fascino esercitato sui fedeli delle parrocchie che si erigono lungo l’intera via Pistoiese è estremamente basso. Maria Serena Quercioli potrà verificarlo di persona, magari visitando le chiese la domenica e anche durante gli altri giorni.

Quindi la giornalista continua:

Un nuovo progetto di evangelizzazione sta per aprirsi sul quartiere. Costruire una chiesa in mattoni sarebbe un primo segnale di avvicinamento ad una realtà sociale case popolari, emarginazione, disoccupazione e precariato.

Tralasciamo il fatto che manca un verbo (ma forse la linea telefonica tra Piazza San Giovanni e la redazione della Nazione era disturbata), l’idea che si da’ è che ad oggi niente è stato fatto per gli ultimi del quartiere. Forse si tratta di semplice coda di paglia da parte della Curia; forse, è sarebbe più grave, per quindici anni la stessa Curia ha considerato come extraterritoriale l’impegno di don Alessandro Santoro alle Piagge, lo ha tollerato e adesso intende chiuderlo, per dare spazio ad un vero «progetto di evangelizzazione», di quelli con tutti i crismi per intenderci.

Proseguiranno la loro strada le opere nate grazie al sostegno di don Santoro come il centro sociale Il Pozzo, l’Isola del Riuso, la cooperativa di giardinaggio e il commercio equo e solidale e dei prodotti di Villore.

Ci mancherebbe altro. Ad oggi la Curia non ha potere sulla Costituzione repubblicana e sul codice civile, nonostante le tante ingerenze vaticane sul parlamento italiano e nonostante Betori abbia minacciato don Alessandro per fargli lasciare tutte le cariche civili all’interno delle attività sociali. Per capire la gravità di questo gesto compiuto da Betori (e poi solo parzialmente derubricato come «inopportuno» grazie alla pressione dei piaggesi in Piazza Duomo), pensate ad un gerarca cattolico che obbliga un imprenditore a lasciare la guida della sua azienda. Ce lo vedete voi Benedetto XVI obbligare un Berlusconi qualsiasi a vendere le sue imprese? Alle Piagge questo sta accadendo, fatte le debite proporzioni e tenuto conto che don Alessandro è presidente di una cooperativa sociale che ha l’obiettivo di inserire nel mondo del lavoro le persone da esso escluse o espulse.

Resta poi l’amicizia e il contatto con i sacerdoti dell’area pistoiese, come don Paolo Tofani, che non abbandoneranno le Piagge.

Questo non c’entra niente, è fuori contesto. Ma a quanto pare la Curia aveva premura di inviare un messaggio di perdono «resta l’amicizia»; don Paolo è infatti l’unico prete delle centinaia che popolano la Piana fiorentina che ha avuto il coraggio di celebrare con Alessandro dopo la cacciata dalle Piagge.

Una nuova chiesa alle Piagge e gli spazi annessi favorirebbero ulteriormente l’attività del catechismo, la nascita di un oratorio per l’estate e altre attività di socializzazione.

La Curia fiorentina insomma con l’allontanamento di don Santoro non vuol chiudere il discorso con il quartiere, ma restare vicino ai fedeli. Sarà un cammino difficile, sul quale si frapporranno altri ostacoli, ma don Renzo Rossi proverà a gettare le basi per rinforzare le “fondamenta” delle Piagge.

Finale con il botto, con quel «gettare le basi» che ricorda tanto la gettata di cemento necessaria all’edificazione della nuova chiesa… La Comunità indignata per quanto scritto ha già risposto qui.

Noi terminiamo questo lungo pezzo, ce ne scusiamo con voi, seminando qualche dubbio sulla genesi di questo articolo. C’è un solo virgolettato afferibile a don Momigli: «La chiesa sta vivendo una fase delicata, forse ora è meglio restare in silenzio». Ma se Momigli preferisce il silenzio da dove provengono allora le informazioni riportate dalla Quercioli? Sono comunque, come si dice nei dintorni di Piazza San Giovanni, farina del sacco momigliano? E chi ha interesse a parlare di una lunga trattativa in corso tra Curia e Piagge quando essa non esiste?

Ha forse ragione don Alessandro quando afferma: «Il matrimonio tra Sandra e Fortunato è stato un pretesto per normalizzare qualcosa che poteva disturbare l’istituzione»?

Il lettore meno avvertito – che si fida delle informazioni pubblicate dalla giornalista, con cui ha stipulato un patto non scritto di fiducia, altrimenti non ne leggerebbe gli articoli – che idea si sarà fatto della vicenda piaggese? Arriverà forse a pensare che tutto si sta risolvendo?che alla fine l’amore trionferà e che la chiesa fiorentina è davvero madre per la sua gente?

L’informazione per Betori, e quelli che stanno dalla sua parte, non serve quindi ai lettori, ad informarli per far crescere in loro la consapevolezza sulla complessità della società in cui viviamo, per consentire un dialogo tra posizioni diverse, per garantire quella fonte vitale di democrazia e civiltà che è la libertà espressione. No, per lui l’informazione è «utile» quando, come una clava si attiva per «difendere e promuovere valori da far condividere all’interno di un popolo».

A volte anche sotto dettatura.

0 Comments

  1. andreas

    Per me non ci sono dubbi che il matrimonio tra Sandra e Fortunato sia stato un pretesto per normalizzare qualcosa che poteva disturbare l’istituzione. L’intero insieme delle iniziative portate avanti alle Piagge costituisce un preoccupante corpo estraneo per le istituzioni che obbediscono a logiche che poco hanno a che vedere con le legittime aspirazioni ed i bisogni dei cittadini, soprattutto di quelli socialmente più deboli.

    Dico istituzioni, cioè dico il sistema di potere del quale la Chiesa è in realtà un ingranaggio importante. Da tempo la mainstream information è al servizio dei poteri più forti. Mi domando se in realtà sia stato sempre così. Secondo Balzac era già così ai suoi tempi …

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  2. massimo parrini

    Che la Chiesa di Betori voglia “normalizzare” le Piagge è evidente.
    Ed è una cosa da condannare.
    Se poi in più si prevede anche una cementificazione ulteriore per costruire una chiesa che solo pochi vogliono (qualcuno che la vuole c’è…)…

    Tutto da capire, per me, è il motivo per cui si è voluto coscientemente fargli un assist con un gesto che, con tutto il rispetto per il nobile aspetto spirituale, era inutile e tranquillamente evitabile.

    Posso concordare poi sulla gravità dell fatto che Betori abbia “obbligato” Alessandro a lasciare le attività “civili” alle Piagge.
    Non capisco però la differenza tra un gerarca del clero che fa una cosa del genere ed un prete che caccia una persona di una comunità dalla cooperativa e dalle attività che aveva aiutato a fondare ed a portare avanti, con accuse fittizie, offese eperchè questa persona chiedeva un po’ di considerazione maggiore per le proprie esigenze.
    Ovvero quello che Ale ha fatto con me…

    In quel caso, NESSUNO ha gridato allo scandalo.

    Come mai?

    Max Parrini

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  3. Martino

    Questo Max Parrini ripete sempre la stessa storia… Ed è sorprendente come questo blog continui ad approvare i suoi commenti sempre accusatori nei confronti della comunità.
    Ma forse più che soprendente il giornale delle piagge crede nella libertà di espressione, al contrario di tanti giornali dello squallido panorama informativo italiano.
    A proposito ne approvitto per invitare tutti i lettori al No Berlusconi Day, il 5 dicembre tutti a Roma!!!
    Martino

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  4. massimo parrini

    Martino, a parte che “questo” lo dici a te stesso, per favore.

    Poi chiediti perchè ripeto sempre la stessa cosa: forse perchè, come hai fatto anche te, nessuno ripsonde.

    Poi, a proposito di ripetere sempre le stesse cose: perchè Alessandro cosa fa, ora addirittura anche su Vanity Fair?

    Come al solito, la tecnica è sempre la stessa, da qualsiasi parte: mai rispondere direttamente, sempre svicolare e controbattere con offese… Ovvero, ci si comporta come Berlusconi e poi ci si crede ganzi perchè si va in piazza a dire di essere contro Berlusconi…

    Contenti voi.

    Su una cosa hai ragione: è l’ora che la smetta di perdere tempo parlando con chi non vuole ascoltare.

    Ciao ciao!
    Massimo Parrini

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