Betori e l’unicità delle Piagge, un commento di Enzo Mazzi

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da La Repubblica – Firenze, 16 dicembre 2009

La Comunità  delle Piagge ha ricevuto dal vescovo di Firenze, mons. Betori, che è andato a visitarla, un indubbio riconoscimento. “Ho due obiettivi – ha detto l’arcivescovo – come far continuare a don Santoro la sua esperienza di prete  e come continuare e incrementare il cammino della comunità. Non voglio perdere questa esperienza”. Tutto questo è in sé positivo. Ma a me, che ritengo di avere una certa esperienza in proposito, sembra nascondere una insidia.

Betori ha individuato due contraddizioni nella esperienza della comunità: la dipendenza dal leader e una certa separatezza fra le attività sociali e la dimensione della spiritualità, quasi questa fosse una fra le varie attività  e non l’anima comune insieme ad altri valori quali la democrazia di vicinanza, la condivisione, la laicità, l’uguaglianza nei diritti. Sono contraddizioni più o meno presenti in tutte le esperienze di comunità di base. E in tutte c’è un comune sforzo per superarle attraverso il confronto, il senso critico, la costante tensione verso la laicità della stessa fede e verso un “oltre” rispetto a tutti gli assetti definiti e alle appartenenze codificate. La comunità di base è un perenne cammino, è come una brezza di futuro, è all’opposto dei comunitarismi identitari che vanno di moda.

Lo sforzo del superamento ha bisogno però di accompagnamento e di senso dell’attesa. Betori ha invece inserito la spada nelle due contraddizioni presenti anche nella comunità delle Piagge. La dipendenza dal leader l’ha risolta con l’allontanamento di don Santoro. La separatezza fra la dimensione politica e quella spirituale/religiosa l’ha resa radicale e definitiva incaricando il nuovo prete, don Rossi, di curare la dimensione del sacro, la costruzione di uno spazio (una chiesa?) per la dimora perenne del Santissimo Sacramento, la realizzazione dei riti e dei sacramenti, la evangelizzazione. Da un lato la comunità di base ridotta a un qualsiasi centro sociale se non a una sezione della Caritas, dall’altro lato la quasi-parrocchia normalizzata. E così però è distrutta la peculiarità e la forza dell’esperienza delle Piagge che, per come l’ho vista, aveva l’obiettivo di superare la separatezza della dimensione del sacro per ricondurre a unità i vari aspetti dell’esistenza che il dominio del sacro e la fede in un Dio onnipotente e totalizzante aveva diviso e che continua a separare e contrapporre: l’anima e il corpo, le idee e la vita, la spiritualità e la materialità, la scienza e la fede, il Vangelo e il dogma, l’obbedienza e la coscienza, la vita e la morte, la lotta per la giustizia e la pratica della carità, la simbologia rituale e i nuovi orizzonti e bisogni, ecc.

Non sappiamo come finirà. Se c’è veramente l’intenzione di non perdere l’esperienza delle Piagge sarebbe cosa saggia, io credo, estrarre la spada, riportare in curia don Rossi, restituire alle Piagge don Santoro e favorire la vicinanza e il confronto fra la comunità, la Chiesa fiorentina e la città aperta a queste problematiche.

Enzo Mazzi

0 Comments

  1. Urbano

    Finirà. Betori non è in grado di reggere un confronto con la teologia della liberazione. Non si confronterà con la chiesa fiorentina – da cui non proviene –
    L’esperienza della Comunità delle Piagge chiama in causa tutta la società civile:
    la chiesa fiorentina come indicato in nota, le Istituzioni amministrative – Quartiere5, Comune di Firenze, Regione toscana, gli enti sociali, l’associazionismo. La chiesa fiorentina*** è muta. Il Quartiere 5 ha speso una parola e va tenuto di conto, il Comune ha dichiarato che non si interesserà della vicenda (sindaco Renzi). Caro giovane simpatico Matteo, da rileggere attentamente l’art.2 della nostra Costituzione. La Regione attende. Il mio interesse, anche come osservatore un po’ snob del vario spettacolo della vita, va alla Comunità delle Piagge. Senza Alessandro Santoro. Certo che i leader sono importanti, ma lascerei in pace, almeno per un po’, Alessandro. Non sono per il sacerdozio a vita. Costringere un uomo a star sottoposto al diritto canonico – che diritto non è – è un po’ da sadici.
    Per questo guardo con simpatia alla Comunità, qualsiasi cosa faccia o decida o lasci decidere. Sono stati 14 anni di lavoro profondo ed esteso. Rimarrà nella storia. Bravi! Bravi davvero.
    ***la chiesa fiorentina non tanto in senso esteso (siamo quasi tutti battezzati) ma nelle articolazioni formali tipo consiglio pastorale diocesano (quello senza preti): muta come un pesce. Il diritto alla vita si ferma alle cellule staminali (son cattivo). L’anticoncilio ha lavorato a fondo con gli ultimi due papi. Ma Firenze è dura da reggere e tenere inquadrata.

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  2. massimo parrini

    Da esponente del mondo associativo fiorentino, anche di un certo peso checchè qualcuno ne pensi, penso che in realtà nella “faccenda Santoro” e nel rapporto tra la Comunità delle Piagge e la curia le altre associazioni si possono e si debbano interesare fino ad un certo punto. L’unica cosa che ci coinvolge realmente sono le conseguenze che tutto ciò potrebbe avere nella costruzione di un qualcosa di diverso dall’esistente sia per le Piagge che in generale.

    Quindi il richiamo di Urbano io lo leggo solo in questi termini, altrimenti mi sembra una forzatura inutile.

    Ed a questo propisto io ritorno su una proposta già fatta sul quale, per ora, ho ricevuto solo silenzio.

    Anche per riunire davvero il lato spirituale con quello “politico” della questione io proporrei al Vescovo che invece che pensare alla costruzione di una Chiesa alle Piagge ed investirci capitali sopra, finanzi: o l’acquisto della “Palude delle Piagge” pe rpermettere che divenga un’oasi urbana progettata e gestita dalla gente del quartiere, in modo da realizzare una “cattedrale verde aperta” invece che un edificio di cemento chiuso; oppure la bonificia di almeno una parte dei terreni piaggesi inquinati su cui si è comunque costruito e si vuole ancora costruire; oppure, magari in collaborazione con COOP, aeroporto, ASL, una linea circolare ATAF tra Piagge e borghi storici con bussini elettrici (così la gente potrà anche andare con più facilità alle chiese già esistenti oggi mezze vuote…); oppure la realizzazione, magari recuperando edifici già esistenti, una biblioteca interculturale ed interreligiosa.

    Così si metterebbe il Vescovo di decidere se riconoscere alle attività politiche della Comunità anche una valenza spirituale per me indubbia ed innegabile.

    So già quale sarebbe la risposta del Vescovo e della Curia; il problema è che temo anche quale sarebbe la risposta della Comunità delle Piagge…
    Il WWF ci sarebbe…

    Ciao!
    Max

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