Berlusconi, una crepa tira l'altra

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di Ida Dominijanni

Dicono che Silvio Berlusconi cominci a essere seriamente preoccupato per la sua immagine all’estero. Se è vero, sarebbe il primo segno di equilibrio mentale del premier. La sfilza di testate straniere che di giorno in giorno prendono posizione contro le sue omissioni e contraddizioni sul «caso Noemi» si allunga e fa impressione. Anche se non sempre i commentatori d’oltreconfine, che insistono soprattutto sui doveri di trasparenza e verità del premier, sembrano avere chiara la posta in gioco della situazione: che non parte dal caso Noemi ma dal caso Veronica, e non consiste «solo» nelle frequentazioni avvolte nella nebbia di una o più minorenni, ma nello scricchiolio di un sistema di potere e di creazione del consenso basato su una certa politica del sesso e su un certo mercato del corpo femminile. Vale la pena ribadirlo, perché via via che il tempo passa e l’affaire non si sgonfia, diventa chiaro quello che all’inizio a molti, anche nell’opposizione, chiaro non era: che non si tratta di una buccia di banana casuale, ma di una crepa decisiva in un pilastro del regime berlusconiano. E siccome una crepa tira l’altra, altre se ne aprono di settimana in settimana.

L’ultimo segnale viene dalla Sicilia, e non sta solo nell’azzeramento della giunta e nel tracollo del sistema di alleanze di una regione che da sempre anticipa le dinamiche politiche nazionali, ma anche in una frase chiave pronunciata ieri dal governatore Lombardo all’indirizzo di Berlusconi: «è mal consigliato». Ma se è malconsigliato, significa che il suo entourage non funziona più e non gode più di quell’aura di compattezza di cui ha goduto a lungo.

E’ un’altra botta sulla corte dell’imperatore, dopo quella di Veronica Lario che non c’era andata leggera, dicendo di aver provato invano a convincere i collaboratori del marito ad aiutarlo «come uno che non sta bene». Il penultimo segnale (per tacere delle contestazioni a San Siro di domenica) era venuto dal caso Mills, di nuovo con una donna, femminista per giunta, di mezzo, la giudice Nicoletta Gandus. E il caso Mills stavolta non si presenta solo come l’ultimo anello dell’infinita guerra del premier contro la giurisdizione e per l’immunità, ma come un gemello virtuale del caso Noemi. E’ Rosi Bindi a imbastire, a torto o a ragione, il filo rosso, così lo chiama, fra le due vicende: «Berlusconi emerge oramai come la figura del corruttore morale. Ogni limite è stato superato».

E così siamo arrivati alla crepa delle crepe, la voragine che si sta aprendo fra il premier e la Chiesa. La quale, a leggere l’intervista dell’ex vicepresidente della Cei Alessandro Plotti sulla “Stampa” di ieri, non sembra più tanto disposta a sacrificare il suo «primato morale» sull’altare della barriera di governo contro il testamento biologico o i Pacs. Plotti picchia duro, quanto e più di “Famiglia cristiana”da oggi in edicola, non solo sulla «credibilità personale inficiata» del premier, ma soprattutto sulle conseguenze sociali del suo comportamento: «l’esempio di un potere che può permettersi tutto», unito a «una ribalta mediatica che trasforma disvalori e scelte immorali in segni di successo», finisce con l’«impermeabilizzare la gente a derive etiche che dovrebbero innescare una reazione. Così finisce per diventare normale ciò che normale non è».

E si sa che la Chiesa non sopporta di perdere il monopolio della decisione su ciò che è normale o anormale, morale o immorale. Fra il rischio di tenerci l’a-moralità berlusconiana e quello di ripiombare nel moralismo cattolico ci toccano intanto i maldestri e imbarazzati tentativi di difesa e contrattacco del fronte berlusconiano. “Il Foglio”, per esempio, tenta di sdrammatizzare e di riportare tutto alla bonarietà ludica del Cavaliere tutto «candore e letizia», che se invita un po’ di ragazze alle feste che male c’è? L’oscar dello zelo però va alle parlamentari Pdl, che pur di non tradire l’amore per il capo rovesciano la colpa di tutto su Veronica e sulle «minorenni per modo di dire» come Noemi, che saranno ben consapevoli di quello che fanno quando vanno alle feste col premier. Misoginia scivolosa. Quando una crepa si apre nel rapporto fra il potere e le donne, non serve stare lì a reggere la coda del principe.

0 Comments

  1. chicchina

    condivido l’analisi da lei fatta,punto per punto.Finivamo di fare la stessa analisi in famiglia meno di un’ora fa.
    Io vivendo in Sicilia,seguo con attenzione,ed anche preoccupazione la crisi che si è aperta alla regione,non tanto per un’eventuale fermo delle attività di governo,abbiamo un’assoluto immobilismo da un anno,dall’insediamento di questo governatore nel quale in molti avevan creduto,ma per le ricadute sociali di questa lotta ai coltelli,a chi disarciona per primo gli altri,di questo si tratta.Se poi tutto questo portasse ad un ridimensionamento del governo,non sarebbe niente male.sperare costa poco.
    Chicchina

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  2. paolo parigi

    Dà la misura del livello di cultura (non solo) politica italiana, il fatto il potere del premier stia scricchiolando proprio sul campo della personalità del primo ministro: di quello che Berlusconi è, non di quello che fa.
    Eppure non fa poco: cerca di violare sentenze della Cassazione (Eluana), viola il diritto internazionale e interno (respingimenti di uomini verso lager), corrompe al fine di coprire gigantesche evasioni (caso Mills).
    L’opinione pubblica, e prima di essa i mass media, sembrava indifferente, o minimamente turbata.
    Del resto, il Nostro è votato più per quello che appare, per la sua immagine e per la fiducia che ispira, che per quello che fa. Interrogando un qualunque elettore di centrodestra, raramente lo si trova preparato su un qualsiasi provvedimento del governo. Al limite, ne conoscono surrogati, o la vulgata (manipolata) berlusconiana. E questa è anche la strategia di Berlusconi (preparata da anni di mediaset): l’immagine copra i fatti.
    Ora, però, per la prima volta è attaccato con le sue stesse armi:le veline e le ragazzine sono argomenti che tutti possono comprendere, e, come la Chiesa sa, la sessualità e l’argomento più interessante. Inoltre, è argomento dal quale nessuno è “immune”, nel senso cattolico.
    Non stupisce, dunque, che Berlusconi scicchioli sul suo stesso terreno.
    Sinceramente, avrei preferito che fosse sconfitto per quello che fa, non per quello che è: in tutta la vicenda non è stato commesso certamente nessun reato (dal momento che il sesso con dicissettenni non lo è), e comunque nessun danno alla collettività.

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