Berlino, l’aeroporto di Hitler diventerà un parco pubblico. Il parco di Domenici a Castello è invece ancora sotto sequestro

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Colpisce questo servizio di Ugolini, corrispondente dell’Unità a Berlino. Oltre 300 ettari di terreno nel pieno centro della capitale tedesca vengono restituiti alla cittadinanza. Nessuna speculazione edilizia ma il più grande parco urbano della città al posto del più antico aeroporto di Berlino.

Intanto a Firenze l’unica porzione di terreno libero da costruzioni è ancora sotto sequestro; in quella stessa area era previsto un parco, proprio come a Berlino, ma il sindaco del Pd Domenici disse testualmente “quel parco mi fa cagare da sempre, è chiaro?” e diede il via libera alla cementificazione. Ipotesi progettuale per ora scongiurata causa inchiesta della magistratura per corruzione.

Tempelhof
Tempelhof

di Gherardo Ugolini

Tempelhof sarà un’area verde dove passeggiare, prendere il sole, fare il picnic o girare in bicicletta. L’annuncio è arrivato qualche giorno fa dopo che per mesi si era discusso sui vari progetti per il recupero e la riconversione dell’area dismessa come scalo aereo. I progetti C’era chi aveva immaginato di aprirvi un gigantesco centro commerciale, chi aveva pensato ad un quartiere a luci rosse, chi immaginava un’arena per concerti all’aperto e chi una clinica medica per i vip, dotata di piste di atterraggio per i voli privati. L’architetto Jakob Tigges, docente del Politecnico di Berlino, aveva addirittura progettato di innalzarvi una montagna alta mille metri con tanto di rifugi e piste da sci.

Ma tra le molteplici proposte, quella che sembrava più concretamente realizzabile, era la costruzione di un area residenziale con palazzine di lusso e tanti negozi. Un’opzione questa contestata vivacemente da molti cittadini di Berlino che hanno dato vita all’iniziativa «Tempelhof per tutti», animata da esponenti della Linke e dei Verdi, decisi a battersi con ogni mezzo contro i tentativi di speculazione edilizia e contro l’uso commerciale dell’ex aeroporto. Durante la scorsa estate non erano mancate manifestazioni di protesta e scontri con le forze dell’ordine. Il punto è che Tempelhof non è un aeroporto come gli altri. Quella struttura, con i suoi marmi algidi e monumentali, rappresenta per la memoria storica dei berlinesi qualcosa di irrinunciabile. Non solo è stato l’aeroporto di Hitler, quello che il nazismo aveva eletto a scalo simbolo del regime, ma è stato soprattutto l’aeroporto del «ponte aereo».

Lì atterrarono gli aerei inglesi e americani che dal giugno 1948 al maggio 1949 rifornirono la città di viveri e medicinali consentendole di resistere al blocco deciso dai sovietici. Tempelhof è diventato un simbolo della guerra fredda, un’icona della lotta per la libertà. Ecco perché quando l’amministrazione cittadina ha decretato per ragioni economiche la chiusura dello scalo si è scatenata una potente mobilitazione con tanto di petizione per mantenerlo in funzione e referendum popolare (che ha avuto molti consensi, ma non il quorum). Il sogno si avvera Adesso la decisione è presa. Là dove c’erano hangar, piste di decollo e uffici, ci sarà un’enorme distesa d’erba, un’oasi di pace nel mezzo della città, aperta a tutti e facilmente raggiungibile con la metropolitana o in bicicletta. E con i suoi oltre 300 ettari di superficie, quello di Tempelhof sarà addirittura il parco cittadino più grande di Berlino, superiore in ampiezza perfino al Tiergarten.

La riconversione della struttura avverrà gradualmente e se ne prevede la conclusione definitiva tra otto anni. Ma i lavori di bonifica sono iniziati e già dal prossimo maggio dovrebbero sparire le recinzioni che attualmente delimitano il perimetro dell’ex scalo aereo.

[Fonte Unità]

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