20 settembre 2018

Beppino perdono. E' il giorno dell'abbraccio

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englaro1di Mario Lancisi

I preti “scomodi” dell’Isolotto e delle Piagge accolgono il padre di Eluana. Don Santoro: la Chiesa è quella che nasce dal Vangelo, capace di scrivere solo parole d’amore. Nel vescovo non ho visto amore

A Beppino Englaro devono essere risuonate in testa le parole del cardinale Javier Lozano Barragan che lo ha accusato di aver voluto uccidere la figlia Eluana quando don Alessandro Santoro, giovane prete della comunità delle Piagge, quartiere popolare di Firenze ovest, a due passi dall’aeroporto, gli ha chiesto perdono e ha aggiunto che nel suo dolore di padre ha visto il volto di Dio. Due modi di essere Chiesa: la condanna e l’abbraccio. Ieri, per Beppino, è stato il giorno dell’abbraccio. Non c’è da stupirsi che ad Englaro, venuto a Firenze per ricevere la cittadinanza onoraria, concessagli da un consiglio comunale diviso, lacerato, gli abbracci siano venuti dalle comunità di due preti fiorentini, don Enzo Mazzi dell’Isolotto e don Santoro.

Betori e i preti scomodi. A Firenze infatti c’è l’arcivescovo Giuseppe Betori che ha definito la cittadinanza onoraria a Englaro «un’offesa alla città» e ha organizzato veglie di preghiere perché non venisse tolto il sondino a Eluana, ma anche una storia di cattolici e preti scomodi, al limite dell’eresia, da La Pira a don Milani, da padre Balducci a padre Turoldo.
Lo stesso Mazzi faceva parte di questo mondo di tonache di frontiera quando, a capo della comunità dell’Isolotto, il 31 ottobre 1968 fu rimosso dall’allora cardinale di Firenze Ermenegildo Florit per aver solidarizzato con gli occupanti del Duomo di Parma in lotta contro la Chiesa della ricchezza e dei privilegi. Quello dell’Isolotto fu il primo caso di contestazione ecclesiastica in Europa e diede la stura al ’68 dei ribelli cattolici.

Tra messa e assemblea. Oggi la comunità di don Mazzi si riunisce ogni domenica nelle baracche del quartiere per celebrare l’eucarestia: preghiere, letture bibliche e distribuzione di pezzetti di un pane preparato dalle donne della comunità. Ma si discute anche. Di problemi sociali. Come la vicenda di Englaro. Ieri il tema era: «Testamento biologico e amore per la vita». Nei fogli distribuiti ai partecipanti il volto di una ragazza con un fiore e la frase: «Amare la vita vuol dire amare anche la sua finitezza».

Ai confini della vita. Don Mazzi, seduto accanto ad Englaro, ha esordito sottolineando che «le consonanze con Beppino sono più profonde delle differenze e quest’eucarestia è il segno di una pluralità che c’è anche nella chiesa cattolica come, del resto, nel mondo sociale e politico». Don Mazzi ha rinvenuto il filo rosso di una consonanza tra la sua comunità e le posizioni di Englaro nell’idea che la «morte non può essere un tabù», ma che essa fa parte della vita. No quindi a qualsiasi forma di accanimento terapeutico e rispetto della coscienza di ogni uomo.

Il ricordo della figlia. Englaro si è detto commosso per l’accoglienza, ha ricordato la scelta di Eluana che non voleva su di sè l’accanimento terapeutico esercitato nei confronti di un amico e ha precisato che sua figlia era consapevole di quello che aveva detto ai suoi genitori. «In un ambiente come il vostro così vivo e vitale Eluana si sarebbe trovata molto beme», ha detto Beppino.

Io, padre e cittadino. Gli è stato chiesto perché non ha fatto solo il padre, gestendo in maniera privata il suo dolore: avrebbe potuto «accompagnare dolcemente alla morte» la figlia senza il clamore politico e mediatico che invece ha suscitato la sua battaglia da cittadino. Englaro ha risposto con cinque parole: «La vera libertà è dentro la società». Come dire che nella storia dolorosa di sua figlia Beppino ha voluto vestire i panni sia del padre che del cittadino. Ha voluto condurre una battaglia civile.

Molte le testimonianze di solidarietà giunte a Englaro. Alcune provenienti da monaci e sacerdoti. Come ad esempio don Renzo Fanfani, ex parroco a Empoli.

Perdono, Beppino…Dopo l’Isolotto, nel pomeriggio Englaro è stato ospite della comunità delle Piagge di don Santoro. «Non ho l’arroganza di pensare di aver visto Dio e l’unico Dio possibile che posso intravedere, eventualmente, è nel dolore composto, nella fede laica profonda della vita, in questa battaglia civile che tu hai deciso di portare avanti», ha esordito don Santoro. Che ha usato parole molto critiche nei confronti della gerarchia ecclesiastica e di mons. Betori. Sì, perchè, ha detto, la Chiesa è quella «che nasce dal Vangelo, capace di scrivere solo parole d’amore vero. Nei vertici ecclesiastici, nel mio vescovo, questo amore non l’ho visto». Commosso, Santoro si è detto «profondamente disturbato da quest’onniscienza, da questa ostentata sicurezza e onnipotenza della Chiesa. In questa onniscienza e onnipotenza io non mi riconosco, non mi riconosco in questo coro indecoroso, in questo spettacolo osceno. Di quel cristianesimo io non so cosa farmene, non riesco a credere, non mi ci riconosco».

[Fonte Tirreno]

0 Comments

  1. Per Unaltracittà

    Oggi Firenze acquista un nuovo cittadino, ne siamo felici ed orgogliosi.
    Siamo felici ed orgogliosi di aver contribuito a che questo fosse possibile.
    Per affermare, anche in sede istituzionale, i diritti fondamentali della persona, ho firmato e sostenuto la proposta di cittadinanza onoraria di Firenze a Beppino Englaro, che finalmente viene conferita oggi in Consiglio Comunale. Un atto simbolico a sostegno di una battaglia civile che ha coinvolto e coinvolge tutte e tutti.
    Nel pieno rispetto delle scelte personali di ognuno/a e di tutti/e non si può infatti permettere che sia lo Stato ad imporre comportamenti “etici”, questa pericolosa deriva, di fatto autoritaria, è stata già troppe volte percorsa con esiti disastrosi, soprattutto per le donne. Si pensi solo alla lunga storia dell’interruzione di gravidanza, alla recente legge 40. Sta a noi dire basta e fare pressione affinché gli ambiti di influenza e decisione di Chiesa e Stato tornino ad essere distinti e non ci siano ulteriori cedimenti.
    La materia del fine vita, il rispetto delle scelte individuali sull’interruzione dei trattamenti sanitari, il rispetto della nostra Costituzione sono troppo importanti per lasciare che siano oggetto di trattative e compromessi politici. L’affermazione della laicità dello Stato stessa è in gioco per tentare equilibrismi politici improbabili tra Stato e Chiesa, tanto nel Governo che all’opposizione.
    La battaglia di Beppe Englaro, nel paese delle regole violate con unanime consenso, nel paese della doppia morale assunta a cultura generale ha avuto ed ha un’importanza doppia, nel merito e nel metodo.
    Chiedendo con testardaggine ed inflessibilità che fosse riconosciuto ad Eluana il diritto di decidere del proprio destino, facendosi apertamente voce di chi non poteva più parlare, Beppino Englaro ha dato un’importante testimonianza del senso più alto della laicita e del senso di appartenenza ad una comunità, ad uno Stato.
    Beppino Englaro riceve oggi la cittadinanza onoraria di Firenze per avere dimostrato cosa vuole dire essere “cittadino”.
    Attraversando anni di battaglie dolorose ha imposto a questo sonnolento paese la riflessione sul tema del fine vita, ha costretto a mostrare le contraddizioni, le ipocrisie, le posizioni ambigue e di comodo, le arroganze e anche le lacerazioni inevitabili e per troppo tempo evitate.
    Dallo stesso mondo cattolico si sono levate voci di vicinanza e apprezzamento per la sua azione: qui a Firenze Enzo Mazzi e Alessandro Santoro, espressioni di quel cattolicesimo di base che non fa “crociate” ma lavora per l’affermazione dei diritti e dell’autodeterminazione della persona.
    La storia di Beppino Englaro ha coinvolto tutti e tutte noi e, negli anni, abbiamo cercato di far sentire a tutta la sua famiglia che non era da sola; lo ribadiamo oggi, benvenuto a Firenze Sig. Englaro!

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  2. Ricca

    Due domande
    Se Chiesa e stato sono due cose separate, perché preti come don Santoro si occupano continuamente di politica? Loro possono, e il vescovo no?
    Perchè quelle di Englaro, Cruccolini, Falciani, Nencini etc. sono ammirevoli “battaglie civili” mentre se la Chiesa esprime un’opinione è una “crociata” di stampo medievale?
    Grazie a chi vorrà rispondermi

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  3. red

    Caro Ricca, rispondiamo più che volentieri alla tua domanda, senza rabbia e con voglia di dialogare, anche pubblicamente, come avviene in un qualsiasi sito di informazione indipendente e libero.

    I temi che toccano la vita, come nel caso di Eluana, appartengono alla sfera intima e individuale di ogni persona, sono temi delicati per i quali ci è imposta un’attenta riflessione per salvaguardare soprattutto il primato della coscienza personale.

    La Comunità delle Piagge, nel suo insieme, ha ragionato a lungo su questo aspetto. Ed è arrivata alla conclusione che uno Stato etico non possa convivere con uno Stato laico. Con i suoi documenti la Comunità sottolinea proprio questo: Chiesa e Stato devono rimanere due sfere ben distinte e separate. Ciò non esclude, evidentemente, che gli appartenenti alla Chiesa non possano esprimere le proprie convinzioni liberamente. Ciò avviene grazie alla Costituzione che garantisce con l’articolo 21 la libertà di espressione per tutti i cittadini.

    Allo stesso tempo le legittime posizioni della Chiesa, che varranno per i fedeli cattolici, non possono e non devono diventare le scelte delle istituzioni sovrane, a partire dal Parlamento fino al Consiglio comunale. La Chiesa può esporre ma non imporre il suo pensiero. Questo perché le istituzioni sono laiche, ovvero di tutti, al di là del loro credo, razza, condizione sociale ecc. Non siamo fortunatamente ancora in una teocrazia, ma ancora in una democrazia, purtroppo al limite, stressata com’è da una deriva autoritaria che avanza sempre più e alla quale la Chiesa non dovrebbe assolutamente contribuire.

    l’Altracittà

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  4. alessandro

    Sono in parte d’accordo.
    Infatti, tra le opinioni espresse dai preti citati e quelle della Chiesa, ci sono almeno due differenze.
    Infatti, da un lato, la Chiesa agisce come una grande multinazionale del sacro, il cui core business è la vendita di sacro (o di un suo surrogato: vedi il grande inquisitore di Ivan Karamazov) in cambio di potere.La Chiesa è istituzione, mentre il Vangelo è per natura anti-istituzionale: istituzionali erano semmai i farisei, e la Chiesa-istituzione non è che la continuazione del farisaismo. Coerentemente, la Chiesa cerca di condizionare la politica, in modo da perpetuare il suo monopolio sulla morale.
    Per converso, questi preti si pongono in funzione anti-istituzionale, perché ripartono dalla persona (non astratta, ma in carne ed ossa), che poi è la base di tutto il Vangelo. Coerentemente, don Santoro e gli altri preti non vogliono farsi depositari di nessuna verità, nè imporre nulla: ecco perché la loro è una crociata, a differenza di quella della Chiesa.
    Tuttavia, nutro due perplessità, che forse qualcuno saprà soddisfare.
    La prima: forse bisognerebbe tout court evitare di parlare di politica (soprattutto se diventa partitica). Secondo me Gesù non l’avrebbe fatto (anche se prima dell’arresto forse ci fu vicino). E’ chiaro che parlare degli altri uomini, e del Vangelo, finisce lato sensu per significare parlare di politica, ma spesso anche nei preti controcorrente il riferimento politico diventa palpabile, e lo vedo come una piccola perdita della purezza del messaggio.
    La seconda obiezione: se, come credo, l’avversione per la Chiesa dei preti di cui stiamo parlando è strutturale, e non accidentale, non capisco perché vi rimangano dentro.
    Non per cambiarla dall’interno: perché la Chiesa che vortrebbero, e che vorrei anch’io, è una chiesa e non una Chiesa, e duqnue qualcosa di radicalmente diverso da quello che è oggi. Infatti bene disse don Santoro, quando era al Galluzzo, che ogni buon cristiano dovrebbe abbattere la sua parrocchia (e lo dice anche Gesù alla Samaritana con altre parole, se non sbaglio).
    Del resto, da sempre, la Chiesa ha saputo bene che farsene degli entusiasti, e sono o stati uccisi, o, meglio, strumentalizzati e riabilitati post-mortem…anche oggi quando si critica la Chiesa ci si sente propinare il “pippone” (scusate il francesismo) sulle missioni, i volontari, ecc..ma qualunque istituzione e governo, per quanto strutturalmente inaccettabile (fasvismo e suoi attuali derivati, nazismo) ha fatto anche cose buone, ma non per questo diviene difendibile.
    Auspicherei dunque che don Santoro lasciasse la Chiesa, per evitare di essere spacciato, ora e poi, per un dipendente della multinazionale.
    Vi ringrazio per lo spazio e vi saluto con molto affetto (e autonomia).
    Alessandro

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