Bellosguardo, sospetto abuso edilizio. Lavori bloccati in via Arnoldi

image_pdfimage_print

Si apre uno spiraglio per Bellosguardo. Dopo le proteste dei cittadini e i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, gli appartamenti di via Arnoldi potrebbero essere abbattuti e ripristinato il verde. «Dopo anni di lotte, speriamo di riuscire davvero ad ottenere qualcosa», commenta il consigliere comunale Tommaso Grassi, che, insieme a Italia Nostra e al comitato dei cittadini di area fiorentina, ha seguito da vicino la vicenda. Forse non è nemmeno troppo tardi per dire addio alla colata di cemento che ha deturpato il paesaggio, ma resta il rischio che episodi come questo possano ripetersi.

«Il caso non è nemmeno l’unico, e penso ad esempio al ‘mostro’ del Poggetto – fa presente Nino Scripelliti, presidente di Confedilizia Firenze e vicepresidente di Italia Nostra, di cui segue le questioni legali – ma perché non accada più, occorre migliorare l’efficacia dei controlli, prima che venga aperto il cantiere». «Dal punto di vista formale, infatti – spiega Scripelliti – l’impresa Giudici Costruzioni è in regola, in quanto ha ricevuto tutte le autorizzazioni necessarie per costruire le palazzine di via Arnoldi. Solo che evidentemente a livello di uffici interni delle amministrazioni c’è qualcosa che non funziona: prima si dà il permesso, salvo poi rendersi conto dell’obbrobrio solo quando i cittadini protestano ed i lavori sono finiti o quasi».

NELLO SPECIFICO, i lavori del progetto di via Arnoldi sono partiti nel 2005, dopo aver ricevuto il via libera della soprintendenza e del Comune. Con la posa delle prime pietre sono scattate le proteste di cittadini, comitati, associazioni ambientaliste, Italia Nostra in testa, che hanno chiesto alla Soprintendenza ai beni ambientali, architettonici e del paesaggio e al Comune di Firenze di intervenire, per verificare le autorizzazioni edilizie e urbanistiche di un cantiere aperto in un’area vincolata dal 1951 come bene di particolare valore storico, artistico e paesaggistico.
Nel 2006, in seguito al ricorso di Italia Nostra e del comitato dei cittadini dell’area fiorentina, il Tar della Toscana bloccò i lavori, ma la sentenza è poi stata annullata nel 2009 dal Consiglio di Stato. Il cantiere così è ripartito, tra le proteste e lo sdegno dei fiorentini per «l’assalto speculativo alle colline di Firenze» e per la decisione di fare andare avanti i lavori nonostante il rinvenimento di resti archeologici (una villa di epoca romana, un pozzo di epoca post-medievale e un insediamento sembra risalente all’età del bronzo).

NEL FRATTEMPO, il consigliere comunale Tommaso Grassi e il consigliere del quartiere 4 Mario Bencivenni, in seguito ad alcune loro dichiarazioni, sono stati citati dalla proprietà che, per danni di immagine e mancati guadagni, ha chiesto la cifra di 200mila euro.

da La Nazione

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *