13 novembre 2018

Beffa Conciatori. Chi ha vinto l'asta non compra; il quartiere si mobilita

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non è stato venduto niente, è alquanto assurda. Dopo lo sgombero violento dell’immobile da parte della polizia nel gennaio 2012 all’interno del palazzo situato in zona Santa Croce sono rimasti soltanto dei mobili lasciati dagli occupanti: “Non sappiamo dove metterli, ma non possono certo essere questi ad impedire alla società acquirente di terminare il pagamento ed usufruire così dell’immobile”.

Sembra piuttosto che la società immobiliare non possieda abbastanza capitale per l’acquisto. Del resto la Toscotre ha un capitale depositato di soli 10.200 euro, un volume d’affari di 91.000 euro e soltanto cinque dipendenti. Ma Targetti precisa: “Non siamo a conoscenza di particolari clientele tra il comune e questa società, se no l’avremmo denunciato”.

Targetti ci spiega anche che sono scaduti i termini per comprare il palazzo (cioè entro quattro mesi dall’asta), e che il Comune, a questo punto, se vuole tutelare il bene pubblico, dovrebbe estromettere per inadempienza la società Toscotre dall’affidamento di gara e riprendersi l’immobile. Ma ciò comporterebbe anche la restituzione della cauzione che la società aveva versato agli inizi (circa 88.000 euro). Il Comune potrebbe indire una nuova asta e cercare un altro acquirente, ma Targetti propone invece di ripensare all’uso pubblico e sociale di via dei Conciatori. Tra l’altro, non è facile, e forse quasi impossibile, trovare qualcuno interessato all’acquisto in questo momento in cui il mercato immobiliare appare congelato a causa della crisi economica.

L’edificio è rimasto vuoto ed inutilizzato per tutto questo tempo, e quando Ornella De Zordo (perUnaltracittà) ha chiesto al vicesindaco Stefania Saccardi chi ne possedeva la proprietà, la risposta è che è ancora tutto del Comune, che intende ora patteggiare per il prezzo. Una vera e propria “svalutazione del bene pubblico”, secondo Sandro Targetti, un atteggiamento inaccettabile da parte di un ente come il comune di Firenze. Per questo insiste ancora una volta per l’uso pubblico di via dei Conciatori, in un quartiere come Santa Croce che, come tutta la città di Firenze, ha bisogno di risposte ai problemi sociali, innanzitutto quello della casa, ma anche per quel che riguarda l’autogestione degli spazi e l’aggregazione degli stessi cittadini. “Non è certamente vendendo i beni comuni che il Comune risolverà i propri problemi di bilancio”, dice Sandro Targetti.

Con lui ripercorriamo la battaglia che gli attivisti del Progetto Conciatori hanno fatto sin dalla prima asta del luglio 2010, per evitare la vendita, facendo proposte (come un progetto di edilizia pubblica per la parte alta del palazzo e un piano di autorecupero per la parte bassa) invece sull’uso dell’immobile. Ma chiaramente, sottolinea, non essendoci un’offerta economica non sono stati ascoltati. Nel quartiere è stata fatta anche una campagne di sensibilizzazione con la raccolta di 1500 firme in piazza Sant’Ambrogio e in piazza dei Ciompi, ma dopo le dimissioni dell’ assessore Falchetti, l’unico che aveva dato a questa realtà un po’ di ascolto, i canali di comunicazione con il comune si sono bloccati. Malgrado tutto, Progetto Conciatori non ha desistito, e Targetti conclude così: “Abbiamo in progetto delle iniziative per quel che riguarda le nostre proposte, andremo avanti, in ogni caso noi non ci arrendiamo”.

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