17 dicembre 2018

Basta con le menzogne di guerra!

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“Non riuscivo a credere che i giornalisti fossero qui per firmare praticamente pezzi scritti dai militari. Tutto questo è il contrario di quello che ha sempre significato l’America, libertà di pensare, libertà di scrivere”. Potrà sembrare strano, ma lo ha detto Oriana Fallaci nel 1991, al ritorno dalla prima guerra nel golfo. Non si può certo dire che in questi anni la situazione sia cambiata. Anzi, sarebbe più onesto ammettere che è peggiorata: propaganda e informazione manipolata dal Kossovo all’Afghanistan docent. Ed è per lottare quella che ormai è diventata una regola che dalla società civile ha preso vita una “commissione di vigilanza popolare”. L’iniziativa parte da un gruppo di siti e riviste di informazione indipendente: Altreconomia, Azione Nonviolenta, Buone Nuove, Guerre & Pace, Information Guerrilla, Informazione senza frontiere, PeaceLink, Terre di Mezzo, Unimondo, Vita, Volontari per lo sviluppo. Obiettivo, documentare i casi in cui l’informazione italiana si trasforma in propaganda, perché le persone siano coscienti della realtà.
Nel 1991, durante la prima azione di guerra della Nato contro l’Iraq, i mezzi di informazione hanno inventato la favola delle ‘bombe intelligenti’, capaci di fare distinzione tra ‘buoni’ e ‘cattivi’. Solamente a cose fatte le stesse autorità militari statunitensi hanno spiegato che (sorpresa sorpresa) le ‘bombe intelligenti’ erano state solamente il 7% degli ordigni sganciati. Su 167 ‘bombe intelligenti’ ben 77 hanno mancato il bersaglio. Per il resto, delle 80.000 tonnellate di esplosivo sganciate durante l’operazione ‘Desert Storm’, solo il 30% ha raggiunto gli obiettivi prefissati.
Questi dati sono stati occultati da un silenzio omertoso e, ancora oggi, c’è chi vuole convincere il mondo che esistono ordigni selettivi e dotati di senso critico. Ma stavolta deve andare diversamente, l’opinione pubblica non è impreparata. Dieci anni di propaganda e informazione manipolata dal Kossovo all’Afghanistan, uniti a dieci anni di esperienza nell’attivismo digitale, hanno insegnato a diffidare dalle bugie con cui gli strateghi dell”information warfare’ e i ‘giornalisti con l’elmetto’ inquinano il sistema dell’informazione.
L’arma non violenta con cui la commissione di vigilanza popolare intende costruire la propria difesa dalle informazioni manipolate sarà l’articolo 8 della legge sulla stampa, la 47 del 1948. La normativa dà a qualunque cittadino il diritto di ottenere una rettifica sulla pubblicazione di notizie false che lo riguardano. Questi venti di guerra riguardano tutti, e pertanto verrà richiesto alle testate giornalistiche e televisive di rettificare tutte le informazioni false o manipolate. Nella speranza che lo facciano davvero, senza ambiguità..
Ai cittadini che davanti al teleschermo o leggendo il giornale lottano contro la rabbia e il senso di impotenza che nascono da affermazioni palesemente false o faziose, ai giornalisti e agli operatori dei media che vorrebbero esprimere il loro disagio per tutte le manipolazioni e le violazioni deontologiche a cui assistono, alle realtà di informazione indipendente, ai mediattivisti, alle associazioni e alle organizzazioni di volontariato dell’informazione, a tutti loro la neo commissione popolare chiede collaborazione, segnalando le informazioni false, faziose, parziali o inesatte che riguardano l’eventualità di un attacco militare all’Iraq o altre azioni di guerra presenti e passate.
Tutte le segnalazioni vanno effettuate all’indirizzo http://www.peacelink.it/mediawatch
Le organizzazioni che promuovono questa iniziativa si impegnano a raccogliere e produrre documenti, articoli, approfondimenti e riflessioni sul ruolo dell’informazione in tempo di guerra, per rendere un servizio a tutti coloro che vorranno leggere tra le righe della propaganda per cercare la verità nascosta dietro le regole dell”infotainment’ e dell’informazione spettacolo.
Il supposto tecnico per questa raccolta di segnalazioni e’ messo a disposizione dall’associazione PeaceLink, che vuole semplicemente offrire uno spazio aperto a tutti, un luogo comune di raccolta delle controinformazioni sulle ‘bufale’ giornalistiche e televisive. La commissione popolare di vigilanza sul sistema dei media non avrà un capo nè padroni. Il suo lavoro sarà costruito a partire dal libero contributo di tutti coloro che parteciperanno a questa iniziativa. Oggi più che mai i giornali e la televisione sono chiamati a rispondere del loro operato, e la lista delle cose di cui rendere conto verra’ costruita da ciascuno di noi.
Per informazioni: info@peacelink.it

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