Basta alle forniture di armi a Paesi che violano i diritti umani

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‘Sorvegliamo le vendite di armi: salviamo delle vite!’. Nei giorni in cui ne discute il Senato italiano, il coordinamento in difesa della Legge 185 lancia una campagna e un network europei, per una regolamentazione efficacie dei trasferimenti di armi. L’Unione europea deve dotarsi di strumenti tali da porre termine alle forniture di armi a Paesi che violano i diritti umani. La campagna ‘Contro i mercanti di armi – difendiamo la 185’ è stata lanciata contemporaneamente a Roma e Parigi dalla Coalizione europea, nata in questi giorni. Coalizione che riunisce una trentina di sigle e associazioni, da Amnesty International a Pax Christi, dalla Rete Lilliput ad Emergency fino alle Acli, al Social Forum ‘Basta guerra’, Nigrizia e Medici Senza Frontiere. ‘Nello stesso giorno in cui gli ispettori dell’Onu presentano il rapporto sugli armamenti dell’Iraq – hanno spiegato Tonio Dell’Olio, di Pax Christi, e Nicoletta Dentico, di Medici Senza Frontiere – vogliamo sottolineare il ruolo chiave di molte nazioni europee che negli ultimi 20 anni hanno garantito a Baghdad ingenti forniture militari’. E’ l’Unione Europea ad assicurare un quarto delle esportazioni mondiali di armi: Francia e Gran Bretagna si disputano la terza posizione dietro la Russia e gli Stati Uniti. Altri paesi, tra cui la Germania, la Spagna e l’Italia, occupano a loro volta una collocazione rilevante in questo commercio. Ovviamente i membri dell’Unione giustificano questa attività con il diritto di ogni Stato a provvedere alla propria difesa, sostenendo di rispettare regolamenti rigorosi, oltre ai criteri sanciti nel Codice di Condotta Europeo. Come spiegare che in questo modo continuano a rifornire di armi numerosi Paesi che non rispettano i diritti umani? Come possono non prendere neanche in minima considerazione le conseguenze che subiscono le popolazioni civili, inermi?
Ben oltre 639 milioni di armi leggere o di piccolo calibro circolano nel mondo. I trasferimenti di armi, inoltre, non si limitano alle vendite d’armi. Sono incluse le cessioni gratuite (donazioni), gli accordi di cooperazione ed assistenza in materia d’equipaggiamento, di personale, di formazione e di tecnologia, oltre al sostegno logistico e finanziario necessario ai trasferimenti stessi. L’obiettivo della campagna “Difendiamo la 185” è chiedere al presidente del Consiglio dell’Ue di promuovere un’azione in vista di una convenzione internazionale sugli intermediari, e di rafforzare i criteri del codice di condotta europeo sulle esportazioni di armi. Inoltre, far adottare una legislazione interna sulle attività degli intermediari.
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Dentico e Dell’Olio hanno fatto anche il punto sulla situazione dell’iter parlamentare del Ddl che riguarda la ratifica del Trattato di Fanborough. ”In Italia – ha spiegato Dell’Olio – il commercio delle armi e’ regolato dalla legge 185 del 1990, che ha garantito principi di trasparenza. Questa legge viene ora messa in crisi dall’accordo internazionale di Fanborough. Nel luglio del 2000 i rappresentanti di sei Paesi europei hanno sancito un accordo che consolida la produzione di armi attraverso il metodo della coproduzione. Perchè l’accordo possa entrare in vigore va ratificato dai due rami del Parlamento e questo governo, approfittando della ratifica, ha fatto in modo che andasse a modificare pesantemente la legislazione vigente. Dei 14 articoli che sono stati proposti per ratificare l’accordo di Fanborough, ben 9 vanno a modificare la legge 185”. Relatore della ratifica per l’accordo di Fanborough è stato il senatore Cesare Previti, fino al ’94 vicepresidente dell’Alenia, ‘dunque persona esperta del settore’.
La discussione in Senato e’ prevista per oggi. A questo proposito Dell’Olio ha annunciato un sit-in all’ ingresso del Senato, al quale dovrebbero partecipare anche don Luigi Ciotti e padre Alex Zanotelli. Il pacifista Dino Frisullo, infine, ha ricordato che e’ fissato per il 19 febbraio il processo contro 23 persone – tra cui Don Vitaliano e Francesco Caruso – accusate di una serie di reati ‘per aver organizzato nel ’99 a Benevento una occupazione simbolica della filiale Agusta nel quadro di una vertenza contro la vendita di elicotteri da guerra alla Turchia’.

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