14 novembre 2018

«Basta alle espulsioni di massa». In Italia violazioni continue del diritto d'asilo

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Luca Fazio da il manifesto

Gli altri, ogni tanto, ci guardano. E anche se la politica italiana è in tutt’altre faccende impantanata, non può passare sotto silenzio – almeno a livello internazionale – la deportazionein massa in uno stadio di decine e decine di persone, poi espulse senza le necessarie e doverose procedure di rito. E’ successo il 26 ottobre scorso a Catania quando 68 persone (tra cui 44 minori) sono state soccorse in mare e poi imprigionate in un impianto sportivo per 24 ore. Le autorità italiane avevano sostenuto che il loro fermo era necessario per svolgere le procedure di identificazione di ognuno, mentre il giorno dopo tutti gli immigrati sono stati caricati su un volo diretto al Cairo. Una mini deportazione in totale violazione del diritto d’asilo, purtroppo una pratica routinaria per il governo italiano.«Nella fretta di procedere alle espulsioni, le autorità italiane stanno ignorando le consuete procedure e gli standard internazionali per la protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo», ha detto il vicedirettore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International, John Dalhuisen. Un’amara constatazione cui ha fatto seguito una richiesta che sembra un ordine:«L’Italia deve porre immediatamente fine alle espulsioni sommarie di massa di cittadini stranieri».
Dire che l’appello è destinato a cadere nel vuoto forse non rende l’idea, basti pensare che proprio ieri Silvio Berlusconi ha voluto prolungare il summit di Bruxelles proprio per discutere di immigrazione, o meglio, per chiedere soldi all’Europa affinché l’Italia continui a fare il lavoro sporco con più agio e con meno problemi. «Quello dell’immigrazione – ha detto il capo del governo – non è un problema che riguarda solo l’Italia o la Grecia, perché poi i clandestini si spostano in tutta Europa e specialmente nel nord».
Se in questi termini si continua a discutere di immigrazione a livello europeo, chi troverà iltempo di rispondere ad Amnesty International quando chiede se le persone sbarcate martedì scorso a Catania «hanno avuto la possibilità di richiedere protezione internazionale»? L’associazione solleva una questione fondamentale che andrebbe letta come un banco di prova per le democrazie europee. Quella di Catania, ha proseguito John Dalhuisen, «è un’espulsione di massa che sembra essere stata condotta senza riguardo per il diritto delle persone di chiedere asilo e in violazione degli obblighi dell’Italia derivanti dal diritto e dagli standard internazionali in materia di rifugiati e di diritti umani». A tutte le persone soccorse in mare, «deve essere data la possibilità di chiedere asilo e le loro richieste devono essere valutate nell’ambito di un’equa e soddisfacente procedura». E possibilmente non da sequestrati in uno stadio. Tant’è che Amnesty International sottolinea anche lo straordinario trattamento che il governo italiano, a Catania, ha riservato ad organizzazioni come l’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu, Save the Children e la Croce Rossa Italia: «E’ stato negato l’accesso alle persone portate sulla terraferma, nonostante le ripetute richieste: è la prima volta dal 2005 che in Italia viene negato l’accesso all’Acnur dopo una richiesta ufficiale».
Dove porta questo approccio illegale delle politiche di contrasto dell’immigrazione? Disumanità e sofferenze procurate a parte, da nessuna parte se si considerano i recenti «successi» del governo Berlusconi. Nel corso del 2008, per esempio, in piena campagna securitaria, l’Italia ha espulso circa 18 mila persone, appena il 3% dell’immigrazione irregolare. Inoltre, gli arrivi dal mare rappresentano appena il 13% dell’immigrazione irregolare. Dare l’impressione di bloccare gli sbarchi, come sta facendo l’Italia violentando il diritto internazionale, è solo propaganda. Ma questo discorso non sarà di consolazione per i 68 migranti egiziani sequestrati in uno stadio.

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