21 settembre 2018

Baracche abusive e occupazioni, il bisogno di casa non trova risposta

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di Floriana Pagano

Quello che penso, mentre con il motorino attraverso la città per raggiungere Pietro all’Osmannoro, è che non è proprio giornata adatta per “visitare” un accampamento Rom. Piove e fa freddo. Non occorre certo un grande sforzo di immaginazione per intuire quale possa essere la situazione e la pioggia e il buio non aiutano.
Qui, sulla Via Pratese, terra di nessuno a due passi dalle migliaia di persone che ogni giorno circolano all’Ikea, attraverso un buco nel muro si entra in uno dei tre accampamenti della zona dell’Osmannoro: baracche di legno a cielo aperto, una attaccata all’altra, questo è l’accampamento: senza acqua, luce, riscaldamento, gas in mezzo a topi e rifiuti.
Pietro il campo lo conosce bene e ne conosce gli occupanti. Da mesi, insieme all’Assemblea Autoconvocata, tra i pochi soggetti che in città si muovono concretamente per trovare soluzioni a questioni trattate sempre più spesso in termini di ordine pubblico, si occupa della situazione dei circa 200 rom rumeni dell’Osmannoro.
Un impatto, quello con le baracche, forte anche per chi pensa di essere “preparato”. Ci sono uomini raccolti intorno ad un fuoco che ci accolgono e ci invitano a sedere. Tutti, uomini e donne, sono appena rientrati dalla giornata di lavoro che per i Rom, ma non solo per loro, significa vivere di “limosina”: l’elemosina.

Medici per i Diritti umani, un’associazione di solidarietà internazionale per la tutela del diritto alla salute, ha recentemente presentato un rapporto (scaricabile all’indirizzo http://www.mdmcentrosud.org/rapporto2007.pdf) sulla situazione di emergenza sanitaria e di mancato accesso alle cure per molti cittadini che vivono nelle zone critiche dell’area metropolitana fiorentina: dalla stazione di S. Maria Novella, agli accampamenti delle Piagge e dell’Osmannoro. Il dato più sconcertante è che su 400 persone incontrate o visitate, per la maggioranza cittadini comunitari, il 90% non ha mai avuto rapporti con le strutture sanitarie, malgrado ci sia un 8% di donne incinte e un 16% di minori.
La situazione peggiore è proprio quella dei campi abusivi dell’Osmannoro, dove vivono 150 persone, di cui 40 minori e 5 donne in stato di gravidanza. Una si avvicina per salutarmi; pensava avessi portato delle medicine. Nessuna assistenza sanitaria né sociale viene garantita a queste persone; eppure ci sono donne incinte, anziani e bambini anche molto piccoli.
Il sindaco di Sesto Fiorentino, sul cui territorio ricadono sia gli accampamenti dei Rom che la caserma Donati, da poco occupata, soffia sul fuoco dell’intolleranza e delle tensioni sociali. In una recente assemblea pubblica, tenutasi al circolo Arci “La Costituzione”, organizzata per parlare dell’occupazione della caserma Donati, il Sindaco Gianassi ha proposto ai cittadini sestesi una raccolta di firme per sgomberare quella che, dopo anni di abbandono, è diventata la precaria abitazione di circa 200 ex abitanti del Luzzi.
Persone che, con un accordo preciso preso il 16 ottobre scorso, come abbiamo anche scritto su questo giornale, avrebbero dovuto allontanarsi dal Luzzi per evitare che lo stabile venisse sgomberato. Per 70 persone si era impegnato a trovare una sistemazione l’Assessore Salvadori. Per gli altri, l’accordo tacitamente prevedeva che se ne facesse carico lo stesso Movimento di Lotta per la Casa. E così è stato con l’occupazione della Donati.
Ma, come al solito, la questione è complicata e ben lontani siamo ancora da una discussione seria e ampia su tali questioni. Si preferisce, come al solito, far finta di niente, salvo poi lanciare grida di allarme quando cittadini stranieri poveri occupano immobili abbandonati all’incuria e al degrado per anni, denunciando l’emergenza di turno che, mannaggia, è proprio li sul territorio che si amministra!
D’altronde chi si accorgerebbe mai che, a due passi da una via trafficata giorno e notte, alle spalle di un muro che recintava vecchie costruzioni, da anni si nascondono delle vere e proprie bidonville come quelle all’Osmannoro?
“La povertà non è criminalità”, scrivono gli occupanti della Caserma Donati; “l’acqua non si nega nemmeno nelle favelas”.

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