10 dicembre 2018

Autunno caldo per gli studenti…

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Sotto un sole quasi primaverile,
la decisione è presa: occupazione! La protesta nasce dal rischio che
l’Università venga privatizzata, come prevede la legge 133 che autorizza,
ma di fatto obbliga, visti i tagli, le Università a trasformarsi
in Fondazioni di diritto privato.
La situazione dell’Ateneo fiorentino sembra segnata, visto il buco
nel bilancio di oltre 30 milioni di euro. Questa disastrosa situazione
economica è stata creata, in gran parte, da una politica che ha preferito
privilegiare i professori già titolari della cattedra rispetto alle
nuove assunzioni, creando tra l’altro un enorme numero di precari.
I ragazzi evidenziano il fatto che con la privatizzazione l’Università
non sarebbe più libera: la ricerca scientifica sarebbe decisa dagli enti
privati che la finanziano, quella dell’area umanistica sparirebbe. I
gruppi studenteschi, che hanno attuato un blocco di esami e lezioni,
rivendicano il diritto agli studi universitari garantita a chiunque,
cercando l’appoggio di genitori, commercianti (che rispondono positivamente,
essendo la presenza di universitari motore dell’economia
fiorentina) e professori. Questi ultimi hanno appoggiato la protesta
concretamente con iniziative come lezioni in piazza, seminari sul
problema, o la “24 ore no-stop” promossa dal Collettivo di matematica,
cui hanno aderito 24 insegnanti che a ruota hanno fatto lezione
dalle 8 del lunedì alle 7 del giorno dopo. Qualcuno poi fa anche un
passo in più come, per esempio, a Giurisprudenza dove si elabora
una proposta di legge alternativa o a Scienze della Formazione dove
si studiano alternative pedagogiche a questa legge e alla 137, che ha
colpito la scuola primaria, difendendo così una professionalità che
rischia di diventare inutile.

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