Automatici ma sensibili

image_pdfimage_print

Distributori automatici con prodotti del commercio equo e solidale? E perché no? Alzi la mano chi non ha mai preso un caffè o una merendina ad un distributore automatico. Negli uffici, nelle scuole, nelle aziende, al cinema, nei supermercati: ovunque l’alternativa al lavoro umano sia la macchina e ci sia bisogno di bere o di mangiare, ce n’è uno. Però… sempre la solita minestra. Le solite stanche bevande, le solite stanche merendine. E, questioni di gusto a parte, sempre le solite multinazionali. Non c’è scelta. E chi vuole comprare qualcosa spinto dai fisiologici bisogni dell’attività umana si trova davanti l’angoscioso dilemma: mandare al diavolo tutti gli scrupoli etici e bersi una Cocacola? Aagh! No, la corrosiva bevanda no! Oppure l’acqua S. Benedetto? Gruppo Nestlè, ancora aagh! O mangiarsi un appiccicoso Mars? O un ipercalorico Bounty? Sempre della Nestlè!
A questi strazianti dubbi cerca di rispondere Claudio Soldaini, che con la sua ditta Equosolda – www.equosolda.it – gestisce distributori automatici “equi”, ovvero riforniti esclusivamente con prodotti del commercio equo e solidale.
“L’idea è nata circa due anni fa, per dare un’alternativa alle persone che usano i distributori automatici e allo stesso tempo promuovere i prodotti equi e l’idea che ci sta dietro. Abbiamo iniziato a installare le prime macchine verso settembre del 2004. I prezzi sono analoghi a quelli degli altri prodotti, anzi, identici per il caffè.”

E adesso quante macchine avete in gestione a Firenze? “In tutto otto distributori, posizionati in vari luoghi: il Centro Sociale alle Piagge, la bottega del Villaggio dei Popoli, un ufficio della regione, un negozio di articoli etici… inoltre alcune scuole si sono dimostrate molto interessate”.
Che atteggiamento c’è stato da parte delle istituzioni rispetto al progetto? “In genere positivo, molte hanno colto questa occasione per dare un valore sociale ad un gesto semplice come quello di bere un caffè”.
Quindi presto ci sarà un distributore equo e solidale almeno negli uffici di Comune, Regione e Provincia? “Le prospettive sono buone, chiaramente bisogna tener conto che altre gestioni sono presenti. Ma in realtà molte persone chiedono questa alternativa e ci sembra un diritto di tutti poter bere un caffè del commercio equo, oltretutto senza spendere di più”.

Questa iniziativa che tu stai conducendo nella zona di Firenze è unica o c’è una rete di coordinamento nazionale? “A Firenze sono l’unico, in Toscana ci sono altri che stanno facendo qualcosa di simile e così in altre città d’Italia. A livello nazionale stiamo cercando di collegarci con una rete. L’idea è quella di affidarci alle botteghe del mondo locali in modo da essere sicuri che i prodotti che finiscono nel distributore siano prodotti del commercio equo. Qui a Firenze ad esempio i prodotti provengono tutti dal Villaggio dei Popoli di via dei Pilastri.”

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *