Atleti in corsa per la pace

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Atleti per la pace. Una corsa di 24 ore non stop a staffetta intorno alla Camera dei Deputati per dire no alla guerra. Si moltiplicano le manifestazioni contro la decisione di Bush e compagnia di attaccare l’Iraq.
L’iniziativa ‘Ventiquattrore di corsa per la pace’, organizzata in questo fine settimana, è di un atleta romano, Pino Papaluca, che ha invitato tutti a partecipare, correndo anche per un solo giro o solo per supportare gli atleti che a turno porteranno la bandiera della pace. Papaluca ha spiegato che l’idea gli è venuta durante uno dei suoi tanti allenamenti, un modo diverso per chiedere al Parlamento italiano di pronunciarsi contro la guerra. Ma l’iniziativa vuole anche sensibilizzare l’opinione pubblica a manifestare la propria contrarietà, partecipando alla manifestazione che si terrà il prossimo 15 febbraio.
‘Forse qualcuno di voi, penserà tanto tutto questo e’ inutile, non servirà a niente, – ha detto – e la pace non ci sarà mai! Chi lo sa, forse e’ vero, forse (come si dice spesso), e’ solo una goccia in un immenso oceano. Ma ricordo le parole che mi disse il Papa, dal mio ritorno dalla Russia: il sole si riflette sia sull’oceano, che su una goccia d’acqua’.
La maratona intorno al palazzo di Montecitorio, è stata promossa dagli ‘Atleti per la pace’, e dalle associazioni Un ponte per… e Libera. Dalle 12 di ieri, a turno, oltre 100 atleti hanno corso a turno intorno al Parlamento portando la bandiera della pace ed indossando maglie con il logo ‘no alla guerra del petrolio’.
Il via alla corsa è stato dato da due classi di scuola media inferiore, poi appassionati podisti e cittadini comuni hanno seguito alternandosi anche durante la notte. Due atleti, con una temperatura che è scesa sotto lo zero, hanno percorso oltre 50 chilometri. La corsa, conclusasi alle ore 12 di oggi, domenica 2 febbraio, sarà ripetuta ogni anno.
Tutto questo accade mentre Ari Fleisher, portavoce della Casa Bianca, ha dichiarato alla stampa che l’Italia farà parte della ‘coalizione multilaterale’ che attaccherà l’Iraq. Intanto nel mondo le prese di posizione di capi di stato, le manifestazioni ed anche i sondaggi esprimono sempre più la contrarietà alla guerra. Ma non illudiamoci. Per certi versi la guerra in Iraq non si è mai fermata. Dal febbraio del 1991 è continuata fino ad oggi con un embargo disumano e con i bombardamenti nelle cosiddette “No fly zones”. Queste, mai decise da alcuna risoluzione O.N.U., sono dovute a decisione unilaterale statunitense e britannica “per difendere le popolazioni sciite a sud e quelle kurde a nord”. E’ rimasto qualcuno a difendere gli abitanti da questi bombardamenti? Decisamente no. E lo dimostrano le stime dell’Onu, secondo cui sono varie centinaia le vittime civili di tali incursioni.
Ma consideriamo anche i numeri dell’embargo, che certo non ha contribuito ad alcun miglioramento. Il tasso di mortalità infantile tra i bambini iracheni con meno di 5 anni (rapporto Unicef “The state of the World’s Children” – dicembre 2002) è aumentato in 13 anni del 166%. Nel 2001 sono morti 109.000 bambini di età inferiore ai 5 anni (cfr. rapporto Unicef).
Se invece si fosse verificato ogni anno, a partire dal 1991, un tasso di mortalità infantile costante pari a quello del 1990, secondo la stessa Unicef nel 2001 si sarebbero verificati 30.000 decessi. Il mondo civile ed economicamente avanzato dell’Occidente è riuscito a provocare la morte di 79.000 bambini che si sarebbe potuta evitare. E non sono stati presi in considerazione le cifre riguardanti i bambini sopra i 5 anni. E’ risaputo che il “primo” mondo è fondamentale per gli aiuti umanitari..

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