26 settembre 2018

Atene è sola. La nostra indifferenza per i vicini greci calpestati dall'UE

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Marco d’Eramo da il manifesto

«Praga è sola» titolò il manifesto 43 anni fa. E che dovremmo dire oggi di Atene? Almeno allora qualcuno esprimeva solidarietà nei confronti dei praghesi; altri protestavano contro i carri armati del Patto di Varsavia che avevano imposto i loro diktat, rimosso un governo scelto dal popolo, abrogato politiche democraticamente approvate, costretto i dirigenti che dissentivano ad adeguarsi alle linee politiche decise dagli «alleati».
In una parola, avevano «normalizzato» la Cecoslovacchia ma non le nostre coscienze.

Oggi invece non si sente alitare un refolo di solidarietà nei confronti dei greci ridotti al lastrico (oltre il 30% è ormai sotto la linea di povertà) e a frugare in massa, la notte, nei cassonetti dell’immondizia, come riporta la corrispondente del Guardian. Già da due anni gli hanno tagliato stipendi e pensioni, decurtato la sanità pubblica, inasprito le tasse, licenziato centinaia di migliaia di statali: e questo non solo una volta, ma a due, tre, quattro riprese, sempre sbandierando finanziamenti prossimi venturi mai pervenuti.
Come altro definire quella che Bonn, Parigi e i banchieri di Francoforte hanno lanciato contro la Grecia se non una Strafspedition («spedizione punitiva»)?

Tutti sanno che con questi salassi la Grecia non sarà mai in grado di ridurre il proprio debito e che farà default. Ma vogliono che fallisca solo dopo averle imposto lacrime, sangue, angherie, umiliazioni, morti inutili e senza senso (sì tutte le morti dei vecchi senza pensione e dei malati non curati). Non so a voi, ma a me l’Unione europea di oggi ricorda la Santa alleanza dell’800 che si esprimeva al suo meglio solo quando schiacciava i popoli sotto il tallone.
Le cancellerie però non fanno altro che la propria parte, compreso il sobrio governo Monti tutto teso a rassicurare Wall street. Ma è la società civile che si rivela incivile: nessuno fiata in favore dei nostri vicini greci.

Non apre bocca la destra la cui sensibilità sociale è pari a quella di un rinoceronte. Ma non frega niente a nessuno neanche a sinistra. Certo, non ce lo aspettiamo da Bersani, ma perché un politico attento come Nichi Vendola non sente il bisogno di fare una gita almeno a Patrasso (non dista molto da Bari) per esprimere solidarietà alle vittime del più cinico taglieggiamento di tutto un popolo mai visto nell’Unione europea?

Anche la sinistra lascia Atene sola. Ma a che livello di barbarie interiore siamo ridotti per essere sordi e ciechi di fronte a un destino che si compie a meno di 150 km dalle nostre coste e che è solo un piccolo assaggio di quel che toccherà anche a noi? Quel che succede è trattato da tutti come una catastrofe naturale. Anzi peggio: perché almeno per lo tsunami mandavamo maglioni e coperte. Qui niente.
Anzi. I nostri vicini greci sono trattati come appestati, come portatori di immunodeficenza economica. L’unico argomento di cui si sente parlare è «la possibilità del contagio» definito a seconda dei casi «improbabile» o «possibile»: senza renderci conto che non c’è cordone sanitario che tenga. Ma niente: come i fiorentini di ser Giovanni Boccaccio, anche noi crediamo di poter tenere lontano il «morbo» annusando fiori profumati nel mezzo della devastazione.

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