Ataf, nessun "giochino" Matteo Renzi. Privatizzare è vietato, grazie al Referendum

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di Riccardo Capucci

Un finto autobus in legno ha viaggiato tra la Fortezza da Basso e la stazione di Santa Maria Novella guidato da una decina di autisti della Rsu di Ataf con l’obiettivo di protestare contro la privatizzazione dell’azienda di trasporto pubblico voluta dal sindaco Matteo Renzi. Il ‘Piedi Bus’, come lo hanno battezzato gli autisti, era corredato di un finto manifesto pubblicitario di moda che ritraeva il sindaco Renzi e il presidente di Ataf Bonaccorsi come due fotomodelli con la scritta ‘Non svendere l’Ataf, Renzi Immagine Omino’.

Per i sindacati ”con il raggiungimento del quorum referendario, gli italiani hanno dimostrato la loro contrarietà a far gestire un servizio pubblico, come lo è anche il trasporto locale, ai privati. Il sindaco Renzi e gli altri sindaci proprietari delle quote Ataf, ne prendano atto. Renzi deve fermare il suo progetto”.

I lavoratori hanno inoltre spiegato che il sindaco Renzi ha chiesto convulsamente per tutta la giornata di ieri di scongiurare l’iniziativa con la promessa di un incontro. Ma a quanto pare alle promesse dei politici di professione in Italia ormai non crede più nessuno.

Per ottenere il risultato infatti la Rsu Ataf ha organizzato per oggi e domani uno sciopero bianco: gli autobus andranno a passo di lumaca, rispettando scupolosamente il codice della strada. Le ragioni sono sempre le stesse: l’assoluta contrarietà alla vendita di parte dell’azienda al privato. Finché il sindaco non recederà dalla sua stravagante idea di svendere un bene comune come il trasporto pubblico ai privati la protesta non potrà fermarsi.

Sempre oggi i consiglieri comunali Ornella De Zordo e Tommaso Grassi hanno dato il loro sostegno alla protesta dei lavoratori di Ataf. “Dopo l’esito del referendum sui servizi pubblici, oggetto del primo quesito, che a Firenze ha visto esprimersi in assoluto il 60% della popolazione contro la possibilità di far entrare i privati nella gestione di tutti i servizi pubblici, categoria a cui appartiene senza dubbio anche il trasporto pubblico locale, attendiamo fin da oggi le prime mosse in questa direzione. Adesso l’unica direzione che i Comuni soci di ATAF devono intraprendere è quella descritta negli accordi del 2006, la costituzione di una unica azienda della mobilità, e forti investimenti sulla rete come le linee flash, le corsie preferenziali, i parcheggi scambiatori e l’integrazione ferro-gomma. Lo stesso Sindaco Renzi ha scritto su Facebook che “… l’obiettivo di tutti, votanti e astenuti, deve essere accettare il risultato del referendum e non cercare di fare come in passato i giochini per far finta di nulla. I cittadini si sono espressi’ : ecco proprio per questo motivo oggi stesso il Sindaco pretendiamo che chieda la convocazione di un Consiglio d’Amministrazione straordinario di ATAF che metta la parola fine al percorso di privatizzazione della società – hanno concluso i due Consiglieri. Oppure ci dovremo aspettare dal Comune qualche ‘giochino’ per aggirare la chiara e indelebile espressione di voto da parte dei fiorentini?.”

0 Comments

  1. paolo

    Mamma mia.., torna la sinistra-sinistra del pubblico è bello, sempre e comunque. Poi, pazienza se il debito pubblico italiano esploderà.
    Incredibile come il centrosinistra alla fine degli anni ’90 fosse molto più riformista di oggi.
    Spero che abbiate il coraggio di pubblicare questo innocentissimo commento, grazie.

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  2. Carlo

    Peccato che tra i vostri lettori ci siano persone che ancora si confondono sul tema delle privatizzazioni. La sinistra “riformista” ha fatto in Italia, in Europa e nel mondo più danni della grandine. Avete presente Blair, Veltroni, Cardoso ecc.? Bene, ora anche Enrico Rossi ne prende le distanze e la rinnega come “sinistra all’acqua di rose”, rinnegando quel periodo (speriamo lo faccia con gli atti della sua giunta e non solo a parole).
    Detto questo pubblico “è bellissimo” quando si costruisce e si rafforza la democrazia con la fiscalità generale, con il contributo di tutti al bene comune.
    Altra cosa è il deficit pubblico, fatto di inutili grandi opere, corruzione, sprechi, privilegi, mancate riforme della pubblica amministrazione ecc… E’ proprio dalla fine degli anni Novanta, caro Paolo, subito dopo il risanamento di Prodi per entrare in Europa che dalemiani e berlsuconiani hanno fatto di questo Paese un disastro…

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  3. paolo

    Nessuna confusione sig. Carlo. Lei, con le sue parole su Enrico Rossi conferma quanto io avevo scritto sopra, e cioè che quel pallidissimo riformismo dei Ciampi e dei Bassanini (mettiamoci anche Bersani) del primo governo Prodi del ’96 è un ricordo.
    Ripeto: sta tornando la sinistra che vuole estendere la gestione pubblica e questo non è mai risultato efficiente ( non lo dico io, lo dice la storia economica ).
    Se giudichiamo Blair solo dal punto di vista economico, mi sembra indubitabile che abbia ridato slancio a una Gran Bretagna che non cresceva più e il problema dell’Italia è proprio la crescita, insieme al debito pubblico.
    Se non c’è crescita non si può nemmeno redistribuire il reddito, cosa cara alla sinistra. E se si gonfia il settore pubblico, tornando a gestire ad esempio tutti i servizi pubblici locali, voglio proprio vedere come si diminuisce il debito pubblico. Ah, già, aumentando le tasse sui redditi alti…, peccato che questo deprima ancor di più la crescita.

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  4. Carlo

    La battaglia continua a quanto pare. Ecco il livello del dibattito ai piani alti…
    lun 13 giu 2011

    ROMA (Reuters) – Dopo che i due referendum abrogativi sull’acqua hanno ottenuto oggi il quorum, con i “sì” oltre il 95%, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha annunciato un progetto del suo partito sulla gestione idrica, ma i referendari hanno già risposto che preferiscono la proposta di legge d’iniziativa che avevano depositato in Parlamento.

    “Siamo pronti a discutere la nostra proposta sull’acqua che non prevede la privatizzazione forzata…”, ha detto Bersani nel corso di una conferenza stampa.

    Ma per Luca Faenzi, portavoce del comitato, “l’unica legge da cui ripartire è quella di iniziativa popolare proposta dal forum dei movimenti per l’acqua”, come ha detto in un messaggio a Reuters, rispondendo a una domanda sulla dichiarazione di Bersani.

    Il Pd ha presentato nell’ottobre scorso, prima che i referendum fossero giudicati ammissibili, una proposta di legge che definisce “bene pubblico” non solo l’acqua ma anche i servizi idrici.

    Oltre a ribadire che “l’acqua è un bene comune dell’umanità” e che “tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal suolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa… inalienabile del demanio”, la proposta contiene la costituzione di una authority nazionale delle acque, la creazione di assemblee territoriali dei sindaci per definire obiettivi e investimenti, l’introduzione di una tariffa sociale per le famiglie meno abbienti.

    L’obiettivo, all’epoca, era quello di bypassare lo stesso referendum e superare il cosiddetto decreto Ronchi (diventato legge nel 2009), che però è stato abolito oggi con la consultazione, passata con un’affluenza del 57% circa degli elettori.

    Ma il comitato referendario “per l’acqua pubblica” non aveva gradito la proposta, spiegando che anche se migliorativa rispetto al decreto Ronchi, non avrebbe evitato la privatizzazione dei servizi.

    In particolare, il comitato contestava nel progetto il concetto di “remunerazione dell’attività industriale”, simile a quello oggi abolito di “remunerazione del capitale investito”.

    In un comunicato diffuso oggi, il comitato riconosce che “l’abrogazione del famigerato decreto Ronchi richiede una nuova normativa”, ma spiega che “dal 2007 è depositata in parlamento una legge d’iniziativa popolare, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua con oltre 400.000 firme: dev’essere immediata portata alla discussione ampia e partecipativa delle istituzioni e della società”.

    Nella nota, il comitato afferma anche che “l’abrogazione dei profitti dall’acqua richiede l’immediata riduzione delle tariffe pagate dai cittadini, nonché la convocazione, Ato (Ambito territoriale ottimale) per Ato, di assemblee territoriali che definiscano tempi e modi della ripubblicizzazione del servizio idrico in ogni territorio”.

    http://it.notizie.yahoo.com/acqua-pd-propone-sua-legge-ma-referendari-contrari-170020931.html

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  5. Carlo

    Lascio quest’altro articolo, dal Corriere di oggi, alla valutazione degli “esperti di storia economica”, Buona lettura.

    Sorpresa a Napoli, la gestione fa profitti
    di FULVIO BUFI
    C’ è una azienda idrica sulla quale il referendum non avrà alcun effetto. L’Arin, che distribuisce acqua potabile a un milione e 650 mila persone, tra napoletani e abitanti delle altre province campane, è sempre stata pubblica, e mai si è prospettata l’eventualità del ricorso ai privati. Non è l’unica, ma fa effetto accorgersi che in una città per altri versi molto indietro rispetto agli standard nazionali (vedi le continue emergenze spazzatura) c’è un esempio virtuoso di società pubblica che può essere tranquillamente preso come modello da sud a nord. Nel 1995 l’azienda idrica napoletana perdeva 250 miliardi di lire, oggi l’Arin— azienda speciale del Comune di Napoli e da dieci anni società per azioni — registra un positivo di quattro milioni di euro, pur essendo riuscita a contenere le tariffe (gli aumenti sono soltanto quelli stabiliti periodicamente dal Cipe) e a investire nel potenziamento della rete e degli impianti, ma anche in attività collaterali. L’opera più ambiziosa, che potrebbe essere portata a termine nel 2013, è il completamento del nuovo acquedotto del Serino, che prevede un investimento complessivo di 500 milioni di euro. Al momento ne mancano 67, che dovrebbero arrivare tramite il finanziamento richiesto attraverso la legge obiettivo. Costerà invece poco meno di 40 milioni di euro la riqualificazione della rete idrica cittadina, le cui opere sono state— e in parte dovranno ancora essere — finanziate attraverso i Boc emessi dal Comune di Napoli. In materia di energie alternative l’Arin ha fissato nel biennio 2010-2012 investimenti per 18 milioni e mezzo di euro per impianti fotovoltaici (di cui beneficeranno numerosi istituti scolastici) e impianti a biomasse. Un asilo, un impianto sportivo e gli orti urbani sono le opere sociali già completate o in via di completamento, mentre manca solo l’autorizzazione della Banca d’Italia (quella della Consob c’è già) per rendere operativa la Banca Più Napoli Est, istituto di credito cooperativo promosso da 1050 soci, prevalentemente dipendenti Arin, che erogherà mutui, finanziamenti per attività artigianali e crediti al consumo.

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    1. red

      Ringraziamo Carlo per gli articoli segnalati. Tuttavia preghiamo i lettori di postare commenti più brevi, per ragioni di leggibilità.

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