Ataf militarizzata. Controllori insieme alla Polizia per riscuotere 1 euro e 20 (che comunque non avranno)

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consigliera perUnaltracittà al Quartiere 5 ed esponente dei Cantieri Solidali, laboratorio politico della Comunità delle Piagge

La militarizzazione quotidiana delle forme e del linguaggio. Stamattina, all’altezza di Piazza Puccini, ennesimo blitz per controllo biglietti ai viaggiatori in salita e in discesa: un vero e proprio posto di blocco (accanto ai controllori c’erano almeno quattro poliziotti) con l’obiettivo di colpire sempre gli stessi. Nelle maglie dei controlli sono “caduti” una ragazza di colore e un ragazzo con il solito, pesantissimo saccone celeste con delle cose da vendere.

Ho protestato vigorosamente sia per l’allungamento del viaggio (siamo stati fermi 10 minuti, che sono tantissimi se si considera il pessimo servizio di Ata con tagli continui di corse e soppressione di linee e conseguente sovraffollamento delle vetture) sia per le modalità, un blitz in grande stile. Mi è stato risposto bruscamente di prendermela con chi viaggia senza biglietto.

Ma quanto costano queste operazioni? E, soprattutto, sono veramente necessarie per fare cassa e migliorare il servizio? Ultimamente succedono molto spesso, come si sente dai racconti degli utenti, Ataf si fa aiutare dalla Polizia Municipale (o di Stato, come stamattina) per condurre i controlli e scovare chi non paga un biglietto da un euro e venti, finendo per colpire sempre gli stessi: quelli che questo carissimo biglietto non se lo possono permettere e in barba agli esempi sempre più diffusi nel mondo di servizi pubblici gratuiti. In più l’eventuale straniero privo di documenti verrà identificato, recluso nei Centri di detenzione (CIE) ed espulso. E naturalmente non pagherà il biglietto, quindi nessun vantaggio per Ataf.

Può essere che questa città non si possa mai distinguere per decisioni prese a vantaggio degli ultimi? Può essere che l’unica risposta sia nello spirito di controllare a tutti i costi chi può essere più facilmente trovato in fallo? Dove può portare tutta questa smania di ispezioni, provvedimenti restrittivi, interventi in nome dell’ordine e della sicurezza e, come al solito, contro il degrado? Siamo sicuri che prendendosela con i più deboli, si risolvono tutti i problemi di una città che non fornisce ai cittadini delle risposte alternative, nemmeno in termini di servizi pubblici essenziali?

Stamattina non ho sentito un viaggiatore che approvasse quello che stava succedendo. Magari tutti pensavano che si stava perdendo tempo e si stava facendo tardi ma nessuno ha inveito contro i furbi che non fanno il biglietto o pronunciato frasi razziste, come qualche volta mi è capitato di sentire in passato: segno che la gente, di suo, non è né razzista né cattiva ma, spesso, solo esasperata e pronta ad imparare un linguaggio, anche del corpo, utilizzato da altri, guarda caso soprattutto da chi incarna l’autorità riconosciuta ed è, magari, in divisa.

Alle istituzioni un consiglio, siate più umane e guardate piuttosto come il servizio di trasporto pubblico viene gestito in altri paesi del mondo, anche molto vicini a noi (da un recente articolo del Corriere della Sera di Elmar Burchia).

“La città belga di Hasselt ha debuttato nel 1997. Poi sono arrivate Seattle, Portland, Calgary, Sydney, Melbourne. L’ ultima in ordine di tempo è Tallinn. Che è partita dal 1° gennaio 2013 dopo il sì tramite referendum popolare. Soddisfatto il primo cittadino, Edgar Savisaar: «Il voto dimostra chiaramente che gli abitanti di Tallinn sono disposti a pensare in modo diverso». «Tallinn è una città innovativa. È la prima capitale a compiere un passo così importante», ha spiegato il sindaco in tv. I viaggi gratuiti dovrebbero innanzitutto contribuire a decongestionare il traffico nella capitale del più piccolo dei tre stati Baltici, un imbottigliamento sull’area urbana diventato assai problematico per i pendolari nelle ore di punta. A beneficiare della novità saranno anche le famiglie a basso reddito.

LE ALTRE – Nel lontano 1997 ci provò anche Bologna ma l’azienda pubblica dei trasporti andò in rosso e ci fu un generale ripensamento che ancora oggi persa su una sclta di rincari a tutti i costi nelle maggiori città italiane. Molti anni dopo l’esperimento del capoluogo emiliano ci fu Hasselt, in Belgio. Nel 1997 l’allora sindaco, Steve Stevaert, aveva riconosciuto quanto gli ingorghi fossero un danno per la salute fisica e psichica dei pendolari ed aveva introdotto la libera circolazione di tram e bus per i 75 mila abitanti del capoluogo della provincia fiamminga del Limburgo, in Belgio. L’iniziativa è stata un vero successo, fanno sapere ora dal comune. «È aumentata la qualità dell’aria e diminuito il rumore. Oltre a ciò, «è aumentato il numero delle linee urbane ed è accresciuto in maniera sostanziale anche quello dei passeggeri». I costi vengono sostenuti da città e Provincia. Urbanisti e amministrazioni di diverse metropoli nel mondo sono nel frattempo persuase dal «modello belga»: autobus e treni circolano gratuitamente a Seattle e Portland, negli Usa. Ma anche nella metropoli canadese di Calgary e in quelle australiane di Sydney e Melbourne. Gratuito è il viaggio su tutti gli autobus per i residenti della cittadina spagnola di Torrevieja, così come per gli abitanti di Aubagne (Francia), o di Sheffield (Gran Bretagna).”

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