Aspettando il piano energetico

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Più di 520.000 tonnellate di carburante per trasporti (benzina, gasolio, gpl), 280 milioni di metri cubi di metano, 1 milione e mezzo di MWh di corrente elettrica: sono i consumi energetici della nostra città in un anno, illustrati durante il convegno “Il risparmio di energia a Firenze” promosso dall’Assessorato all’ambiente del Comune. L’incontro, per la verità non molto pubblicizzato e purtroppo poco partecipato, è stato comunque l’occasione per conoscere meglio l’attuale situazione energetica della città e alcune buone idee – dell’amministrazione e delle aziende partecipate – in parte realizzate o in via di attuazione.

Il consumo più rilevante in percentuale è quello legato al riscaldamento, anche a causa della grande diffusione degli impianti singoli, molto meno efficienti dei centralizzati. Segue il consumo di carburante per i veicoli e ultima l’elettricità. Tutti i relatori sono stati concordi nell’affermare che è fondamentale un intervento serio sull’edilizia, nuova ed esistente, per ridurre gli sprechi. A questo proposito è stato citata la ristrutturazione effettuata per le case popolari di via Rocca Tedalda, case progettate senza tener conto della dispersione termica e quindi fredde d’inverno e calde d’estate, dove è stato ricostruito un “cappotto” isolante e sono state poste delle protezioni sui tetti piani. Per Casa spa Vincenzo Esposito ha però ricordato l’annoso problema dei costi, portando l’esempio concreto di un edificio nuovo a Scandicci: 15 alloggi per cui si è scelta una soluzione ecoefficiente – caldaia centralizzata a condensazione, pannelli radianti, pannelli solari termici integrati al riscaldamento, ecc. – che però viene a costare, di impianto, più di 4 volte la soluzione tradizionale, mentre il prezzo sul mercato è vincolato per legge. È evidente quindi che il carico dell’investimento sul risparmio energetico, stimabile per questo edificio intorno al 36%, non può essere lasciato agli enti locali.
È importante d’altronde anche creare una cultura diffusa dell’uso consapevole dell’energia, come ha rilevato Giampiero Maracchi, professore di climatologia all’Università di Firenze, compiaciuto dell’aria appena tiepida del Salone dei Dugento: non importa avere 24 gradi in casa, basta mettersi una maglia in più, ha sostenuto. Giusto, ma è difficile convincere la gente ad abbassare il termostato a casa propria quando negli spazi pubblici (uffici, biblioteche, scuole, università) si sta spesso in camicia a gennaio (e col golfino a luglio!).
Ottima cosa dunque partire dai più piccoli, associando agli interventi effettuati nelle scuole lezioni e percorsi didattici sull’uso corretto dell’energia e sulle fonti rinnovabili. Sono 5 le scuole elementari i cui tetti ospitano pannelli fotovoltaici, presenti anche all’Iti Da Vinci, in due asili nido, nel centro sociale di piazza Dalla Costa e alla palazzina pluriservizi di Villa Vogel, ma purtroppo non nei nuovi poli universitari (Novoli e Sesto). Fiore all’occhiello di questa serie di interventi la scuola Marconi a Scandicci, tutta ristrutturata secondo criteri di sostenibilità e premiata dalla Regione per il risparmio energetico, l’uso di energia rinnovabile, la qualità delle emissioni e il risparmio delle risorse idriche.
Certo, non si può evitare di pensare che alcune delle innovazioni introdotte tanto nuove non sono, pensiamo al recupero delle acque piovane, o all’idea di riscaldare e illuminare alcuni locali solo quando si usano, la palestra, per esempio…
Idee semplici, quasi banali, fatte proprie anche da alcune aziende, finalmente, come Ataf: “regolatori di flusso” per l’illuminazione nei depositi, “Programmatori per l’accensione delle lampade” nelle officine, in base ai turni. Questi, sommati all’impianto fotovoltaico per il rifornimento dei bus a metano a Peretola, permettono in un anno un risparmio totale di più di 118.000 kwh e una riduzione delle emissioni di CO2 di 87.000 kg.
Idee semplici, abitudini tanto ovvie quanto dimenticate, come quella di spegnere la luce uscendo da una stanza, abitudini perse quando sembrava che l’energia non fosse un problema.

Eppure, ci ha ricordato Maracchi, la prima definizione di sviluppo sostenibile risale al 1987: in questi vent’anni la tendenza all’aumento dei consumi non si è arrestata, anzi, l’inquinamento cresce e le risorse si esauriscono. Cambiare strada è ancora possibile, è necessario, è urgente.

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