13 novembre 2018

Asor Rosa: «II mio ecomostro? Il tunnel Tav. È un progetto senza garanzie»

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«II mio ecomostro? Il tunnel Tav. È un progetto senza garanzie. Intervista ad Asor Rosa, presidente della Rete dei comitati
«II mio ecomostro? Il tunnel Tav. È  un progetto senza garanzie» La Rete dei comitati presto farà di nuovo sentire la sua voce. E da due no secchi usciranno altrettante proposte alternative. Secondo i comitati non è troppo tardi per rivedere alcune scelte fatte; anche se le opere in questione — il sottoattraversamento dell’Alta velocità e la stazione di Foster agli ex Macelli a Firenze; il Corridoio Tirrenico — sono già cantierizzate. Qualcosa però è cambiato rispetto al passato. La Regione sembra più disponibile al dialogo. E allora la Rete del presidente Alberto Asor Rosa si riunirà a breve a Firenze, non sarebbe una foto immaginaria».
Dal sindaco Renzi ai cittadini, c’è preoccupazione per l’impatto di questa opera. Comune e Regione hanno convocato Ferrovie: vogliono garanzie. Basterà?
«Fanno bene. E se non le dispiace nella lista delle preoccupazioni ci aggiungerei anche il Corridoio Tirrenico, le due opere sono quasi della stessa natura. Noi ci riserviamo il diritto di dimostrare, con gli argomenti tecnici più raffinati, che si tratta in ambedue i casi di opere inutilmente dispendiose e catastrofiche. Destinate a produrre sul territorio ferite non rimarginabili. Le garanzie esibite originariamente non si vedono. E le soluzioni alternative esistono, le illustreremo presto. Continueremo a insistere con la maggior fermezza possibile».
Eppure il nuovo tracciato del Corridoio Tirrenico è stato giudicato come un buon compromesso sia dalla Regione che, ad esempio, dal professor Settis. Diranno che siete degli intransigenti.
«Assolutamente non è vero. Questo è l’unico punto su cui non sono d’accordo con Settis. Ho l’impressione che gli siano sfuggite alcune cose, lo dico fraternamente. L’ultimo tracciato prevede, in particolare tra Tarquinia e Grosseto, un vero disastro ambientale. Non è questo il terreno del compromesso, ce ne sono altri. Presenteremo le nostre carte molto presto».
E sarete di nuovo accusati di essere il partito del no. Della cristallizzazione.
«Se i progetti sono sbagliati li ridiscuteremo fino alla morte. L’accusa che ci è stata spesso lanciata, non da questa amministrazione regionale ma da elementi della precedente, è di essere dei conservatori in bacheca. Non è così, perché l’idea che in Toscana ci possa essere sviluppo di tipo turistico, agricolo e come dice Rossi, di rinnovata natura produttiva, ci trova aperti e disponibili»
Ridiscutere sempre i progetti però, specie in Toscana, in questi anni ha prodotto solo una cosa: immobilismo. Non è un dato di fatto?
«Non siamo nati ieri. Ci rendiamo conto della difficoltà di rivedere decisioni di questa portata (mi riferisco al nodo fiorentino della Tav e alla Tirrenica) da parte dell’amministrazione regionale, che deve anche dimostrare una certa continuità con quella precedente visto che aveva più o meno lo stesso segno. Però, ripeto, ci sono soluzioni alternative, meno costose, più utili e meno catastrofiche. Aggiungo che l’appoggio sviscerato che il ministro Altero Matteoli porta alla Tirrenica mi sembra, nel quadro politico regionale toscano di cui ho parlato così bene recentemente, una stonatura che andrebbe sanata. E mi permetta di dire un’ultima cosa…»
Prego.
«Parliamo della pedonalizzazione di piazza Duomo a Firenze. La tramvia doveva passare ad alcuni metri di distanza dal Battistero. Il sindaco ha risolto la questione con un colpo di bacchetta magica: Renzi ha avuto il coraggio di cambiare ciò che altre amministrazioni giudicavano intoccabile. È stata la manifestazione più tangibile del fatto che il potere politico amministrativo, anche se locale, se vuole può prendere decisioni coraggiose. Spero che continui su questa linea, magari proprio con i il sottottraversamento».
Professore, proprio i Comuni però rischiano di restare intrappolati dall’esca degli oneri di urbanizzazione, da cui ormai dipendono i bilanci pubblici.
«Penso che la politica economica del governo vuole scaricare sulle periferie il peso della crisi. Questa è indubbiamente una difficoltà enorme per i Comuni. Ma l’idea che per sopravvivere si debba svendere il proprio patrimonio di famiglia è assolutamente sbagliata: è acconsentire al carattere perverso della manovra economica. Ai Comuni si può solo dire che devono cercare di resistere. E smettere di considerare il territorio come l’unica risorsa dalla quale tirare fuori la moneta».
Alessio Gaggioli

di Alessio Gaggioli, dal Corriere Fiorentino

«II mio ecomostro? Il tunnel Tav. È  un progetto senza garanzie» La Rete dei comitati presto farà di nuovo sentire la sua voce. E da due no secchi usciranno altrettante proposte alternative. Secondo i comitati non è troppo tardi per rivedere alcune scelte fatte; anche se le opere in questione — il sottoattraversamento dell’Alta velocità e la stazione di Foster agli ex Macelli a Firenze; il Corridoio Tirrenico — sono già cantierizzate. Qualcosa però è cambiato rispetto al passato. La Regione sembra più disponibile al dialogo. E allora la Rete del presidente Alberto Asor Rosa si riunirà a breve a Firenze, dopo l’ultima conferenza regionale dei primi del mese al circolo dell’Affratellamento. Come mai professore? «Perché si è sviluppato un dibattito sul futuro del paesaggio la cui intensità e ricchezza non mi pare che abbiano eguali nel passato. E credo che sarà produttivo di sviluppi».

Salvatore Settis e Olivero Toscani hanno invitato i cittadini alla fotodelazione degli ecomostri. Quale sarebbe il suo primo scatto?

«Il sottoattraversamento di Firenze. Sicuramente lo metterei in cima alla mia lista».

Ma ancora non c’è…

«Le simulazioni esistono già, non sarebbe una foto immaginaria».

Dal sindaco Renzi ai cittadini, c’è preoccupazione per l’impatto di questa opera. Comune e Regione hanno convocato Ferrovie: vogliono garanzie. Basterà?

«Fanno bene. E se non le dispiace nella lista delle preoccupazioni ci aggiungerei anche il Corridoio Tirrenico, le due opere sono quasi della stessa natura. Noi ci riserviamo il diritto di dimostrare, con gli argomenti tecnici più raffinati, che si tratta in ambedue i casi di opere inutilmente dispendiose e catastrofiche. Destinate a produrre sul territorio ferite non rimarginabili. Le garanzie esibite originariamente non si vedono. E le soluzioni alternative esistono, le illustreremo presto. Continueremo a insistere con la maggior fermezza possibile».

Eppure il nuovo tracciato del Corridoio Tirrenico è stato giudicato come un buon compromesso sia dalla Regione che, ad esempio, dal professor Settis. Diranno che siete degli intransigenti.

«Assolutamente non è vero. Questo è l’unico punto su cui non sono d’accordo con Settis. Ho l’impressione che gli siano sfuggite alcune cose, lo dico fraternamente. L’ultimo tracciato prevede, in particolare tra Tarquinia e Grosseto, un vero disastro ambientale. Non è questo il terreno del compromesso, ce ne sono altri. Presenteremo le nostre carte molto presto».

E sarete di nuovo accusati di essere il partito del no. Della cristallizzazione.

«Se i progetti sono sbagliati li ridiscuteremo fino alla morte. L’accusa che ci è stata spesso lanciata, non da questa amministrazione regionale ma da elementi della precedente, è di essere dei conservatori in bacheca. Non è così, perché l’idea che in Toscana ci possa essere sviluppo di tipo turistico, agricolo e come dice Rossi, di rinnovata natura produttiva, ci trova aperti e disponibili»

Ridiscutere sempre i progetti però, specie in Toscana, in questi anni ha prodotto solo una cosa: immobilismo. Non è un dato di fatto?

«Non siamo nati ieri. Ci rendiamo conto della difficoltà di rivedere decisioni di questa portata (mi riferisco al nodo fiorentino della Tav e alla Tirrenica) da parte dell’amministrazione regionale, che deve anche dimostrare una certa continuità con quella precedente visto che aveva più o meno lo stesso segno. Però, ripeto, ci sono soluzioni alternative, meno costose, più utili e meno catastrofiche. Aggiungo che l’appoggio sviscerato che il ministro Altero Matteoli porta alla Tirrenica mi sembra, nel quadro politico regionale toscano di cui ho parlato così bene recentemente, una stonatura che andrebbe sanata. E mi permetta di dire un’ultima cosa…»

Prego.

«Parliamo della pedonalizzazione di piazza Duomo a Firenze. La tramvia doveva passare ad alcuni metri di distanza dal Battistero. Il sindaco ha risolto la questione con un colpo di bacchetta magica: Renzi ha avuto il coraggio di cambiare ciò che altre amministrazioni giudicavano intoccabile. È stata la manifestazione più tangibile del fatto che il potere politico amministrativo, anche se locale, se vuole può prendere decisioni coraggiose. Spero che continui su questa linea, magari proprio con i il sottottraversamento».

Professore, proprio i Comuni però rischiano di restare intrappolati dall’esca degli oneri di urbanizzazione, da cui ormai dipendono i bilanci pubblici.

«Penso che la politica economica del governo vuole scaricare sulle periferie il peso della crisi. Questa è indubbiamente una difficoltà enorme per i Comuni. Ma l’idea che per sopravvivere si debba svendere il proprio patrimonio di famiglia è assolutamente sbagliata: è acconsentire al carattere perverso della manovra economica. Ai Comuni si può solo dire che devono cercare di resistere. E smettere di considerare il territorio come l’unica risorsa dalla quale tirare fuori la moneta».

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