24 settembre 2018

Asilo, una questione di civiltà

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”Diritto d’asilo, una questione di civiltà”, è la campagna nazionale presentata ad aprile da Amnesty International, ICS-Consorzio Italiano di Solidarietà e MSF-Medici Senza frontiere. All’origine della campagna, la grave lacuna legislativa dell’Italia in materia di diritto di asilo, riconosciuto come diritto fondamentale dalla stessa Costituzione italiana (art. 10), oltre che dalle convenzioni internazionali (art. 14, Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo).
Le tre organizzazioni promotrici hanno già evidenziato tale esigenza alla Commissione Affari Costituzionali, dove è in esame l’ormai famoso ddl Bossi-Fini. Lo stralcio di articoli definisce alcuni principi da cui una futura legge non potrà prescindere: non trattenimento dei richiedenti asilo; diritto di accesso alla procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato; l’indipendenza dell’organo preposto all’esame delle domande di asilo.
È strano che l’attuale governo, che tanto si adopera per allineare la legislazione italiana a quella europea (basti ricordare l’impegno per l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori), si sia dichiarato contrario a tale proposta. Infatti l’Italia è l’unica, tra i membri dell’Unione Europea, a non avere ancora una legge organica che dia attuazione al diritto di asilo.
Le domande di asilo presentate in Italia tra il 1999 e il 2000 sono diminuite del 46,1%, ma tra i 15 membri il nostro Paese è tra quelli che hanno ricevuto il numero maggiore di domande. Da qui l’urgenza di una legislazione chiara e organica, che oltre a rispettare diritti irrinunciabili, potrebbe aiutare l’Italia a crescere culturalmente e socialmente.
Sicuramente non basta una campagna del genere per scuotere il nostro paese: è necessario creare una “cultura” del diritto di asilo e dell’accoglienza. Per questo motivo, Amnesty, ICS e MSF si sono impegnate ad approfondire le cause che spingono i rifugiati ad abbandonare i paesi di origine. Un serio lavoro di sensibilizzazione va fatto anche per una nuova percezione dei rifugiati, etichettati come clandestini e considerati genericamente come “irregolari”, perdendo la propria storia e personalità. Solo in italiano esiste l’impropria distinzione tra ”profugo” e “rifugiato”, mentre nelle altre lingue la parola “profugo” è tradotta refugee, rèfugiè.
È assurdo che in un paese che si definisce democratico non vengano difesi i diritti umani di tutti gli individui, prescindendo dalla loro razza e nazionalità.
È assurdo che in un paese che si definisce civile non si voglia garantire il diritto di asilo ai rifugiati, dando loro la possibilità di ricostruirsi una nuova vita dignitosa.

Estratto dal sito www.dirittoasilo.it

(…) principi irrinunciabili: il non trattenimento dei richiedenti asilo; il diritto di accesso alla procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato; l’indipendenza e la competenza dell’organo preposto all’esame delle domande di asilo; la salvaguardia del principio di non-refoulement (non respingimento).
Amnesty International, ICS e MSF ribadiscono oggi con forza tali richieste al Governo, nonostante questo si sia dichiarato contrario allo stralcio degli articoli sul diritto di asilo (dal ddl Bossi-Fini, n.d.r.)
La campagna intende inoltre sensibilizzare sulle cause che inducono i rifugiati a fuggire dai loro paesi e facilitare la costruzione di una cultura dell’accoglienza in Italia. Sono previste iniziative culturali, sportive e scolastiche in molte città italiane con la collaborazione di associazioni, enti locali e di quanti vorranno sostenere la campagna sul proprio territorio. Tra le prime iniziative della campagna un appello sottoscritto da esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport e il lancio della raccolta di firme per la petizione popolare: obiettivo 100.000 firme per ottobre 2002.

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