"Arrabbiati e tristi, ma andiamo avanti". Primo giorno alle Piagge senza Alessandro. In 300 alla fiaccolata

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Primo giorno senza don Santoro alle Piagge la vita sembra uguale. “Siamo tristi e arrabbiati, però andiamo avanti”. La porta del centro sociale è aperta, all’ “isola del riuso” si aggiusta un televisore. L’amico Cristiano Lucchi: “Alessandro non è un leader carismatico, è uno di noi”

di Laura Montanari

La Fiaccolata in Piazza Duomo, oltre 300 persone intervenute
La Fiaccolata in Piazza Duomo, oltre 300 persone intervenute

Non c´è lui, c´è il resto del suo mondo che va avanti. Il vetro con la scritta «continueremo a camminare fuori dagli spazi protetti», le «navi» popolari delle Piagge ormeggiate sullo sfondo, le voci radicali di questa periferia che si fa sentire. Il primo giorno qui senza don Santoro è un lutto travestito da mattina e pomeriggio normale. Non crolla il mondo e non cambia l´orizzonte, si vedono le solite gru dove inizia la città, gli aerei che sfiorano i tetti delle case, i treni che corrono lungo i balconi dei palazzi.

La porta del centro sociale è aperta, all´«isola del riuso» stanno rianimando un vecchio televisore, nella serra allevano le piante, nel prefabbricato con le luci al neon sono già arrivati i bambini del doposcuola e fra meno di un´ora aprirà, lì davanti, la bottega dell´economia solidale, l´altro prefabbricato, stavolta tutto in legno che è una specie di baita catapultata nella pianura. Piagge, comunità di base. Mica si sono rassegnati a fare a meno del loro prete: in trecento ieri sera hanno riacceso le fiaccole sotto le finestre della curia, gridando al vescovo Betori di far tornare don Alessandro a casa, di revocarlo dall´esilio di Romena dove è stato messo in punizione per aver celebrato le nozze dello «scandalo» (quelle di Sandra Alvino, nata uomo e diventata donna anche per l´anagrafe).

Sandra ieri camminava inquieta avanti e indietro nel piazzale di sassolini davanti allo stanzone che la domenica diventa chiesa e dove all´ingresso c´è ancora l´ulivo con la data della cerimonia, 25 ottobre e un cartellino che sventola con gli auguri della comunità: «Bella pianta eh? Ma non so dove metterla, sai abitiamo in una casa popolare…» dice lei.
Via Pistoiese. Arriva Antonio, il professore in pensione che dà il suo tempo gratis ai ragazzi che vengono per i compiti. «Mi aiuti a fare il tema sulla tolleranza e sulla libertà?» chiede un ragazzino con il ciuffo alla Elvis. C´è Fabrizio, dell´associazione Il Muretto, che guida il doposcuola e il reinserimento sociale di chi ha delle strade da risalire: reduci di Sollicciano, gente finita fuori carreggiata per eroina, cocaina, disagi mentali, spericolatezze varie o frontali con la vita. Passano di qui senza divise, non li riconosci nemmeno.

Gianni invece è un operaio in pensione, non abita alle Piagge, ma frequenta il centro sociale per insegnare agli italiani e agli stranieri a leggere a scrivere. I corsi di alfabetizzazione per gli adulti o la scuola informale (quella che non rilascia attestati e che non ha in cattedra nessuno) sono due delle iniziative che la comunità porta avanti da anni in quest´altra città. «Ragazzi, servono volontari per la raccolta delle olive» è il messaggio lasciato domenica a fine messa. A Villore, collina di Vinci, nei campi della curia rimessi in sesto dalla comunità delle Piagge e dove i ragazzi del villaggio di don Santoro vanno a passare a turno le vacanze in estate, adesso è tempo di raccolta delle olive. «Fino a pochi giorni fa vendevamo i marroni presi nello stesso posto» raccontano Tiziana e Francesca. Francesca sulle Piagge ha scritto qualche anno fa un libro ripercorrendo la storia di questa negligente periferia di palazzoni e strade lunghe come binari dove le persone non si incontravano mai prima che don Alessandro ci andasse ad abitare nel 1994, in un microscopico monolocale. Il coraggio fa la differenza.

I due prefabbricati sono diventati il motore della comunità e i volontari e gli operatori sociali che da quelle stanze sono transitati, hanno lanciato il fondo etico, la finanza solidale, l´uso responsabile e critico del denaro, il consumo consapevole, L´Altracittà, il giornale che racconta gli esclusi, una casa editrice, hanno costruito una piazza, un mercatino (ogni sabato di fine mese), gruppi di acquisto equosolidale. Hanno creato una rete (o Re.te. come si chiama il progetto) per dare agli adolescenti delle Piagge una guida e vivere il quartiere: «Li portiamo per esempio a fare corsi di hip-hop o gli insegniamo a costruire cose dagli oggetti riciclati». Questa del riuso, di dare una seconda vita alle cose è un´attività che permette anche reinserimenti lavorativi così come il giardinaggio o la coltivazione degli orti.
Non c´è lui, ma tutto va avanti: «Abbiamo la forza per camminare – spiega Cristiano Lucchi, uno dei fondatori della comunità – Alessandro non è il nostro leader carismatico, è uno di noi. Quello che ci fa arrabbiare è il modo e il perché ci viene tolto, per aver sposato due persone che si amano da anni.

Alle Piagge però la comunità lavora senza interruzioni perché tutti i giorni c´è qualcuno che da quelle parti non sa come arrivare alla cena». Questo non significa che l´assenza di don Santoro non pesi. Si avverte, ti stringe: «Molte cose passavano da lui dal suo entusiasmo – spiega Chiara, una delle operatrici del doposcuola dei ragazzi – questa comunità ha tante teste e tante anime: c´è chi è religioso e chi non lo è per niente, eppure lavoriamo sempre insieme. Senza don Santoro è un dolore, ma il dolore spesso unisce». Lo pensa anche Antonio che monta e smonta i televisori nel laboratorio dove arrivano le cose sfinite, vecchi schermi, vecchi computer, radiosveglie anni Settanta, mercanzie eliminate dalle case a fine corsa.

«Qui ricicliamo quello che possiamo, riaggiustiamo le biciclette, cambiamo le valvole ai televisori per riaccenderli» spiega questo pensionato, ex lavoratore Telecom che si occupava di Adsl e di reti digitali e adesso ripara phon, lavatrici, elettrodomestici assortiti per pochi euro o per permettere alla comunità delle Piagge di rivenderli quando arriva il giorno del mercatino. «Ha chiamato Alessandro? L´hai sentito?». «Vieni alla fiaccolata? Ci vediamo dopo?» Ogni piaga ha bisogno del suo tempo per richiudersi, ammesso che il tempo basti.

[Fonte Repubblica]

0 Comments

  1. stefano de martin

    che male c’è a parlare di alessandro come di un leader carismatico? alessandro è uno sciamano che sa cogliere le vibrazioni delle persone (dell’ “umano” come direbbe lui), che trasforma e indirizza l’energia di un luogo. è un po’ speciale, ha seminato amore e rispetto per la fatica di molti individui, ha raccontato con metafore e parabole il percorso dell’emancipazione, si è messo in gioco prima e più di altri, in una periferia che non si aspetta molto dal proprio vicino. è generoso (direbbe don rossi) e di questo molti gli sono grati. è stato punito per queste sue qualità.

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  2. Gian Luca Garetti

    Il vescovo con l’esilio facile!
    oggi manda in esilio meditativo e psicoterapeutico un prete pedofilo della diocesi fiorentina, ieri tratta allo stesso modo il nostro Alessandro, alla stregua di un pedofilo! Mandiamo in esilio il vescovo! Ma chi si crede di essere? Siamo nel medioevo?

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  3. giacomo e adele

    Una domanda,se possiamo farla,tutto tace sulla stampa don santoro non fa più notizia ? tutto qui? ecco la conclusione di una annunciata profezia…..solo spot e televisione nulla a che vedere con don Milani ed altri profeti,inoltre sarebbe molto interessante scoprire cosa c’è dietro al caso santoro e delle piagge,cioè capire bene cosa gira intorno alle attività che don santoro ed i suoi collaboratori non vogliono lasciare la rappresentanza legale,ogni parroco quando lascia una parrocchia,lascia ogni firma al suo successore,perchè don santoro chiede di non lasciare le attività? non accuso nulla ma ciò pone delle domande soprattutto a chi si è fatto paladino della onestà e povertà contro le ricchezze dei palazzi!

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  4. Maurizio Sarcoli

    Il vescovo sappia che non potrà azzerare 15 anni di azione quotidiana e intensa con le sue mosse da gioco degli scacchi: noi non siamo sue pedine. il centro del significato della nostra presenza nel territorio è l’agire dopo aver ascoltato e riflettendo continuamente su cosa facciamo. Quante realtà a livello cittadino usano questa attenzione? Io spero molte, ma a livello di privato sociale (religioso o laico), di certo non a livello istituzionale (religioso o laico).
    maurizio Sarcoli, comunità delle Piagge

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  5. giacomo e adele

    caro maurizio,se puoi rispondi alle nostre domande,sai rispondendo ed evitando proclami forse potrester trovare appoggio da tutti ma non dicendo nulla molti, e siamo in molti pensiamo che non sia il vostro tutto oro ciò che fate luccicare ok? grazie.un pò di chiarezza senza accuse non è la logica del vangelo che dite di vivere? la verità del rapporto di don ale con il Vescovo non sarebbe meglio dirla? il fatto che si sa che don ale da tempo aveva detto d’essere stanco delle piagge e non per colpa di betori si può sapere?inoltre il perchè don ale non vuole rinunciare alla legale rappresentanza delle attività lì alle piagge,ogni parroco che ha fatto cose o comunità o anche attività quando lascia e va da altra parte non porta con sè il diritto di firma,cosa c’è dietro?mi appello a tutti i votri propclami di giustizia e contro le menzogne di palazzo,.be allora dite la verità…..s.francesco secondo voi era povero o no? eppure avete mai letto cosa pensava delle chiese di pietra e mattoni e come voleva che fossero? ok. attendiamo davvero delle risposte e non proclami sterili e perdonate fasulli,quelli basta berlusconi e compani non assomigliateli.

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  6. Rosa L.

    cari Giacomo e Adele, se volete sapere “cosa gira intorno” e “cosa c’è dietro”, potete venire alle Piagge e vedere con i vostri occhi, invece di insinuare stupidaggini.
    Il fatto che la stampa si stanchi delle notizie non ha nulla a che vedere col valore delle stesse. Nemmeno su Cristo si scrive più tanto.

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  7. Jacopo Menichetti

    cari giacomo e adele, il fatto che la stampa non parli più della vicenda, o meglio ne parli meno, non equivale automaticamente alla conclusione di niente. infatti la comunità di base delle piagge sta portando avanti tutte le sue attività come sempre. inoltre stiamo continuando a chiedere al vescovo un incontro e proseguiamo la manifestazione del nostro dissenso rispetto alla scelta di betori che riteniamo ingiusta e immotivata.
    infine, non posso che unirmi anche io a chi già vi chiede di fare un salto alle piagge: la porta del centro sociale è davvero sempre aperta per tutti.

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  8. Maurizio Sarcoli

    Cari Giacomo e Adele i vostri insulri alla mia persona e alla comunità (falsità ecc.) non fanno che convincermi della necesità di un’esperienza come quella che sto vivendo alle Piagge nella diocesi fiorentina e più in generale nel territorio di Firenze.
    Il problema.,dato che citate berlusconi, è proprio lo schiacciamento di tutti su una logica di contrasto nuovamente ideologico, ma basato su personalismi piuttosto che su idee contrapposte.
    Betori contro Ale? Ma fatemi il piacere! Il contrasto semmai è tra una visione una visione dogmatica e assolutista (la verità è una e l’abbiamo solo noi) contro sociale e inclusiva della chiesa.
    San Francesco è un esempio per molti, ma è vissuto qualche anno fa, seguendo comunque principi simili. La chiesa di mattoni è un feticcio da adorare o una mezzo per elevarsi? Dipende dal contesto: alle Piagge è un feticcio inutile, ci sono tante e tali questioni prima della chiesa che essa può rimanere un prefabbricato intanto che rispondiamo ai bisogni reali delle persone (materiali e spirituali).
    Le cariche sociali: è il colmo! Alesssandro è un cittadino italiano che ha diritto di associazione, nessun monarca può privarlo di questo diritto, le associazioni sono laiche e lui poi non è andato da nessuna parte: è sospeso, quando andrà in una nuova parrocchia ne riparliamo.
    Svegliatevi Giacomo e adele, siete talmente invischiati di berlusconismo che fate ragionare il vostro vescovo come un berlusconi qualsiasi, addio, Maurizio

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