14 novembre 2018

Armi chimiche dalla Siria alla Toscana? Ecco la nave con 600 tonnellate di pericolosi veleni

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ex inviato della Rai nei Balcani ed esperto di traffico di armi, sul destino delle armi chimiche siriane che transiteranno in un porto italiano prima della bonifica prevista nel Nord Europa.

Il ministro degli esteri Emma Bonino ha reso disponibile un porto italiano per l’operazione di trasbordo nel Mediterraneo delle oltre 600 tonnellate di veleni raccolte in circa 200 contenitori (alla fine produrranno circa 7,7 milioni di litri di acque tossiche di scarico). Nessuno sa ancora quale sarà questo porto e come intenderanno garantire la sicurezza delle popolazioni civili e dell’ecosistema.

Da toscani ci chiediamo anche se questa operazione avverrà o meno nella nostra regione, vista anche la tragica esperienza dell’Eurocargo Venezia che solo pochi anni fa ha disperso il suo carico tossico nel Santuario dei cetacei nel cuore dell’Arcipelago toscano (vedi sotto il video). Chi ne risponderà? Il Governo? La Regione? L’Arpat? Lo scopriremo solo nelle prossime settimane, sempre che l’operazione non resti ammantata dal segreto. Un pericolosissimo segreto per tutti noi.

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Nave mangiaveleni per le armi chimiche dalla Siria all’Italia, di Ennio Remondino

Le notizie vere sul destino dell’arsenale chimico siriano da distruggere in mare – dopo averle rese innocue, promettono e tutti speriamo – si arricchiscono di due dettagli, uno di non poco conto per noi italiani. Sarà l’Opac, l’Organizzazione per la distruzione delle armi chimiche a cui è stato affidato il compiuto di distruggere le armi chimiche dell’arsenale di Assad, a scegliere il porto italiano più adatto che ospiterà il transito dei container. Le navi che trasporteranno dalla Siria quei container contenenti la fine del mondo saranno scandinave. Tutto ciò in attesa che qui in Mediterraneo arrivi la nave statunitense attrezzata per la distruzione degli agenti chimici che rendono mortale quel carico. Il lavoro ‘sporco’ avverrà a bordo della “MV Cape Ray” che vedete nella foto in copertina.

Sulla nave, un impianto di ‘distruzione cellulare’ degli armamenti, un sistema che utilizza l’acqua per diluire le sostanze chimiche rispettando -dicono- i necessari standard di sicurezza. «Diluire», che vuol dire allungare con acqua, e poi? Dell’acqua contaminata che ricaviamo, che se ne fa? La ributtiamo in mare ad avvelenare mezzo Mediterraneo? I tecnici non rassicurano e si limitano a darci lezioni di chimica: “il processo si chiama idrolisi, una reazione chimica in cui le molecole vengono scisse in due o più parti producendo una reazione inversa alla condensazione. Il procedimento dovrebbe produrre circa 7,7 milioni di litri di acque di scarico imballati in 4mila contenitori, il cui livello di tossicità può essere paragonato a quello di comuni scarti industriali”.

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