Argentina, la repressione sui minori e sui lavoratori

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Nei giorni scorsi si si è svolta a Buenos Aires una giornata di riflessione promossa da varie organizzazioni di difesa dei diritti umani per denunciare la repressione nei confronti di minori di strada e lavoratori, spesso detenuti dalla polizia argentina.

Marcelino Altamirano, coordinatore della comunità d’accoglienza ‘Puente Afectivo’ ha commentato: ‘sollecitiamo l’attenzione di tutta la cittadinanza a prendere coscienza della realtà che vivono questi ragazzi; non possiamo rimanere indifferenti quando si calpestano i loro diritti’.

E’ un’esperienza che ha vissuto sulla propria pelle passando la sua adolescenza tra vari istituti: ‘vivo con 13 minori che hanno avuto problemi di droga e di delinquenza ma che oggi stanno frequentando la scuola e si dedicano alla vendita di cioccolato e di dolci artigianali’.

Andrea Pochak, direttrice dell’area giuridica del Centro Studi Legali e Sociali CELS – una delle organizzazioni che ha manifestato il suo dissenso contro il governatore Roberto Raul Iglesias per le recenti azioni della polizia che hanno sbattuto in carcere molti minori di strada e lavoratori, ha sottolineato la mancanza di politiche sociali in favore dei bambini poveri: ‘le soluzioni non saranno mai definitive se si ricorre a mezzi repressivi per questioni che invece devono essere risolte con politiche sociali integrali’, ha sostenuto l’avvocata.

Negli ultimi anni la quantità di minori che vivono in strada o che vendono varie mercanzie in strada è aumentata vertiginosamente, come hanno segnalato gli indicatori della povertà e dell’indigenza nel paese argentino simbolo del fallimento degli aggiustamenti strutturali e delle politiche neoliberiste imposte dal Fondo Monetario Internazionale.

Gli ultimi dati riferiti all’ottobre 2002 nella regione della Grande Mendoza documentano che il 48.8% delle famiglie sono povere e il 21.6% è indigente.

Sia il Centro Studi Legali e Sociali CELS che Amnesty International hanno contestato le dichiarazioni del sottosegretario delle relazioni della comunità del Ministro di Giustizia Gabriel Conte che garantivano il rispetto delle convenzioni internazionali, argomentando che non si può permettere di privare la libertà dei minori per il solo fatto che stanno lavorando in strada o mendicando. ‘Lo Stato, con l’argomento di tutelare e proteggere i minori dallo sfruttamento, violenta costantemente i loro diritti’.

La sociologa Silvia Guemureman, esperta di problematiche sociali infanto-giovanili, analizza che ‘le autorità parlano di protezione dei bambini, però si tratta di un inganno per coprire pratiche repressive; nel discorso dei funzionari si maschera il modello della protezione con il modello della sicurezza’. Questa tendenza è denominata dagli esperti ‘dottrina della situazione irregolare’ e si contrappone al ‘Paradigma della protezione integrale’ in cui si ascrive la Convenzione Internazionale dei Diritti del Bambino CIDB; infatti proprio nell’ottobre scorso il Comitato dei diritti del bambino delle Nazioni Unite ha raccomandato all’Argentina di verificare la legislazione nazionale in accordo con la CIDB.

Come ha segnalato il recente rapporto mondiale sulla situazione dell’infanzia diffuso dall’UNICEF, la Convenzione Internazionale dei Diritti del Bambino va promossa e concretizzata anche attraverso la piena partecipazione dei bambini, riconoscendo il valore della loro soggettività.

In questa direzione si impegnano varie organizzazioni di base in Argentina anche nella promozione del protagonismo dei bambini e adolescenti lavoratori, appoggiando percorsi di cittadinanza, di micro-imprenditorialità.

Per esempio a Cordoba è attiva la Rete dei diritti dei bambini e degli adolescenti ‘Buhito’ (che nel 1997 ha organizzato il 4° incontro latinoamericano del movimento di bambini e adolescenti lavoratori MOLACNATs); sempre a Cordoba c’è l’organizzazione ‘La Luciernaga’, che edita e vende questo giornale scritto direttamente dai minori lavoratori e sta replicando quest’esperienza di piccoli giornalisti di strada in 11 città a livello nazionale.

A Buenos Aires l’associazione SES – Sustentabilidad Educacion Solidaridad accompagna vari gruppi di minori e giovani ‘a rischio’ attraverso laboratori di formazione alla micro-impresa e di educazione popolare.

In seguito all’arresto di 30 bambini e adolescenti lavoratori nelle strade di Mendoza il 30 gennaio scorso Alejandra Garcia Morillo del Centro di Resiliencia Mar de la Plata – CEREMAR (lavora con minori che riciclano l’immondizia) ha segnalato all’opinione internazionale questa ennesima violazione dei diritti dei bambini e adolescenti lavoratori di strada in Argentina:

’30 piccoli lavoratori sono stati incarcerati dalla polizia che li ha lasciati al buio varie ore. Una delle bambine ha dichiarato alla stampa che, mentre veniva ingiustamente arrestata un poliziotto le ha detto che ‘i poveri danno una brutta vista al turismo’.

Pochi giorni fa il Movimento Latinoamericano dei NATs (bambini e adolescenti lavoratori nell’acronimo spagnolo) organizzati nel MOLACNATs ha diffuso un comunicato stampa in merito: ‘queste violazioni dei diritti dei bambini sono un chiara dimostrazione che esistono molte persone e istituzioni che non capiscono che il lavoro dei bambini/e è una lotta congiunta realizzata insieme alle loro famiglie per sopravvivere, in un contesto di miseria causato dal sistema neoliberale che provoca esclusione, morte e una crisi profonda contro il quale tutto il popolo sta lottando.

Questo sistema prima di ricercare le soluzioni di fondo per attaccare la povertà, colpisce invece i bambini e adolescenti che stanno lottando per mangiare, per studiare e per formarsi attraverso il lavoro. E’ giusto riconoscere che attraverso il lavoro, il bambino/a evita di andare a rubare, evita la prostituzione e la droga. Grazie alle entrate quotidiane può andare a scuola e cerca di sopravvivere di fronte a una situazione di ingiustizia strutturale e di esclusione sociale’.

I delegati del MOLACNATs Pura Zayas, 15 anni, e Celso Antonio, 16 anni, concludono:’ noi crediamo che invece di castigare in questo modo inumano, trattando da delinquenti i NATs che lavorano, bisogna valorizzarli e proteggerli visto che il lavoro di questi bambini e adolescenti è un esempio di onestà, di lotta, di amore per la vita, di solidarietà con la famiglia per costruire insieme un mondo migliore, più giusto e più degno’.

[Cristiano Morsolin – Giornalista militante ed educatore di strada]

*Cristiano Morsolin, giornalista militante, educatore di strada, operatore di rete internazionale, recentemente rientrato in Italia dopo un anno di condivisione con i ragazzi/e lavoratori organizzati nei Movimenti NATs dell’America Latina; dopo varie esperienze a Vicenza, a Palermo, a Roma, a Rio de Janeiro e a Salvador do Bahia (Brasile), a Ibarra e Quito (Ecuador), a Lima (Perù), attualmente lavora nell’ Ong ASPEm (Associazione Solidarietà Paesi Emergenti) a Cantù (CO), è socio dell’Associazione ‘Nats’ con sede a Bologna; è tra i fondatori di SELVAS, Osservatorio Indipendente sulla regione andina.

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