11 dicembre 2018

Appuntamento con la democrazia: perché votare il 12 giugno

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Alessandro Bezzi per l’Altracittà

Iniziamo, con questo articolo, un’introduzione al referendum del 12 giugno: proveremo a presentare brevemente i quesiti referendari su acqua, nucleare e sul legittimo impedimento. Dopo questo articolo introduttivo, pubblicheremo ogni settimana un articolo per ognuno dei 4 quesiti referendari: spiegheremo il contesto in cui si collocano e il quadro normativo sul quale potrebbero intervenire, dimostrando come l’appuntamento di giugno sia un passaggio cruciale per la difesa dei beni comuni e della stessa democrazia in Italia.

Il 12 giugno tutti i cittadini con diritto di voto avranno la possibilità (ed il dovere civico)  di esprimersi su quattro quesiti referendari, che riguardano “l’acqua pubblica”, la possibilità di costruire centrali nucleari in Italia e l’eventuale abrogazione del legittimo impedimento. Perché il risultato del referendum sia valido, è necessario superare il quorum del 50% +1 degli aventi diritto al voto: in tempi di crisi della rappresentanza, il rischio di non raggiungere il quorum è l’ostacolo più evidente, che ha invalidato ogni risultato referendario negli ultimi 16 anni. La scelta del Ministro dell’Interno di tenere il referendum nell’ultima domenica disponibile (la legge prevede che le elezioni si tengano tra il 15 aprile ed il 15 giugno), evitando la concomitanza con le elezioni amministrative ha dimostrato la precisa volontà del governo di non promuovere – ed anzi voler ostacolare – la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali che li riguardano. Vista la situazione, e la pressoché bipartisan volontà politica di non discutere dei quesiti, è quindi necessario un lavoro di sensibilizzazione e informazione che parta dal basso e coinvolga l’intera società civile.

Vogliamo quindi provare ad offrire una rapida presentazione dei quesiti referendari e del contesto nel quale vanno inseriti, a partire dai primi due quesiti che riguardano la gestione delle risorse idriche. Anzitutto, siamo in una fase di drastica accelerazione di un processo di privatizzazione dei beni comuni, che in tempi di crisi stanno diventando un mercato quanto mai appetibile. A livello culturale, potremmo dire che si sta trasformando la percezione di quelli che sono beni collettivi e servizi pubblici (acqua e beni comuni, ma anche istruzione, sanità etc. ) in bisogni individuali, per i quali diventa quindi “giustificato” esigere un esborso economico.

L’acqua è un esempio paradigmatico di questa situazione: la sua domanda è rigida, cioè tutti ne hanno un bisogno reale, e non risente della volatilità dei mercati. Tutti continueremo a consumarla, a qualsiasi condizione. Per questo già dal 1994 è iniziato un processo di progressiva privatizzazione della sua gestione, culminato con il decreto Ronchi del 2008: la drastica accelerazione nella espropriazione dell’acqua ha però avuto, come effetto positivo, un’inaspettata reazione della società civile. Il milione e mezzo di firme raggiunte per ognuno dei tre quesiti referendari sottoposti alla Corte ha dimostrato un’incredibile sensibilità sull’argomento “beni comuni”: molti hanno capito che la “battaglia sull’acqua” è diventata uno spartiacque fondamentale per riappropriarsi dei beni comuni. Bloccando il processo di privatizzazione si potrebbe avviare un risveglio delle coscienze e tornare ad occuparci di ciò che riguarda la collettività: i beni e le decisioni pubbliche.

Il nucleare è l’argomento oggetto del III quesito: già un referendum nel 1987 aveva chiaramente dimostrato come gli italiani fossero contrari al nucleare come forma di approvvigionamento energetico, ritenendolo non abbastanza sicuro. Oggi come allora, l’impatto emotivo di un’enorme tragedia (Chernobyl 1986, Fukushima oggi) è fortissimo e sembra aver risvegliato dal torpore alcuni antinuclearisti dell’ultima ora: ma molti avevano già ben chiari i problemi circa la sicurezza, lo smaltimento delle scorie e l’effettiva utilità del nucleare, in tempi in cui in molti Stati si sta procedendo ad uno smantellamento delle centrali. Forse anche in Italia dovremmo iniziare a prestare più attenzione a fonti di energia rinnovabili: più sicure, economiche e durevoli.

Il legittimo impedimento è l’ultimo dei quattro quesiti: proposto dall’Italia dei Valori (colpevole secondo molti di aver strumentalizzato e fatto propria la battaglia sull’acqua), mira ad abrogare la legge 51/2010, che prevede la possibilità di “congelare”i processi in corso per il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri stessi. Inutile dire che la norma, ancora una volta, è sembrata una legge ad personam volta a tutelare gli interessi particolari di Silvio Berlusconi dopo che la Corte Costituzionale aveva dichiarato l’incostituzionalità del c.d. “Lodo Alfano”.

Nelle prossime settimane analizzeremo in maniera più precisa i quattro quesiti, il contesto in cui si inseriscono e le eventuali conseguenze che potrebbe avere la vittoria del Sì ai referendum.

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