Appello dei cattolici fiorentini: "Betori, don Alessandro sia restituito alla pienezza del suo ministero"

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Appello a Betori, firmano in 300:  Il giudizio: “Ha anteposto alla disciplina ecclesiastica il rapporto con le persone vive e concrete”

di Maria Cristina Carratù

Il caso don Santoro sia colto dalla Chiesa come un´occasione per riflettere su alcuni grandi problemi etici di oggi, e non per ripetere provvedimenti punitivi che già in passato hanno colpito persone poi riconosciute portatrici di un autentico messaggio evangelico. L´esperienza della comunità delle Piagge venga perciò «confermata come una ricchezza per tutta la Chiesa fiorentina e per la città di Firenze» e don Alessandro «riconsegnato alla pienezza del suo ministero».

Lo chiede, in un documento appena inviato all´arcivescovo, il gruppo di oltre trecento cattolici di varia estrazione e provenienza che già nel 2007 aveva indirizzato una lettera alla Chiesa fiorentina per invitare le gerarchie a una maggiore apertura alle problematiche della contemporaneità. Santoro, si riconosce, «ha anteposto alla disciplina ecclesiastica il rapporto con le persone vive e concrete», ma questa scelta «non tocca gli aspetti centrali ed essenziali della fede cristiana e cattolica», bensì, appunto, «tematiche particolari di disciplina ecclesiale». Mentre il no della Chiesa al matrimonio, dovuto al «mancato riconoscimento del percorso biografico, delle trasformazioni del corpo e della identità di una persona», ripropone più in generale «il tema irrisolto di una concezione estrema (fisicista e quasi sacrale) della natura, che condanna le persone ad una condizione e ad un destino senza accoglierle con la loro storia, fino alla negazione di fondamentali diritti umani». Conclusione: «Forse di questo sarebbe necessario discutere apertamente nella nostra Chiesa, senza semplificazioni e in atteggiamento di vero reciproco ascolto».

Intanto ieri sera, presidio-fiaccolata della comunità di base delle Piagge di fronte alla sede dell´arcivescovado fiorentino in solidarietà con don Santoro. I manifestanti (c´era anche Paul Ginsborg), alcuni avevano in mano torce e candele. Erano circa in trecento: su uno striscione la scritta «Don Santoro deve restare». «Ci siamo autoconvocati – ha detto Maurizio Sarcoli, tra i partecipanti del digiuno-staffetta cominciato lo scorso martedì – perché vogliamo che don Santoro riprenda il suo posto di guida spirituale della nostra comunità».

[Fonte Repubblica]

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